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mercoledì 30 dicembre 2020

Esercizio di “trainspotting”


Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - mindfulness - zen - buddhismo - benessere - salute

L’esercizio dell’osservazione dei treni trainspotting, proposto dallo psicologo del sonno Dr. Ong (“Mindfulness-Based Therapy for Insomnia”, Jason C. Ong), può essere un buon punto di partenza per acquisire consapevolezza e lavorare sui pensieri ricorrenti (associati all’insonnia). L’esercizio comporta di immaginare noi stessi in piedi su una piattaforma ferroviaria ad osservare i pensieri che passano come se fossero treni che sfrecciano davanti a noi in una stazione trafficata.

 Inevitabilmente, la nostra mente vagherà e noi “prenderemo un treno” in corsa entrando in un pensiero e seguendolo. Questo è il momento in cui praticare la consapevolezza riconoscendo che siamo entrati in un treno e poi gentilmente e senza giudicarci per questo, scendiamo dal treno e torniamo alla piattaforma per continuare il nostro trainspotting. Imparando ad osservare i pensieri piuttosto che interagire con loro o analizzare i loro contenuti, riusciremo a rapportarci con una mente frenetica in un modo diverso. Invece di cercare di liberare la mente per far sì che il sonno avvenga (il che non è probabile che funzioni) possiamo diventare allenatori della mente, limitando la lotta per controllare i pensieri e permettere al sonno di affiorare.

https://www.meditare.net/wp/meditazione/esercizio-di-trainspotting/

 

lunedì 28 dicembre 2020

LA MENTE E' L'UNICO VERO PROBLEMA OSHO





La mente e' l'unico vero problema Il problema che sta alla base di tutti i problemi, è la mente. Quindi, per prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente, di che materia sia fatta e se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza. La natura della mente Se non conoscete la vera Natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessuno dei problemi che assillano la vostra vita. Potete sforzarvi, ma siete destinati a fallire. La mente è l’unico vero problema. Quindi anche se risolverete questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimarrà intatta. E’ proprio come tagliare i rami di un albero, in modo da sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie e nuovi rami spunteranno e cresceranno di nuovo (ossia nuovi problemi). Il tuo sforzo non servirà a niente. In quella lotta sprecherai energia, tempo, vita, e nel contempo l’albero non farà altro che diventare più forte, più fitto e più folto. Sarai sorpreso di ciò che accade: anche se risolverai un problema, con grande sforzo ed impegno, i problemi continueranno a crescere e ad aumentare, ed altri dieci prenderanno il posto di quello appena risolto. Non cercare allora di affrontare i singoli problemi separatamente: la mente in quanto tale è il vero problema. Essa è nascosta sottoterra, è la radice e quindi non si vede.

Quando ti trovi davanti un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, non è la radice, che rimane invece invisibile, nascosta. Non lottare perciò con ciò che è manifesto, perché ti troverai paradossalmente a lottare con delle ombre e gli stessi problemi continueranno ad affiorare. Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta. Le persone vengono da me e mi chiedono: “Come si può arrivare ad avere una mente serena?” E io rispondo: “La mente non è mai serena, solo la non-mente è pace”. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, essa è in tensione, in uno stato di confusione. La chiarezza, la pace e il silenzio sono possibili solo senza la mente. Quindi, non provare mai a raggiungere una mente silente, perché ti muovi in una dimensione impossibile. Dunque, la prima cosa da fare, è comprendere la natura della mente, che è in realtà solo un processo. In essa esistono pensieri individuali, che si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. E non riesci a vedere questi intervalli, perché non sei abbastanza consapevole e all’erta: hai bisogno cioè di un’intuizione più profonda. Nel momento in cui riuscirai a guardare più in profondità, all’improvviso individuerai un pensiero, poi un altro e un altro ancora, ma non ci sarà nessuna mente. E’ solo l’insieme dei pensieri, milioni di pensieri, a darti l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: tantissime persone raccolte in gruppo, che ti danno la sensazione che esista qualcosa che puoi definire “folla”, ma in realtà sono solamente un insieme di individui raccolti in uno stesso luogo. Solo gli individui esistono.

Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva dunque e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta e un elemento della tua conoscenza, all’improvviso, molte cose inizieranno a cambiare. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. Ti accorgerai poi che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro e ogni parola è separata dall’altra. E più andrai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, senza vedere mai intervalli. Se invece acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi la Verità busserà alla tua porta. In quegli spazi, si realizza Dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Quando poi la consapevolezza è assoluta, allora esiste solo un unico vasto intervallo di nulla. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Poi… all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito.

 La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te e ti riempiono. La mente non esisteDunque la mente non esiste come entità separata. Questa è la prima cosa: solo i pensieri esistono. La seconda cosa è che i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui ad esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là. Le nubi invece passano, sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Sono ospiti… ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con essi, altrimenti diventeranno i tuoi padroni. La mente diventa il problema, quando i pensieri sono così profondamente radicati in te, che ti scordi completamente delle distanze fra te e loro. Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura, il tuo Tao. Stai sempre attento a ciò che resta fisso, proprio come il cielo. Rimani radicato nella consapevolezza di essere tu il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Naturalmente poi, ci saranno ospiti buoni e ospiti cattivi, ma non te ne devi preoccupare. Un buon padrone di casa dedica a tutti gli ospiti la stessa attenzione, senza fare alcuna distinzione. Se si presenta un cattivo pensiero trattalo esattamente come fai con quelli buoni.

