domenica 28 febbraio 2021

Il mito mondiale del Diluvio Universale


Nei racconti di tutto il mondo un tema ricorrente: il diluvio universale



di Enrico Galimberti

La prima domanda che ci si pone è: il diluvio universale è veramente esistito?

Il concetto degli uomini corrotti e involuti, puniti con il diluvio, ricorre in innumerevoli tradizioni.

Noè lo incontriamo in tutto il globo, talvolta addirittura con il suo nome, all’hawaiano Nu-u al cinese Nuwah, al Noa amazzonico. 
In Paraguay e in Brasile è anche Tamanduare, in Messico Tapi o Nala’ (con la moglie nera) e diviene Pokawo per i Delaware statunitensi, Manibusho per i pellerossa canadesi, Zeukha presso i Patagoni, Yima in Persia, Dwifa nelle leggendeceltiche. 

La storia del diluvio è più o meno la stessa che si racconta nella bibbia. In Amazzonia si narra che dopo una terribile esplosione “il mondo venne piombato nelle tenebre” e gli indigeni peruviani aggiungono nella medesima storia che “l’acqua raggiunse allora l’altezza delle montagne”.

Leggende del diluvio provenienti da sei continenti e varie isole tutte accomunate da sei punti principali: ...


1 - Distruzione tramite acqua
2 - La distruzione fu di origine divina
3 - Fu dato agli uomini un avvertimento
4 - Furono risparmiati alcuni esseri umani
5 - Furono risparmiati degli animali
6 - Gli esseri risparmiati furono salvati su un’imbarcazione

- Africa orientale – Masai
- Australia – Kurnai
- Babilonia – Beroso
- Babilonia – Epopea di Gilgamesh
- Birmania – Singh-pho
- Bolivia – Chiriguano
- Borneo – Daiacchi del mare
- Canada – Cree
- Canada – Montagnais
- Cina – Lolo
- Cuba – Indigeni
- Egitto – Libro dei Morti
- Figi – Tradizione Walavu-levu
- Galles – Leggenda di Dwyfan
- Grecia – Luciano di Samosata
- Guyana – Macusi
- India – Arcipelago delle Andamane
- India – Bhil
- India – Kamar
- Iran – Zenda Avesta
- Islanda – Edda
- Messico – Codice di Chimalpopoca
- Messico – Huichol
- Nuova Zelanda – Maori
- Penisola malese – Jakun
- Perù – Indiani di Huarochiri
- Polinesia Francese – Raiatea
- Russia – Voguli
- USA (Alaska) – Coliusci
- USA (Alaska) – Tlingit
- USA (Arizona) – Papago
- USA (Hawaii) – Leggenda di Nu-u


La scienza e il diluvio universale

“Molti sorridono sentendo il racconto dei giorni di Noè.
Eppure, su alte montagne si trovano conchiglie marine. E che in un passato non troppo remoto ci fu un diluvio di immane proporzioni è confermato dal gran numero di fossili e carcasse rinvenuti in ammassi di detriti perfettamente conservati, intatti e non danneggiati ancora in piedi o in ginocchio….

Ecco un quadro davvero sorprendente per il nostro precedente modo di pensare. Vaste mandrie di enormi bestie, ben pasciute, non specificamente destinate a una vita in condizioni di freddo rigido, che pascolavano placidamente in pascoli assolati…


All’improvviso, furono tutti uccisi senza alcun visibile segno di violenza e prima che potessero inghiottire l’ultimo boccone di cibo, e poi furono congelati così rapidamente che ogni cellula del loro corpo è perfettamente conservata.”
(The Saturday Evening Post, “Riddle of the Frozen Giants”, di Ivan Sanderson, 16 gennaio 1960, pag. 82, 83)

