martedì 15 giugno 2021

PROGETTO CHIUDERE I MATTATOI




di Franco Libero Manco

“Bisogna chiudere i mattatoi, a costo di un terremoto economico planetario” (Voltaire)

Uno slogan, una speranza, un’utopia. Tutte le grandi innovazioni nascono nell’utopia. Nessuno di noi  si illude perché tutto dipende dell’evoluzione civile, morale e spirituale di un popolo. Sappiamo che la nostra battaglia è impari e disperata. Noi lottiamo con le fionde contro i carrarmati. Ma sappiamo che anche un carrarmato è vulnerabile e che se agiremo concordi e determinati vinceremo la nostra battaglia.

Sappiamo benissimo che forse solo i figli dei nostri figli vedranno l’alba di un’umanità migliore, finalmente libera dalla violenza, dalle ingiustizie, dalle malattie, dal dolore. Siamo certi che questo accadrà, perché è nell’ordine naturale delle cose.

Noi siamo gli “anticorpi” dell’Organismo Terra, per questo stiamo ponendo a dimora il seme della chiusura definitiva dei mattatoi. Il percorso sarà lungo ed insidioso ma alla fine l’amore, la civiltà, la giustizia prevarranno, inevitabilmente: perché il futuro appartiene a chi difende la Vita.

Io sono sicuro che non passeranno molte generazioni e nei luoghi dove ora sorgono i mattatoi vi sarà una stele commemorativa, a perenne ricordo del lato più oscuro della storia e della coscienza umana, su cui, probabilmente, sarà scritto:

“In questo luogo, ad imperitura vergogna del genere umano, milioni di animali muti, indifesi ed innocenti vennero sistematicamente massacrati per essere divorati dagli umani. In questo luogo di spavento e di dolore sono stati versati fiumi di sangue, non per odio, non per vendetta ma per il semplice piacere gastronomico. In questo luogo hanno sofferto il terrore della morte e l’agonia non mostri sanguinari, feroci predatori ma miti e servizievoli nostri compagni di viaggio. In questo luogo fu negata la fratellanza biologica universale, fu disprezzata la vita e la sofferenza, fu calpestata la pietà, fu ucciso il rimorso, derisa la compassione, schernito l’amore. In questo luogo di orrore e di barbarie, in questo campo di perenne sterminio, in questa fucina di crudeltà e di insensibilità, in questo luogo trionfò a lungo non la civiltà ma l’arroganza più vile e regressiva, non l’amore ma l’egoismo più impietoso e distruttivo, non la giustizia ma l’ignoranza e la morte”.

In questa fase del progetto occorre:

– considerare i mattatoi come simbolo della battaglia animalista per spingere le varie associazioni e movimenti ad impegnarsi in modo prioritario nel raggiungimento di questo obiettivo;

– organizzare programmi di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica mediante volantinaggi, tavoli di informazione, conferenze e quant’altro utile allo scopo a dimostrare l’ingiustizia e gli orrori della cultura dei mattatoi e dell’alimentazione carnea;

– raccogliere suggerimenti su come mettere in atto programmi intesi a suscitare nella gente il giusto e naturale disgusto per la carne;

raccogliere adesioni alla campagna di personaggi del mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, dell’arte.

– organizzare manifestazioni di protesta davanti ai mattatoi con l’invito agli addetti alla macellazione a cercare lavori alternativi;

– proposta di erigere un monumento a tutti gli animali brutalizzati dall’uomo nei mattatoi e non.

– lanciare la proposta provocatoria in modo che ognuno che mangia la carne debba dover uccidere   con le proprie mani l’animale che intende divorare, oppure proporre visite guidate ai mattatoi dove ognuno può rendersi conto da dove viene la sua bistecca.

Ultima ed importante considerazione.

Dagli ultimi dati risulta che in Italia vi siano circa 5 milioni di vegetariani. Ma considerando che nelle case degli italiani vi sono circa 30 milioni di animali domestici è lecito supporre che coloro che amano gli animali possano essere almeno 10 milioni:  un esercito di persone potenzialmente vegane.