Qualsiasi pensiero infatti quando diventa il capo, crea miseria, perché non è la verità, anche se è un pensiero buono. Il pensiero è un simulatore con cui tu ti identifichi, e quell’identificazione è una malattia. Il mattino, il giorno, la sera, la notte vengono e poi se ne vanno, tu invece permani, non in quanto “tu”, perché anche questo è un pensiero, ma in quanto pura consapevolezza; non identificarti quindi con il tuo nome, perché anche questo è un pensiero; né con il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero. Sii solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo purezza. Poiché solo il fenomeno reale dell’essere consapevole, permane. Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il nome, il corpo. E a questo punto ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo. Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è il divino. Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti. Se continui ad osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio.

Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra apertura. Proprio come un pensiero, che entra ed esce da te. Continui a credere che i pensieri siano tuoi: combatti per loro, parli, discuti, dibatti, cerchi di mostrare di avere dei pensieri. Ma nessun pensiero è tuo, nessun pensiero è originale, tutti sono presi a prestito, e non sono neanche di seconda mano, perché sono stati di milioni di persone prima di te… Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto. Il famoso fisico “Eddington”, ha affermato che quanto più la scienza va in profondità nell’analisi della materia, tanto più fortemente emerge la consapevolezza che le cose siano pensieri. Andando sempre più in profondità, cose e pensieri si assomigliano sempre di più. E in effetti, sono le due facce del medesimo fenomeno: una cosa è un pensiero, un pensiero è una cosa. Ma che cosa intendo dire affermando che un pensiero è una cosa? Voglio dire, che si può “lanciare” un pensiero, così come si fa con un oggetto. Con un pensiero si può addirittura colpire qualcuno, proprio come si fa con un oggetto. Con un pensiero si può quindi uccidere una persona, oppure esso può essere offerto come un dono, o diffuso come una malattia. I pensieri sono cose, hanno forza, ma non ti appartengono. Arrivano, dimorano per un po’ dentro di te, poi ti lasciano. L’intero universo è colmo di pensieri e di cose: queste rappresentano la tensione fisica dei pensieri, e quelli la tensione mentale delle cose. Questa è quindi la terza intuizione: i pensieri sono cose, che hanno forza, e che bisogna trattare con cautela. Di solito invece si continua, inconsapevolmente, a pensare a qualsiasi cosa.

E’ difficile trovare una persona che con l’intenzione, non abbia perciò commesso molti delitti e ogni sorta di peccati. Ad esempio pensare continuamente di uccidere qualcuno, può determinare la situazione per cui quella persona venga uccisa. Il tuo pensiero, può infatti essere catturato da qualcuno, che trovandosi in una condizione di debolezza, può arrivare a commettere quel delitto. Stato di non-mentePer questo chi ha raggiunto la conoscenza dell’intima essenza dell’uomo, afferma che tutti noi, in verità, siamo responsabili per ciò che accade sulla Terra. Esiste solo un individuo che può non addossarsi tale responsabilità: colui che è nello Per il resto, siamo tutti responsabili per ciò che accade. Se la terra è un inferno, tutti ne siamo artefici. Non continuare allora a buttare addosso agli altri la responsabilità, perché essa è anche tua, è un fenomeno che interessa l’intera collettività. Può essere che la “malattia” esploda in un luogo qualunque, a migliaia di chilometri di distanza da te, ma questo non fa alcuna differenza, perché il pensiero è al di sopra dello spazio. Questo è il motivo per cui viaggia velocissimo, neppure la luce si propaga alla stessa velocità. Non ha bisogno del tempo per muoversi, lo spazio per lui non esiste. Puoi essere qui, pensare a qualcosa, e quel pensiero determinare un accadimento in un luogo lontano da te, dall’altra parte della Terra. Come ti si può ritenere responsabile? Nessun tribunale può punirti, ma di fronte alla corte suprema dell’esistenza sarai condannato, anzi sei già stato condannato. Per questo sei così infelice. Il pensiero è quindi perfino più insidioso dell’azione. Ci si può infatti difendere dall’azione, ma non dal pensiero. Tutti sono vulnerabili rispetto al pensiero. Non pensare, è quindi una necessità irrinunciabile per poter essere liberi dal peccato, liberi dal crimine, liberi da tutto ciò che ci circonda: questo significa essere un “buddha”.

Egli è un individuo che vive “senza la mente”, perciò non è responsabile. Per questo motivo, in Oriente, diciamo che un buddha non accumula mai “karma”. E’ semplice: tutto quello che un buddha fa, lo fa al di là della mente. Quindi stai bene attento, perché ogni pensiero ha un qualche effetto concreto. E se hai pensieri positivi, ne avrai anche di negativi. Come può infatti esistere il bene senza il male? Se pensi all’amore, scoprirai che proprio lì vicino, è nascosto l’odio. Come fai a pensare all’amore senza non pensare anche all’odio? L’amore può risiedere negli spazi consci della mente, ma l’odio può essere nascosto nell’inconscio. Puoi forse pensare alla compassione, senza pensare alla crudeltà? Puoi pensare alla non violenza, senza pensare alla violenza? La stessa parola “non- violenza” contiene la parola violenza; è inclusa in quello stesso concetto. Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. Anche se qualche pensiero entrerà sicuramente in te, perché i pensieri non sono tuoi e galleggiano nell’aria. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te e continua ad entrare dentro di te per conto suo, si ferma solo col crescere della tua consapevolezza, la quale crea un’energia più forte del pensiero.