L’abbondante precipitazione sommerse la terra, si formarono le catene montuose e i fondali marini e le “acque si ritirarono dalla terra” e fu senza dubbio accompagnata da gelidi venti nelle regioni polari. Lì il cambiamento di temperatura dovette essere rapidissimo e drastico. Varie forme di vita furono in tal modo intrappolate e preservate nel fango ghiacciato. Resti di mammut e rinoceronti sono stati rinvenuti in diverse parti della terra. Alcuni sono stati trovati nelle rocce della Siberia, altri sono stati conservati nel ghiaccio della Siberia e dell’Alaska. Alcuni sono stati rinvenuti con cibo non digerito nello stomaco o non ancora masticato fra i denti, segno di una morte repentina. Qualcuno ha calcolato che la sola pressione dell’acqua equivalesse a circa “tre quintali per centimetro quadrato”, sufficiente a fossilizzare rapidamente fauna e flora.
(D.Patten, The Biblical Flood and the Ice Epoch)

“Gli archetipi formulati da Jung sono stati comparati da diversi autori, in particolare Joseph Campbell, con le strutture dei miti e delle religioni umane, della cultura orale e delle fiabe popolari, riscontrando una certa convergenza di significato fra le espressioni mitiche-religiose delle varie società umane verso alcuni motivi fondamentali che sono, a loro volta, considerabili come degli archetipi. «I principali motivi mitologici d’ogni tempo e d’ogni razza sono probabilmente di questo tipo», afferma Jung in Psychologische Typen[4] del 1921.

A questo approccio prevalentemente psicologico nello studio della mitologia tramite gli archetipi si affianca un approccio prevalentemente etnologico risalente a Alfred Radcliffe-Brown in cui, invece, «il clima, la geografia, le strutture sociali come forze modellatrici delle idee, degli ideali delle fantasie e delle emozioni [sono considerati] più importanti delle strutture innate e delle capacità della psiche» (fonte: wikipedia)

https://crepanelmuro.blogspot.com/2014/06/il-mito-mondiale-del-diluvio-universale.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+LaCrepaNelMuro+(La+Crepa+nel+muro) 

 

sabato 27 febbraio 2021

La Danimarca costruirà la prima isola energetica al mondo

Sorgerà nel mezzo del Mare del Nord e fornirà e immagazzinerà energia verde sufficiente per alimentare tre milioni di famiglie europee sfruttando il vento. Si tratta della prima isola energetica artificiale al mondo messa in cantiere dalla Danimarca.

L’isola sarà predisposta a 80 chilometri a ovest della penisola dello Jutland e inizialmente avrà una superficie di 120.000 metri quadrati, l’equivalente di 18 campi da calcio. Sarà in grado di produrre energia grazie a 200 turbine eoliche giganti offshore, cioè posizionate in mare aperto.

È il progetto infrastrutturale più grande e ambizioso della storia della Danimarca, uno dei primi paesi a sfruttare l’energia eolica, e dovrebbe costare in totale 210 miliardi di corone danesi, ovvero circa 28 miliardi di euro. Gli studi e i progetti per la realizzazione dell’isola dovrebbero essere completati nel 2024 e l’impianto dovrebbe entrare in funzione nel 2030.

Una seconda isola, più piccola, sorgerà vicina all’isola di Bornholm, nel mar Baltico, a una quarantina di chilometri dalle coste svedesi.

Il piano fa parte del programma danese avviato già da molti anni per ridurre le emissioni inquinanti e raggiungere la cosiddetta “neutralità climatica” entro il 2050. In quest’ottica va letta anche la recente decisione di bloccare qualunque nuova concessione per la ricerca di giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord.

  https://www.dolcevitaonline.it/la-danimarca-costruira-la-prima-isola-energetica-al-mondo/

 

venerdì 26 febbraio 2021

Sangue RH negativo: sappiamo tutto?



da roccoblogger

Il sangue RH negativo è una linea di sangue esotica o una mutazione casuale?

Abbiamo tutti qualche nozione a proposito di “gruppi sanguigni” e che accanto alla indicazione del “gruppo”di appartenenza troviamo anche l’indicazione del “Fattore RH” che può essere positivo o negativo. 
Ma cosa è esattamente?