Occorre dunque fare in modo che tutti gli animalisti diventino vegani.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante animale e cibo

IO SONO…”VERITÀ” 🌱💚

Abbiamo bisogno di voi,fratellini umani dal cuore ancora”vivo”.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto.
Noi siamo quei corpi pazzi di terrore che nessuno sente e nessuno vede.
Noi siamo quelle ombre che vi passano accanto sulle strade del mondo…ogni giorno,ogni notte.
Noi siamo quelle gole sgozzate a miliardi nei macelli.
Noi siamo quelli a cui strappano la pelle in vivo per farne vestiti.
Noi siamo nelle corride,nei circhi,negli zoo e nelle sagre di paese,a subire ogni sorta di umiliazione,a impazzire di dolore,a piangere sangue.
Noi siamo negli stabulari della vivisezione,avvelenati,intossicati,accecati,bruciati vivi.
Siamo lì,in quell’inferno,a morire poco a poco. Pezzo dopo pezzo…e con gli occhi “spalancati”.
Noi siamo l’obiettivo dei fucili di chi ci caccia in tana e nelle selve.
Noi siamo la popolazione del mare e del cielo che non sa più dove fuggire per evitare una morte atroce.
Noi siamo quelli che si strappano a morsi le zampe incagliate nelle trappole.
Noi siamo i delfini,gli elefanti e le balene che stanno per scomparire.
Noi siamo quelli che gli scoppia il cuore dalla fatica.
Quelli delle “botticelle”e quelli dei campi. Quelli che,in ogni parte del mondo,trovano la morte nei lavori forzati.
Noi siamo la disperazione,il pianto inascoltato,le urla nel vento,il dolore estremo degli “ectoplasmi”…animali.
Noi siamo la morte muta,silenziosa,che quasi nessuno vede.
Che quasi nessuno…sente.
Noi siamo il vostro CIBO..con gli “occhi da bambini”.
Noi vi imploriamo..AIUTO.
Tocca a voi,”fratelli”.
Tocca a voi.
A voi che ci sentite…”dentro”.
A voi che,guardandovi allo specchio,vedete i nostri occhi che “piangono sangue”.
A voi a cui miracolosamente ancora giungono le nostre urla.
A voi che avvertite il nostro dolore e la nostra morte nella “vostra vita”.
A voi che vi sembra di impazzire per la sorte orrenda a cui ci hanno condannato i “padroni del mondo”.
A voi che non ci mangiate…voglio dire.. “NON BASTA”.
NON BASTA NON MANGIARCI.
Guardate bene il mio musino…fissate i miei “occhietti da bimbo”.
Io sono il Loro ambasciatore…io sono la Loro Voce.
Io sono…VERITÀ,il “messaggio silenzioso della NATURA”.
Parlo al cuore più che alla mente di voi animali umani.
Non basta non mangiarci…credetemi.
Vi toccherà prendere posizione contro il Sistema mondiale della morte.
Della morte “fisica e psichica” di entrambi.
Vi toccherà aprirle quelle GABBIE.
Con le buone o con le cattive.
Vi toccherà rompere le “VOSTRE” catene,
per poter spezzare…le “NOSTRE”.
Carletto Blu

http://associazionevegananimalista.it/2021/06/14/progetto-chiudere-i-mattatoi-2/ 

 

giovedì 3 giugno 2021

“Essere felici”, la poesia di Hermann Hesse sul senso della vita

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di più di ciò che abbiamo e che siamo. E siamo convinti che questo “di più” sia molto lontano da noi. Pensiamo che per trovare la felicità dobbiamo scalare alte montagne, avere chissà quali ricchezze, raggiungere i più rinomati traguardi.

Ci piace rifugiarci spesso nelle meravigliose parole di Hermann Hesse per trovare risposte alle nostre domande, per placare i nostri animi, per riuscire a vivere finalmente la serenità che non va cercata fuori, ma dentro di noi.