La consapevolezza è come la luce. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più ad entrare; ma se la spegni, il buio si diffonde in meno di un attimo e ti avvolge. I pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. Quindi più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te. Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non possono più entrare in te: diventi come una cittadella inespugnabile. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, prenderanno un’altra strada. Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.
Osho 
Tratto da: “Tantra: la comprensione suprema”

http://divinetools-raja.blogspot.it/2016/04/la-mente-e-lunico-vero-problema-osho.html

 

lunedì 21 dicembre 2020

Riorientare l'energia sessuale





 Siedi con la schiena diritta, su una sedia o per terra:
tieni diritta la spina dorsale, senza irrigidirla e
senza che ci siano tensioni.
 Inspira lentamente e profondamente. Non avere
fretta; continua a inspirare molto lentamente. Come
prima cosa la pancia si solleverà, tu continua a inspirare;
a quel punto si solleverà il torace e alla fine
potrai sentire che l'aria ti ha riempito fino al collo.
Per qualche istante trattieni semplicemente il respiro,
fallo finché ci riesci senza sforzarti, poi espira.
Anche l'espirazione dev'essere molto lenta, ma con
un moto opposto: dal collo al torace, dal torace alla
pancia. Quando la pancia si sarà svuotata, tirala in
dentro, così che tutta l'aria venga espulsa. Questo
esercizio dev'essere ripetuto solo per sette volte.
 A quel punto siedi in silenzio e inizia a ripetere:
"Om... om... om". E mentre lo ripeti, mantieniti concentrato
sul terzo occhio, il punto tra le due sopracciglia.
Dimentica completamente la respirazione e
continua a ripetere come una sonnolenta cantilena:
"Om... om... om", nello stesso modo in cui una madre
canta una ninnananna per far addormentare il
figlio.
 La bocca dev'essere chiusa, così da permettere alla
lingua di toccare il palato superiore, mentre tutta
la tua concentrazione è fissa sul terzo occhio.
 Esegui questa parte dell'esercizio per due o tre
minuti, e sentirai che tutta la testa si sta rilassando, e
quando quel rilassamento prende piede, subito sentirai
che dentro di te ogni rigidità è scomparsa, la
tensione sta scomparendo.
 A quel punto, porta la tua concentrazione alla gola,
continuando a ripetere: "Om... om... om", ma
adesso focalizzati sulla gola. Vedrai che le tue spalle,
la gola e il volto si stanno rilassando e che la tensione
cade, simile a un peso che viene abbandonato;
stai diventando leggero, come se fossi privo di peso.
 Adesso scendi ancora più in basso: sposta la tua
concentrazione sull'ombelico, e continua a ripetere:
"Om... om... om". Stai scendendo in profondità, a
una profondità maggiore, e poi ancora più a fondo.
Infine, passa al centro sessuale: l'intero esercizio
richiederà al massimo dieci o quindici minuti, per cui
procedi con lentezza; non c'è alcuna fretta.
 Quando avrai raggiunto il centro sessuale, tutto il
corpo sarà rilassato e tu percepirai un bagliore, come
se un'aura o una luce ti circondasse.
 Ti sentirai pieno di energia, ma sarà come un serbatoio;
quell'energia ti riempie, senza che ci siano
fuoriuscite; pertanto potrai stare seduto in quella dimensione,
quanto vorrai.
 La meditazione è conclusa; adesso goditi semplicemente
quella dimensione. Smetti di ripetere: "Om...
om... om", e sta' semplicemente seduto. Se ti senti di
farlo, puoi sdraiarti; ma ricorda che, cambiando posizione,
quello stato dell'essere svanirà molto presto;
resta dunque seduto per un po', e goditelo.
 Quando il tuo corpo diventa troppo teso, per
qualsivoglia motivo, puoi semplicemente praticare
questo metodo: ti darà un rilassamento totale.
 Osho.

 