RH” sono le prime due lettere del termine inglese “Rhesus” che identifica una scimmia (il macaco), primate sul quale è stato identificato per la prima volta nel 1939-1940. Il “fattore RH” è un tipo di antigene (sostanza in grado di essere riconosciuta dal sistema immunitario) che si può trovare sulla superficie dei globuli rossi.

Gli antigeni genericamente denominati RH sono circa 30, ma a noi interessa quello denominato “antigene D” (è un antigene formato da una molecola di natura proteica): è la sua presenza o assenza che distingue il sangue in RH positivo o RH negativo. La presenza quindi dell’antigene D, e cioè l’avere un RH positivo, dimostra chiaramente la parentela con le scimmie. 

La presenza di questa “parentela” non desta in noi alcuna sorpresa (vedi teoria evoluzionistica di Darwin), la sorpresa invece sta nel fatto che alcuni (un 15% circa della popolazione mondiale) ne è invece sprovvisto ...


Gli studi fatti hanno dimostrato che il fattore RH negativo è apparso sul nostro pianeta circa 35.000 anni fa e che ha una diffusione disuniforme: è molto forte in alcune aree geografiche circoscritte mentre è praticamente assente in Asia.  

L’ipotesi più dibattuta che è stata avanzata è che il fattore RH negativo sia stato introdotto nel genoma umano da una fonte esterna, cioè ci sarebbe stata una specie aliena che avrebbe manipolato la vita preesistente per creare l’uomo moderno. E le due linee di sviluppo dei nostri progenitori: l’uomo di Neanderthal, specie estinta, e l’homo sapiens dalla quale discendiamo, starebbero a dimostrarlo.

Sangue RH negativo: compatibilità con nascituro.

Abbiamo detto che la maggior parte delle persone (85%) hanno il sangue RH positivo, ma ci sono anche casi, tuttavia, in cui le persone hanno il sangue RH negativo ed in questi casi possono verificarsi problemi di salute per il nascituro di una madre RH negativo quando il bambino è RH positivo, questo ha portato alcuni a suggerire che il sangue RH negativo deve essere di origine non umana. Le teorie vanno da quelle soprannaturali come l’essere divino, discendenza o appartenenza a un gruppo di persone divinamente scelte, o spiegazioni scientifiche e pseudoscientifiche come l’incrocio con gli extraterrestri. 

La maggior parte degli scienziati che hanno studiato il gruppo sanguigno ha concluso che è molto probabilmente solo una mutazione casuale. 

Questa spiegazione sembra essere la più coerente con le prove disponibili e quella che è maggiormente in grado di sopportare il Rasoio di Occam (“a parità di elementi la soluzione di un problema è quella più semplice e ragionevole”). 

Ciò che è insolito nel sangue RH negativo è che il gene per esso è sorprendentemente comune nonostante sia potenzialmente dannoso quando una donna RH negativo è incinta di un bambino RH positivo, il sangue della madre è essenzialmente tossico per il bambino. 

Per alcune persone, sembra che il corpo della madre stia rigettando il bambino, il che li ha indotti a suggerire forse il motivo: il rigetto è l’incompatibilità basata sul fatto che madre e figlio siano di specie diverse, altri suggeriscono che i lignaggi con il gene per il sangue RH negativo sono semplicemente speciali in qualche modo e non erano destinati a essere mescolati con lignaggi che sono prevalentemente RH positivo.


Sangue RH negativo: lignaggi.

Una popolazione che contiene una frequenza insolitamente alta del gene per il sangue RH negativo sono i baschi della Spagna nord-orientale. I baschi hanno la più alta incidenza del gene tra tutte le popolazioni del mondo. 
I baschi parlano anche una lingua non-indoeuropea e hanno marcatori genetici che precedono l’ascesa dell’agricoltura. 

Ciò ha portato a ipotizzare che il sangue RH negativo sia legato alle origini Cro-Magnon risalenti al periodo paleolitico superiore in Europa. 