Le parole di Hermann Hesse, un balsamo per l’anima

libro di poesie
Credit foto
© Pexels

Hermann Hesse è stato uno scrittore, un poeta, un vero e proprio maestro di vita. Tra le pagine dei suoi libri ognuno di noi può incontrare parti nascoste della propria anima, la sua scrittura è lo specchio della nostra interiorità che ci mostra lati di noi talvolta anche dolorosi e difficili da accettare.

Sono tante le sue opere in grado di condurci ad un viaggio interiore.

Leggi anche —> Siddharta di Hermann Hesse: 12 insegnamenti preziosi del libro  e Narciso e Boccadoro: 8 preziose lezioni di vita

Oggi vogliamo proporvi una delle sue poesie più belle, una carezza per chi la legge, una risposta importante alla domanda che tutti noi ci poniamo: “Come si fa ad essere felici?

Essere Felici

Non esiste alcun dovere della vita,
vi è solo il dovere dell’essere felici.
Per questo solo, noi siamo al mondo,
e con tutti i doveri
e con tutta la morale
e con tutti i comandamenti
difficilmente ci si rende felici l’un l’altro,
perché non si rende felici se stessi.

Se l’uomo può essere buono,
lo può essere solo
se egli è felice,
se egli ha in se stesso armonia,
quindi se egli ama.
Questo è stato l’insegnamento,
il solo insegnamento del mondo;
Questo diceva Gesù,
questo diceva Budda,
questo diceva Hegel.

Per ognuno l’unica cosa importante al mondo è:
la propria interiorità
la propria anima
la propria capacità di amare.
Se queste sono in ordine
si possono mangiare miglio o dolci,
portare stracci o gioielli.
Allora il mondo risuonerà chiaramente con l’anima,
tutto è buono,
tutto è in ordine.

Hermann Hesse

Significato della poesia di Hermann Hesse

Un significato semplice ma allo stesso tempo originale quello di questa poesia che risulta essere molto attuale. Riassumendo con parole più comuni ogni persona dovrebbe prima di tutto seguire le proprie leggi interiori, quelle dettate dalla propria anima, dal proprio sentire, dal proprio intuito. Stare bene con se stessi per riuscire a stare bene con gli altri.

Un uomo che è riuscito a trovare il proprio equilibrio interiore guardandosi dentro e trovando la via da seguire per la propria realizzazione è un uomo che è in grado di amare. Al contrario, chi non ha sperimentato se stesso fino in fondo fa finta d’amare e il suo malcontento interiore verrà riversato sul mondo esterno a lui.

Ci hanno insegnato ad occuparci degli altri prima di noi stessi ma ciò è profondamente sbagliato: il nostro sguardo d’amore dovrebbe essere sempre rivolto prima di tutto alla nostra interiorità. E’ solo in questo modo che il benessere, l’armonia e l’equilibrio si possono indirizzare naturalmente e senza sforzo all’esterno.

Ciò che conta è tutto dentro di noi.
Da fuori nessuno ci può aiutare.
Non essere in guerra con se stessi, vivere d’amore e d’accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile.
Non solo camminare su una fune, ma anche volare.
(Siddartha)

L’invito poetico di Hermann Hesse

L’invito allora è quello di dedicarsi ai nostri desideri, ai nostri fastidi, ai sintomi del nostro corpo che sono le parole della nostra anima e solo quando riusciremo finalmente a sentire la voce della nostra interiorità e a seguirla potremo allora rivolgere la nostra attenzione al mondo, agli altri, a chi ci sta vicino. Non con sforzo, fatica, per riempire vuoti o per sentirci utili ma perché avremo così tanta energia interiore che non potrà più starci in un unico corpo e scalpiterà per essere condivisa.

L’amore è proprio questo: un fiume che scorre verso la propria meta e scorrendo dona a chi lo incontra – senza nemmeno accorgersi –  bellezza, nutrimento e tanta forza vitale!

https://www.eticamente.net/70246/essere-felici-la-poesia-di-hermann-hesse-sul-senso-della-vita.html