mercoledì 28 ottobre 2020

LA QUINTA TECNICA


 OshoNamaste
Quando Pitagora, uno dei maggiori filosofi greci, arrivò in Egitto per entrare in una scuola, una scuola esoterica segreta di misticismo, venne rifiutato e Pitagora era una delle migliori menti mai generate. Non riusciva a capire. Fece domanda diverse volte, ma gli venne detto che, se non fosse passato attraverso un particolare addestramento di digiuno e respirazione, non sarebbe stato ammesso alla scuola. Si dice che Pitagora abbia risposto: “Sono venuto per la conoscenza, non per una sorta di disciplina”. Ma le autorità della scuola dissero: “Non possiamo darti della conoscenza a meno che tu non sia diverso. E, in realtà, non siamo affatto interessati alla conoscenza, siamo interessati all’esperienza reale. Nessuna conoscenza è tale se non è vissuta e sperimentata. Perciò dovrai fare quaranta giorni di digiuno respirando continuamente in un determinato modo, con una particolare consapevolezza su particolari punti”.
Non c’era altra via, perciò Pitagora dovette sottoporsi a questo addestramento. Dopo quaranta giorni di digiuno e di respirazione, consapevole, gli fu permesso di entrare nella scuola. Si dice che Pitagora affermò: “Non state ammettendo Pitagora. Sono un uomo diverso, sono rinato. Avevate ragione e io avevo torto, perché prima il mio intero punto di vista era intellettuale.  Con questa purificazione il centro del mio essere è cambiato: dall’intelletto è sceso al cuore. Ora posso sentire le cose. Prima di questo addestramento potevo capire solo con l’intelletto, con la testa. Non sarà una filosofia, ma piuttosto, un’esperienza, sarà esistenziale”.
Qual era l’addestramento cui si sottopose?
Questa quinta tecnica è quella che fu data a Pitagora. Venne data in Egitto, di fatto la tecnica è indiana. La quinta tecnica di respirazione è la seguente:
“L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero.
Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce”. Questa tecnica fu data a Pitagora, che la riportò in Grecia e, così, divenne il principio, lo strumento che diede vita a tutto il misticismo occidentale. Analizziamola.
“L’attenzione tra le sopracciglia…”. La fisiologia moderna, la ricerca scientifica, afferma che, tra le due sopracciglia, si trova una ghiandola e che questa è la parte più misteriosa di tutto il corpo: è detta ghiandola pineale, ed è il terzo occhio dei tibetani: shivanetra, l’occhio di Shiva, nel Tantra. Tra i due occhi c’è un terzo occhio, che esiste ma non è attivo.
E’ lì: può funzionare in qualsiasi momento, ma non funziona spontaneamente, per aprirlo si deve fare qualcosa. Non è cieco, è semplicemente chiuso. Questa tecnica serve ad aprirlo. “L’attenzione tra le sopracciglia…”. Chiudi gli occhi, poi falli convergere proprio nel mezzo delle sopracciglia, focalizzati esattamente nel mezzo degli occhi chiusi, come se guardassi esattamente nel mezzo, con entrambi. Dagli totale attenzione. Questo è uno dei metodi più semplici per essere attenti. Non puoi prestare attenzione a nessun’altra parte del corpo così facilmente: questa ghiandola assorbe l’attenzione con estrema facilità. Se le dai tutta la tua attenzione, gli occhi verranno ipnotizzati dal terzo occhio. Si fissano, non si possono muovere.
Questo terzo occhio è un magnete naturale, attiva l’attenzione, la forza. Ecco perché in tutto il mondo questo è uno dei metodi più usati. E’ il più semplice per addestrare l’attenzione: non sei solo tu che cerchi di essere attento, la ghiandola stessa ti aiuta, è magnetica, la tua attenzione viene spinta con forza verso di essa: viene assorbita. Nelle antiche scritture tantriche si dice che l’attenzione è cibo per il terzo occhio. Non è difficile: occorre solo conoscere il punto giusto; per trovarlo, devi lasciare che gli occhi chiusi si muovano esattamente nel mezzo, tra le due sopracciglia, finché non percepisci quel punto magnetico: allora, immediatamente gli occhi si fisseranno; quando sarà difficile muoverli, saprai di aver colto il punto giusto. “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero…”. L’attenzione che ne seguirà ti farà sperimentare per la prima volta uno strano fenomeno: percepirai i pensieri correre di fronte a te; diventerai un testimone.
Sarà come essere di fronte a uno schermo cinematografico: i pensieri scorrono e tu sei un testimone. Generalmente non è così: ti identifichi sempre con i tuoi pensieri. Se c’è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero ti tocca, non sei testimone: diventate tutt’uno, ti identifichi con il pensiero, e ti muovi con esso.
Diventi il pensiero, ne assumi la forma. Quando c’è sesso, diventi sesso; quando c’è rabbia, diventi rabbia; quando c’è avidità, diventi avidità. Ti identifichi sempre con ogni pensiero che ti tocca. Non mantieni mai alcuna distanza tra te e il pensiero. Ma focalizzati sul terzo occhio, e all’improvviso diventerai un testimone. Tramite il terzo occhio puoi vedere i pensieri correre come nuvole nel cielo o come persone che si muovono per la strada. Ora, se c’è rabbia, puoi vederla come un oggetto.  Ora non senti più che tu sei arrabbiato. Senti di essere circondato dalla rabbia – una nube di rabbia è sorta intorno a te – ma tu non sei la rabbia, e se non lo sei, la rabbia diventa impotente. Non può influenzarti; non ne vieni intaccato. La rabbia verrà e se ne andrà, e tu rimarrai centrato in te stesso. E così, non ti identificherai più con i sentimenti negativi.
Quando quindi, l’attenzione è focalizzata al centro del terzo occhio, tra le sopracciglia, all’improvviso diventi un testimone, ma è vero anche il viceversa, ossia che se riesci a non identificarti con qualsiasi cosa accada, sarai automaticamente nel terzo occhio. E avrai un potere immenso, non sarai più schiavo degli istinti, sarai un individuo veramente libero. E la seconda conseguenza nell’essere nel terzo occhio, sarà che potrai sentire la vibrazione sottile e delicata del respiro, potrai percepire la forma del respiro, l’essenza stessa del respiro. La scienza stabilisce che respiriamo aria nella forma combinata di gas, ma il Tantra afferma che l’aria è solo un veicolo, di fatto tu respiri prana, vitalità. L’aria è solo il mezzo, il contenitore materiale; il prana è il contenuto, ed è qualcosa di sottile, di non materiale. Questo contenuto veniva definito “orgone” dallo psicologo tedesco Wilhelm Reich.
I suoi effetti possono essere percepiti. Quando sei con una persona molto vitale, sentirai sorgere in te una certa vitalità. Se sei con una persona molto malata, ti sentirai succhiato, come se ti venisse sottratto qualcosa. Perché ti senti così stanco quando vai all’ospedale? Vieni succhiato da ogni parte. L’intera atmosfera dell’ospedale è malata, lì tutti hanno bisogno di più energia, di più prana. Perciò se ti trovi lì, all’improvviso il tuo prana comincia a fluire fuori di te. Perché a volte quando sei in mezzo a una folla ti senti soffocare? Perché il tuo prana viene succhiato. Quando sei solo sotto il cielo mattutino, sotto gli alberi, all’improvviso senti in te una vitalità: il prana.
In particolare, il prana fluisce e defluisce in modo immediato e totalizzante, al contatto con la vostra Fiamma Gemella. Se essa prova malessere, ne sarete investiti, se essa nel profondo versa in armonia, tutto vi sembrerà ancora più armonioso e dopo il contatto sarete raggianti. Esistono delle testimonianze risalenti all’antico Egitto, secondo le quali alcuni individui hanno sperimentato il fluire del prana, senza la penetrazione dell’aria, rinchiudendosi in samadhi sotterranei.
“Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa… “. E quando arriverai a sentire l’essenza del respiro, il prana, immagina semplicemente che la tua testa sia ricolma di quell’essenza. Immagina solamente. Non occorre alcuno sforzo. Quando sei focalizzato al centro del terzo occhio, ed immagini qualcosa, la cosa accade, lì per lì. Normalmente, la tua immaginazione è solo impotente: continui a immaginare e non accade nulla. Ma a volte,senza saperlo, nella vita comune, si verificano degli eventi dettati dall’immaginazione: stavi immaginando qualcosa a proposito di un tuo amico e all’improvviso qualcuno bussa alla porta.
Stavi “pensando”, immaginando una canzone alla radio, cambi stazione e la trovi. Dici che è una coincidenza che l’amico sia arrivato o che la canzone sia alla radio. A volte l’immaginazione funziona proprio come coincidenza; ma ora cerca di ricordare ogni volta in cui accade che senti la tua immaginazione diventare realtà, e analizza l’intera situazione; ritirati nell’interiorità e osserva. In un certo momento la tua attenzione deve essere stata vicina al terzo occhio. Quando ero bambina, mi capitava sempre di dire “ti immagini se…” e la cosa si verificava davvero. Tutti abbiamo questa capacità, in molti è completamente latente. Ogni volta che si verifica questa coincidenza, sembra tale perché non conosci la scienza occulta. Senza saperlo, la tua mente si deve essere spostata vicino al centro del terzo occhio. Se la tua attenzione si trova nel terzo occhio, la semplice immaginazione è sufficiente per creare qualsiasi fenomeno.
“Lascia che la forma si riempia”. Ora immagina che questa essenza stia colmando tutta la tua testa, in particolare la sommità del capo, il shasrara, il centro energetico più alto, e non appena te lo immaginerai si riempirà. “Lì” – alla sommità della testa – piove come luce”. Il prana piove dalla sommità della tua testa come luce. E “accadrà” che piova luce: quella pioggia di luce ti rinfrescherà, ti farà sentire completamente rinato, rinnovato. Questo è il significato della rinascita interiore. Perciò due cose: primo, focalizza nel terzo occhio, l’immaginazione diventa potente, efficace.