Tra le teorie più esotiche c’è l’idea che il gene RH negativo rappresenti un ramo separato dell’umanità che si è congiunto con il ramo uscito dall’Africa. 

Qualcuno è arrivato a dire che quelli con sangue RH negativo sono discendenti della razza Hyperborea (la razza umana originale?). I seguaci di questa idea ritengono che questa mitica razza fosse bionda e con gli occhi azzurri e che includesse la maggior parte dei maestri spirituali più importanti della storia, incluso Gesù. 
Alcune persone che non sono soddisfatte dell’idea che quelli con sangue RH negativo sono un’altra forma di umanità, hanno suggerito che il tratto proviene da extraterrestri che si sono incrociati con gli umani o hanno creato esseri umani attraverso l’ingegneria genetica.

Sangue RH negativo: il ruolo della genetica.

Questo tratto inusuale può, tuttavia, essere spiegato anche in termini di relativa genetica umana ordinaria e selezione naturale. Una possibilità è che il gene per il sangue RH negativo abbia qualche tipo di vantaggio selettivo che superi le conseguenze negative. Un esempio noto di questo fenomeno sarebbe il caso dell’anemia falciforme e della malaria. Un’ampia percentuale della popolazione nell’Africa occidentale, dove la malaria è comune, è costituita da portatori del gene dell’anemia falciforme, sebbene non abbiano la malattia in sé. Il motivo è che il solo portatore del gene dell’anemia falciforme conferisce alla persona portatrice l’immunità alla malaria. 

Anche se l’anemia falciforme è dannosa, anche mortale, portare il gene dà un vantaggio selettivo e quindi è molto più comune di quello ci si aspetterebbe. Scienziati che studiano gli effetti del sangue RH negativo hanno scoperto che gli individui portatori sono più resistenti ad alcuni parassiti come il toxoplasma che può minacciare i nascituri. È stato anche scoperto che ci sono più portatori del gene in aree in cui il toxoplasma è più comune. 

Questo suggerisce che i portatori di sangue RH negativo potrebbero essere più comuni del previsto perché c’è un vantaggio selettivo positivo, una maggiore resistenza ai parassiti, che supera il negativo.


Sangue RH negativo: potrebbe provenire dagli extraterrestri?

La spiegazione extraterrestre è la più problematica tra tutte perché il gene RH negativo è chiaramente una variazione di un gene completamente umano. A meno che non sia stato specificamente progettato da extraterrestri da un gene umano preesistente, è improbabile che provenga da qualcosa di diverso dall’Homo Sapiens. 

L’altro problema è il risultato dell’ibridazione con gli extraterrestri è che gli extraterrestri hanno probabilmente una biologia e un genoma completamente diversi rispetto agli esseri umani. Il loro genoma potrebbe anche non essere basato sul DNA, ma su qualcos’altro come l’RNA o qualche forma esotica di deposito genetico che non si è mai evoluto sulla Terra. Ciò renderebbe qualsiasi improbabile ibrido se non impossibile. 

Come avrebbe detto l’astronomo Carl Sagan, “sarebbe più facile fare un ibrido uomo-tulipano, che un ibrido extraterrestre-umano”. L’improbabilità e l’incertezza delle altre opzioni rendono la spiegazione che il sangue RH negativo è solo una mutazione che è diventata comune in alcune popolazioni a causa di un vantaggio selettivo l’opzione più probabile. È anche quello che più facilmente sopravvive all’applicazione del Rasoio di Occam. 
Se questo tipo di sangue fosse dovuto a un’altra specie umana, per non parlare degli extraterrestri, molte altre assunzioni inutili che sono difficili da verificare devono essere fatte. Di conseguenza, l’evidenza indica attualmente poco più di una mutazione ordinaria come causa del fenotipo del sangue RH negativo.

In conclusione, noi rimaniamo dell’idea originale, anche perché è la più affascinante e si collega direttamente con la Bibbia: i portatori di sangue RH negativo sono gli ultimi eredi degli “angeli caduti” o Nephilim o giganti o degli antichi déi che si sono accoppiati in tempi remoti con “le figlie dell’uomo”.

 

giovedì 25 febbraio 2021

SINTETICHE SUPPOSIZIONI SUL COSMO E SULL’ETERNITA’ DELLE COSE

di Franco Libero  Manco

Come il piccolo così il grande

Se si parte dal presupposto che, come dice la fisica, nulla si crea e nulla si distrugge, le cose esistono da sempre, anche se mutano nel tempo e nello spazio.  La materia, come noi la conosciamo,  muta e nel suo mutare si evolve e passa da dimensione in dimensione a seconda della sua composizione energia/materia.

Se la materia avesse un inizio avrebbe anche una fine: fine è estinzione nel nulla e il Nulla non esiste. Per questo la materia (il Cosmo, L’universo) è infinita ed eterna.

Probabilmente un centro primigenio ha generato la materia, la molteplicità delle cose individuali che formano i componenti della coscienza collettiva. Come ogni granello di polvere forma la materia, ogni goccia forma l’oceano, anche se la goccia non ha consapevolezza dell’oceano.

O l’universo ha generato se stesso all’interno del Nulla (ma il Nulla non può contenere qualcosa) o vi è un principio esterno alla materia di natura diversa che ha generato la materia. Ma un principio esterno/eterno/infinito non può generare cose transitorie. Le cose infinite non hanno né principio né fine.

Se l’universo è infinito non può essere all’interno di qualcosa di finito e quindi di transitorio. Se fosse transitorio sarebbe all’interno di qualcosa di transitorio, cioè di materiale che lo contiene, e questo, a sua volta, di  qualcos’altro di transitorio; quindi l’universo materiale è all’interno di qualcosa che è eterno ed infinito. Quindi le cose esistono da sempre e sempre esisteranno anche se, in forme e dimensioni diverse.

Ogni cosa materiale, parte dell’universo. è energia concentrata. La materia è composta di atomi. L’atomo di particelle sub atomiche ( elettroni, protoni, neuroni, quark). Se più atomi fanno una cellula, più cellule formano i tessuti, più tessuti un organo e più organi un apparato e, più apparati un corpo, più corpi formano le galassie, più galassie l’universo: l’indagine non può fermarsi all’universo: più universi che formano?

Ogni pensiero individuale è parte del pensiero collettivo. Ogni coscienza individuale è parte della coscienza collettiva e questa della Coscienza Cosmica. Se un corpo è dotato di coscienza e intelligenza non possono esserne prive le singole parti che lo compongono.

http://associazionevegananimalista.it/2021/02/22/sintetiche-supposizioni-sul-cosmo-e-sulleternita-delle-cose/

 

mercoledì 24 febbraio 2021

Namasté, Il Meraviglioso Significato Del Saluto Che Arriva Dall’Asia


Namasté” è una parola che è giunta fino a noi dalla lontana Asia.

In realtà è molto di più di una semplice parola: è un atteggiamento, un invito, un abbraccio, una carezza all’anima, un ringraziamento, una vera e propria celebrazione dell’altro.

Namasté: cosa significa e come si fa?

Può essere un saluto quando ci si incontra oppure un modo per accomiatarsi o ancora una modalità per ringraziare in modo particolarmente sentito.

Si pronuncia questo termine magico unendo i palmi delle mani in preghiera vicino al cuore o vicino alla fronte, chiudendo gli occhi e inchinandosi alla persona che abbiamo di fronte. C’è chi fa sbocciare un grande sorriso mentre lo pronuncia oppure chi preferisce rimanere in uno stato di serietà. Si resta in quella posizione per alcuni istanti, come a raccogliersi per compiere in modo consapevole e presente un gesto colmo di significato.

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Leggi anche —> Ecco perché è importante rivolgersi ad una persona chiamandola per nome

Namasté è una parola sanscrita formata da “Namas” che vuol dire “inchinarsi” e “te” che significa “a te“. Ci si inchina con il corpo e con lo spirito al divino che abita l’altra persona, lo si riconosce, gli si dà attenzione. E’ uno scambio di energia e di autentico amore.