Una cosa fondamentale: prima di praticare queste tecniche, sii puro. Per il Tantra la purezza non è un concetto morale, la purezza è importante, perché se sei focalizzato nel terzo occhio e la tua mente è impura, la tua immaginazione può diventare pericolosa: pericolosa per te e per gli altri. Se pensi di ferire qualcuno, se questa idea è nella mente, il solo immaginarlo può ferire. Ecco perché si insiste così tanto sull’essere puri. A Pitagora fu detto di sottoporsi a un digiuno, a una particolare respirazione – questa respirazione – perché qui si viaggia su un terreno molto pericoloso. Perché ovunque esiste potere esiste pericolo, e se la mente è impura, non appena avrai potere i tuoi pensieri impuri se ne impadroniranno immediatamente. Mi preme dire che la quinta tecnica ha come applicazione pratica la stessa ipnosi. Quando qualcuno viene ipnotizzato, e gli viene detto di concentrare lo sguardo su un punto particolare: una luce, un punto sulla parete, o qualunque altro oggetto, esterno o interno (per esempio, un’onda energetica che fluisce all’interno del corpo), in tre minuti la sua attenzione interiore comincia a fluire verso il terzo occhio; ogni cosa che l’ipnotista dirà, sarà immediatamente verificata. Ecco perchè l’ipnosi è il mezzo curativo più potente ed efficace. Se l’ipnotista dicesse “ora ti stai addormentando profondamente”, ti addormenteresti profondamente… se ordinasse a una tua malattia di scomparire, essa scomparirebbe  immediatamente.
Milton Erickson, l’ipnotista psicoterapeuta più famoso dei tempi moderni, curò da solo diverse patologie, sperimentando “in itinere” i poteri dell’ipnosi. Mettendoti in mano un sasso l’ipnotista potrebbe dire: “Questo nella tua mano è fuoco”, e tu sentiresti un calore intenso; ti scotteresti la mano, non solo nella mente, ma di fatto. La tua pelle si brucerebbe veramente e proveresti una sensazione di bruciore. Che cosa succede? Non c’è alcun fuoco. C’è solo un comunissimo sasso, freddo. Come è possibile? Sei focalizzato nel centro del terzo occhio, la tua immaginazione riceve suggestioni dall’ipnotista ed esse diventano realtà. Non giocate mai con l’ipnosi da soli, se non sapete come utilizzare questo strumento e, se anche apprendeste i suoi meccanismi, non utilizzatela su altri se non avete l’assoluta certezza che la vostra mente sia lontana da ogni coinvolgimento verso essi. Rischiate altrimenti di perdervi in essa e negli effetti che le induzioni possono comportare… questo vale in modo assoluto se l’ipnosi è di tipo regressivo: non praticatela se avete l’impressione che quell’anima sia karmica e se non avete la certezza di essere perfettamente equilibrati per sostenere ogni reazione.
Nel terzo occhio, quindi. immaginazione ed attuazione non sono due cose distinte: l’immaginazione è il fatto. Immagina, ed è così. Non c’è frattura tra il sogno e la realtà. Per chi è centrato nel terzo occhio, i sogni diventeranno reali e l’intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il tuo sogno può diventare reale sai che non esiste una differenza fondamentale tra sogno e realtà. Perciò quando Shankara dice che questo intero mondo è solo un sogno del divino, non è una proporzione teoretica, non è un’affermazione filosofica, è piuttosto l’esperienza interiore di colui che è focalizzato nel terzo occhio.
Immagina semplicemente che l’essenza del prana stia piovendo dalla sommità della testa, proprio come se fossi seduto sotto un albero e stessero piovendo fiori, oppure come se fossi sotto il cielo e improvvisamente da una nuvola cominciasse a piovere, o di mattina fossi semplicemente seduto e il sole sorgesse e i raggi cominciassero a riversarsi su di te. E’ sufficiente immaginare, e immediatamente quella pioggia accade: una pioggia di luce che cade sulla sommità della tua testa. Questa pioggia ti ri-creerà, ti farà rinascere. Ti sentirai bene, e rinato.
Tratto da: Il libro dei segreti di Osho
 http://www.visionealchemica.com/la-quinta-tecnica/

 

giovedì 8 ottobre 2020

La meditazione non è concentrazione


Risultati immagini per La meditazione non è concentrazione
La meditazione non è concentrazione. Nella concentrazione vi è un sé che si concentra e un oggetto su cui si concentra. Esiste una dualità. Nella meditazione non esiste nessuno all'interno e nulla all'esterno. Non è la concentrazione. Non si ha divisione tra interno ed esterno. L'interno continua a fluire verso l'esterno, l'esterno continua a fluire verso l'interno. La linea di demarcazione, il confine non esiste più. L'interno è esterno, e l'esterno è interno: è una consapevolezza non dualista.

La concentrazione è una consapevolezza dualista; per questo la concentrazione produce stanchezza; per questo quando ti concentri, ti senti stanco. E non puoi concentrarti per ventiquattro ore al giorno, devi prenderti dei periodi di riposo. La concentrazione non potrà mai diventare la tua natura.
La meditazione non stanca, la meditazione non ti esaurisce. La meditazione può diventare un fatto quotidiano: giorno dopo giorno, anno dopo anno: può diventare eternità. È rilassamento puro.

La concentrazione è un atto, un atto di volontà. La meditazione è una condizione di assenza di volontà, uno stato di inazione. È rilassamento. Ci si deve semplicemente abbandonare al proprio essere, e questo essere è identico all'essere della Totalità. Nella concentrazione la mente funziona partendo dal presupposto che si sta facendo qualcosa. La concentrazione ha origine nel passato.

La meditazione invece non cela alcuna finalità. Non stai facendo nulla in particolare, ti limiti a essere. Non implica un passato, è scevra dal passato. Non implica futuro, è incontaminata da ogni futuro. È ciò che Lao Tzu ha chiamato wei-wu-wei, azione attraverso la non azione. È ciò che i Maestri Zen hanno ripetuto: siedi in silenzio senza far nulla, viene la primavera e l'erba cresce da sola. Ricorda: da sola — non viene fatto nulla. 

Non tiri i fili d'erba verso l'alto: viene la primavera e l'erba cresce da sola. Quella condizione — in cui permetti alla vita di seguire il suo corso, quando non cerchi di imporle un orientamento, quando non vuoi imporle un controllo, quando non la stai manipolando, quando non la sottoponi a qualche disciplina, quella condizione di spontaneità pura e priva di disciplina, quella è meditazione.

La meditazione è nel presente, solo nel presente. La meditazione è immediatezza. Non puoi meditare, puoi solo essere in meditazione. Non puoi essere in concentrazione, ma ti puoi concentrare.
La concentrazione è umana, la meditazione è divina.

 Osho: Il libro arancione

 

venerdì 25 settembre 2020

La distanza da Sé


Esiste uno spazio piccolissimo ma allo stesso tempo così difficile da colmare. Una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un’infinità di tesori e segreti preziosi da tempo celati all’interno di ognuno di noi. Questa distanza è tutto ciò che ti separa da te stesso, dal tuo vero te stesso, quello che continui a cercare ancora là fuori nel mondo, tentando di mendicare approvazione, gratificazione e sicurezza, ma non c’è nulla che possa arrivare dall’esterno a colmare questa piccola/enorme lacuna, solamente tu lo puoi fare, tu e nessun altro per te.
Avere tutto, ma non se stessi