“Il termine NAMASTE significa: “lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te” . Quando incrociate per la prima volta lo sguardo di una persona, salutatela dicendo mentalmente “NAMASTE“: in questo modo riconoscerete che l’essere là fuori è lo stesso che avete dentro di voi. Così facendo, il vostro interlocutore riconoscerà a un livello profondo il linguaggio del vostro corpo, la vostra espressione e il vostro tono -in pratica, la vostra essenza. Anche se si tratta di un saluto silenzioso, egli recepirà in maniera più o meno consapevole il rispetto implicito del vostro saluto.”

DEEPAK CHOPRA – LE COINCIDENZE

Comprendiamo così che non è solo un semplice saluto ma un vero e proprio modo di riconoscere l’altro nella sua profondità, è un gesto di autentica gentilezza, un atto di rispetto e di grande empatia.

Cosa cambia pronunciando “Namasté”?

Le parole che scegliamo escono nel mondo e dipingono la realtà. Ecco perché è importante sceglierle con cura e preferire il silenzio ad una parola inutile o non adatta alla circostanza.

Decidere di pronunciare “Namasté” e di congiungere le mani è come un rito che ci permette di fermarci, di respirare profondamente, di dirigere l’attenzione dentro di noi e arrivare con il cuore alla persona che abbiamo di fronte. E’ un invito a far regnare, anche se per pochi istanti, la calma, il silenzio, l’immobilità dei pensieri. E a far parlare solo il cuore.

E’ un modo di restare e di non fuggire (con il corpo e con il pensiero), di impiegare il tempo per l’altro, di arricchirsi a vicenda.

Leggi anche —> Ad andare via sono capaci tutti. E’ restare la grande sfida

Compiere questo gesto con presenza annulla le distanze, le differenze di qualsiasi tipo tra gli individui, consola, unisce, collega le anime e le fa sentire più unite, meno sole. Anche senza un contatto diretto tra i corpi con questo saluto si forma una vicinanza di spirito intima, delicata e profonda. Fa sperimentare la vera unione: di pensieri, di intenzioni, di energia vitale!

Alla base di questo termine c’è la convinzione che il divino abita dentro ognuno di noi e che ogni persona, e ogni essere vivente in generale, lo rappresenta nella sua unicità. Inchinarsi all’altro è allora un inchinarsi al divino, celebrarlo, ringraziarlo, amarlo.

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Namasté: un invito all’attenzione

Questo bellissimo saluto indiano è un invito. A dare attenzione. Dentro e fuori di noi. Alle nostre emozioni, al nostro respiro, al nostro mondo interno. Ma anche un fermarsi a vedere – con gli occhi dell’anima – chi abbiamo di fronte.

Il nostro corpo, la nostra voce e il nostro intento si intrecciano per dar vita ad una vera e propria poesia formata da un’unica potentissima parola. Il nostro abituale “ciao” detto spesso con fretta, freddezza e noncuranza è una non attenzione che ci porta a non vedere, a non sentire e a non comprendere la meraviglia che è tutta intorno a noi.

Nel momento in cui finalmente diamo attenzione a ogni cosa, anche un filo d’erba può diventare un misterioso, fantastico, indescrivibile magnifico mondo a sé.
(Henry Miller)

Namasté è da sperimentare, da vivere nella sua semplicità e potenza, da regalare e da donare alle persone, agli alberi, agli animali che incontriamo nel nostro cammino.

Una parola magica che può aprire i cuori.

 https://www.eticamente.net/69237/namaste-il-meraviglioso-significato-del-saluto-che-arriva-dallasia.html

martedì 23 febbraio 2021

Una via per essere sani

D.: Hai detto che il mondo intero è un caos. Cosa cerchi di creare nell’uomo, nel mondo?

R.: Semplicemente affermo che esiste una via per essere sani, dico che puoi uscire da questa pazzia creata in te dal passato.

D.: In che modo?