Gli esempi di questa evidenza li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La storia più o meno recente pullula di persone che nella vita, hanno avuto tutto ciò che un essere umano possa desiderare a livello materiale, ricchezza, fama, successo, abbondanza di ogni bene di consumo, hanno avuto tutto e anche oltre, eppure hanno concluso la loro esistenza miseramente, soli, spesso stroncati da overdose letali di droga, da suicidi e da crisi depressive sconvolgenti. Perché? Ci chiediamo, come è possibile che persone che hanno tutto ciò che si possa desiderare, non riescano non solo ad essere felici, ma abbiano bisogno di stupefacenti per vivere e quasi sempre scendono in spirali di autodistruzione infernale, dalle quali non riescono ad uscirne vivi? La risposta, non è così semplice a prima vista, per una persona che ha sempre delegato il proprio stato emotivo all’esterno, agli eventi del Mondo, ma chi sa guardare un po ‘ oltre, non può fare a meno di notare che queste stars, queste persone di successo, hanno tutto meno che loro stessi, e non avere se stessi è l’evento più drammatico che un essere umano possa sperimentare durante questa vita.
Mendicanti seduti su uno scrigno d’oro

Tutte le problematiche che ci troviamo a dovere affrontare su questo piano di esistenza, hanno sfaccettature e sfumature molto dissimili, ma medesima origine, ovvero distanza, disconnessione, separazione dal proprio vero Io, dal proprio centro di equilibrio interiore, dallo scrigno colmo d’oro su cui trascorriamo tutta la vita mentre tentiamo di elemosinare felicità dal Mondo, senza renderci mai conto dell’enorme ammontare di ricchezza di cui siamo già in possesso e di cui nessuno potrà mai farci omaggio.

Non puoi acquisire qualcosa che già sei

Le cose vanno bene e sono felice, le cose vanno male e mi abbatto. Fintanto che il mio stato d’animo dipende totalmente dall’esterno sono un burattino alla mercè del destino, degli altri e del caso. Se qualcuno mi dà un tozzo di pane sono felice perché ceno, se qualcuno si rifiuta di darmelo sono triste perché dovrò digiunare. Così, anno dopo anno, incarnazione dopo incarnazione, finché non inizierò a rivolgere la mia attenzione verso me stesso, verso il centro di me stesso, quel punto che, nonostante i costanti mutamenti dell’esistenza fenomenica, riesce a mantenersi centrato ed in equilibrio, nonostante tutto e tutti. Quel luogo non può essere acquisito dall’esterno, non c’è nessuna ricchezza materiale che possa aiutarti a raggiungerlo, proprio perché esso è già presente dentro di te,rappresenta già ora la tua dimora interiore, devi solo riscoprirlo e ricordartene.
Le catene della materia


Questa presa di coscienza non deve essere interpretata come ascetismo o rifiuto della materia, anzi, lavita materiale è un mezzo imprescindibile di cui doversi prendere cura, esso dev’essere plasmato in modo che ci sia di supporto e non di ostacolo. E’ inutile parlare di meditazione se non ho nulla da mangiare, poiché le necessità di sopravvivenza prevarranno ovviamente su quelle spirituali, ma ora, al giorno d’oggi viviamo nella situazione diametralmente opposta. Siamo schiavi della materia, siamo totalmente preda dell’illusione di questa realtà fenomenica, tentiamo di riempirci bulimicamente di oggetti di consumo, rapporti personali, distrazioni, dipendenze, nel tentativo di placare quella recondita angoscia interiore, quella consapevolezza viscerale che tutto ciò che crediamo di essere (corpo, mente, curriculum, status sociale ecc) e a cui dedichiamo la quasi totalità del nostro tempo e delle nostre energie, è un investimento in negativo, è un vuoto a perdere, ed è destinato a finire, lo dovremo un giorno lasciare qui, un giorno non esisterà più, si smarrirà nelle pieghe del tempo.
Il coraggio di diventare se stessi

Il consiglio che posso darti è quello di fermarti e guardare in faccia le tue angosce, finendola di mettere in atto vani ed inutili tentativi di distrazione, acquisendo il coraggio di riconnetterti conciò che non ha inizio e non ha fine, è qui, ovunque ed in nessun luogo, ciò che è stato, è e sarà per sempre: è tutto già dentro di te, ora, un immenso tesoro che giace da tempo immemore negli abissi del tuo essere e non attende altro che di essere riportato a galla

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mercoledì 23 settembre 2020

Una meditazione per te


 

Segui il tuo cuore
Quando non sei sicuro di cosa vuoi fare, chiediti "Mi amerò se faccio questa cosa?"
A volte potresti sentirti "strattonato" da diverse possibilità o non sapere cosa vuoi o se quello che stai per fare sia veramente la cosa giusta. Forse la paura di sbagliare ti sta trattenendo.
Al centro del tuo cuore vi è una profonda conoscenza alla quale si può accedere grazie a questo semplice esercizio di meditazione.
Quando non sei sicuro di ciò che vuoi, semplicemente chiedi a te stesso:
Mi amerò se....
... Mangerò questa cosa?
... Comprerò questa cosa?
... Faro questa cosa?
... Dirò questa cosa?
... Assecondo i suoi desideri?
... Metto dei confini?
... Etc.
A volte è più facile riconoscere ciò che è meglio per te se giri la domanda al contrario, per esempio:
Mi amerò se non....
... Mangerò questa cosa?
... Comprerò questa cosa?
... Faro questa cosa?
... Etc.
Spesso riceverai una risposta chiara e immediate "si" oppure "no". La risposta potrebbe arrivare come sensazione, oppure potresti udirla dentro di te o invece ricevere un'immagine che rappresenta la risposta. Sii giocoso e sperimenta. Se non ottieni una risposta chiara, semplicemente prova una delle alternative e vedi cosa succede.
Connetterti con il tuo cuore ti dà un senso di forza, di rispetto per te e integrità. E anche se in un secondo momento ti accorgi di aver fatto un errore, la connessione con il tuo cuore ti darà la sensazione di esserti preso cura di te e degli altri nel miglior modo possibile. Che tu sia soddisfatto o meno della scelta fatta, stai comunque diventando più sensibile alle tue sensazioni e a ciò che è buono per te e alla fine otterrai una profonda fiducia in te stesso.
http://www.essentiallifeconsulting.com/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=89&Itemid=47&lang=it

 

sabato 19 settembre 2020

La meditazione sul terzo occhio





 Il corpo dovrebbe essere in uno stato così rilassato
che te ne puoi dimenticare; questa è la cosa essenziale.
Se riesci a dimenticarti del corpo, quella è l'esatta postura.

 Dunque, fa' in modo di trovare la postura in cui
puoi dimenticarti del corpo, sarà quella giusta! Sistemati
in modo da essere comodo, il più comodo
possibile; e lascia perdere la vecchia idea tradizionale,
secondo la quale per meditare devi assumere una
postura scomoda, in un modo o nell'altro: si tratta
di sciocchezze, vere e proprie idiozie!

 Massaggia il terzo occhio, lo spazio tra le sopracciglia,
per tre minuti. L'incavo del palmo della mano dev'essere messo sul terzo occhio poi, molto lentamente,
 lo si deve sfregare verso l'alto, con un movimento
antiorario, in modo molto dolce e amorevole.

 Dentro di te, devi avere questa sensazione: stai
cercando di aprire una finestra. Il terzo occhio è la finestra,
e questo sfregamento servirà a schiuderlo. Se,
dopo tre minuti, hai la sensazione che non ha per
nulla smosso la tua energia, inizia a sfregare con un
movimento rotatorio verso il basso, in senso orario.

 Esistono due tipi di persone. Per alcune, il terzo
occhio si apre sfregandolo verso l'alto; per altre, si
apre sfregandolo verso il basso. Nella maggior parte
dei casi si apre con un movimento verso l'alto; dunque, inizia provando in quel modo.

 A quel punto devi letteralmente visualizzare un
puntino di luce, esattamente tra le due sopracciglia,
nel centro del terzo occhio. Per avere quella sensazione,
puoi metterti un hindi in quel punto: si tratta
di un puntino colorato, un ornamento che le donne
indiane si mettono, proprio sul terzo occhio.

 Puoi metterti quel puntino colorato, in modo da
sentire dove si trova; poi, chiudi gli occhi e osserva
quel punto luminoso. Immagina qualcosa di simile
a una stella che arde, qualcosa di bluette, e volgi lo
sguardo verso l'alto, in modo che gli occhi si spostino verso l'alto.

 In realtà, quel punto particolare tra le sopracciglia non è così importante, la cosa fondamentale è che
gli occhi guardino verso l'alto: se lo fanno, il corpo piomba in uno stato di tranquillità.
 Quando vai a dormire, accade proprio questo.

Ebbene, la stessa posizione degli occhi è utile mentre mediti; pertanto, questo è solo un espediente:
aiuta gli occhi a volgersi verso l'alto. Ricorda: stare seduto su una sedia renderà più facile
 l'intero esercizio, più che stare seduto per terra. Se
sei seduto per terra, non incrociare le gambe; lascia
che siano distese e, a occhi chiusi, sposta lo sguardo verso l'alto.

Inoltre, non mettere mai una sveglia. Puoi semplicemente
tenere un orologio vicino a te e, quando
senti di farlo, puoi semplicemente aprire gli occhi e
guardare l'ora, dopo richiudili di nuovo; in questo
modo non verrai minimamente disturbato.

 Ma ricorda: non mettere mai una sveglia e non dire
mai a nessuno di venire a bussare alla tua porta,
al termine dell'ora. Cose simili diventerebbero uno
shock che sconvolgerebbe tutto il tuo organismo.
 Indossa un abito molto comodo, in modo da non
avere alcun impedimento. La cosa migliore sarebbe
che stessi nudo; in caso contrario, indossa una tunica, senza mutande.

Stabilisci il tempo dell'esercizio in un'ora. Riuscire 
a farlo per due ore ogni giorno sarebbe la cosa migliore.
Se ti è difficile, trova almeno quell'ora di
tempo e fallo per un'ora, ma questo è il periodo minimo...
più il tempo che puoi dedicare a questo esercizio è lungo, meglio è.
 Osho

 

lunedì 9 gennaio 2017

La natura della mente – Ramana Maharshi





Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - mindfulness - zen - buddhismo

Quello che si chiama “mente” è un meraviglioso potere che risiede nel Sé. A parte i pensieri non esiste una mente. Quindi il pensiero è la natura della mente. A parte i pensieri non c’è nessuna entità indipendente chiamata mondo.

Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - mindfulness - zen - buddhismo

Nel sonno profondo non ci sono pensieri e non c’è il mondo. Negli stati di veglia e di sogno ci sono i pensieri e c’è anche il mondo. Come il ragno emette il filo fuori da se stesso e poi lo ritira dentro di sé, così la mente proietta il mondo fuori da se stessa e poi lo riassorbe in sé. Quando la mente esce dal Sé il mondo appare.

Quindi quando il mondo appare (sembra reale) il Sé non appare, e quando il Sé appare (brilla) il mondo non appare. Quando uno indaga persistentemente la natura della mente, la mente cesserà di esistere lasciando solo il Sé.

(Da: “Chi sono io?”, Ramana Maharshi)