R.: Semplicemente osservando come un testimone i tuoi processi di pensiero, questo è il mio metodo di meditazione. Non è una preghiera, perché non esiste un Dio da pregare: è semplicemente un sedersi in silenzio e osservare i pensieri che ti scorrono davanti; un semplice osservare senza interferire, senza nemmeno giudicare perché, nel momento in cui giudichi, hai perso la pura osservazione. Nel momento in cui dici: «Questo è bene, questo è male», sei già rimbalzato nel processo del pensiero.
Occorre un po’ di tempo per creare una distanza tra il testimone e la mente; una volta che questo stacco esiste, avrai una piacevole sorpresa: tu non sei la mente, sei il testimone, un osservatore. Questo processo di osservazione è la reale alchimia della vera religione poiché, via via che diventi sempre più profondamente radicato nell’osservazione, i pensieri iniziano a scomparire; e arriva un momento in cui non ci sono più pensieri. Tu esisti, ma la mente è totalmente vuota: questo è il momento dell’illuminazione. Questo è il momento in cui, per la prima volta, non sei più condizionato, sei sano: un essere umano davvero libero.

Osho



http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa

 

lunedì 22 febbraio 2021

La Vera Amicizia Tra Donne E Il Suo Immenso Potere Terapeutico


L’amicizia tra donne è un legame tra i più profondi del genere umano.

Quando le bambine, le adolescenti o le donne trovano nel loro percorso di vita un’anima femminile a loro affine s’instaura un rapporto di grandissima intensità.

Le bambine con la prima amicizia del cuore scoprono parti del mondo e di se stesse rimaste silenti fino a quel momento, le ragazze trovano nell’amica più vicina un conforto, un sostegno e un punto di riferimento nutriente e arricchente, le donne grazie alle amiche liberano e fanno scorrere tutta la propria energia femminile.

Non esiste un legame più profondo come quello tra due amiche. Le amiche sono come sorelle che si scelgono.
(Anonimo)

amiche sull'autobus
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Come nasce l’amicizia tra donne

Non è facile instaurare un legame di profonda amicizia con un’altra persona. Innanzitutto è il cuore e non la mente a scegliere un’amica. Non lo si può programmare, preparare o costringere. Accade e basta.

Può capitare che questo legame nasca dopo anni di frequentazione con una persona con la quale non si aveva mai particolarmente legato, ma poi all’improvviso a causa di accadimenti o di cambiamenti interiori o di condivisione di momenti particolarmente intensi a livello emotivo, qualcosa scatti dentro ad entrambe e le porti ad avvicinarci. Sempre di più. Fino a giungere ad una relazione sempre più intima, sempre più aperta, sempre più importante.

Oppure, come nelle relazioni amorose, può accadere un vero e proprio colpo di fulmine. Incontrarsi per la prima volta e ritrovarsi ad essere già molto intime, già molto in sintonia, già amiche preziose. Si percepisce nel periodo successivo a questo incontro di anime un vero e proprio bisogno di vedersi, di stare insieme, di confidarsi, di nutrirsi a vicenda.

L’amicizia tra donne è diversa da quella tra gli uomini. Si parla di cose diverse. Noi scaviamo in profondità. Andiamo oltre, anche se non ci siamo viste per anni. Tra donne avvengono degli scambi ormonali simbiotici. Senza le mie amicizie femminili, non so dove sarei ora. Dobbiamo comprenderci e aiutarci a vicenda.
(Jane Fonda)

Leggi anche —> La sorellanza ti aiuta a recuperare il contatto con te stessa e con il mondo

Le caratteristiche dell’amicizia tra donne

Amiche che ridono
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Quando una donna si lega ad un’altra donna in modo autentico e profondo si crea un intreccio di destini, di vissuti e di emozioni che arricchiscono la vita di entrambe. Il legame è talmente forte da percepirne la presenza anche in assenza, da ritrovarsi spesso a pensare e dire le stesse cose, da capirsi solo mediante gli sguardi. La sintonia che si crea è qualcosa di magico che non ha bisogno di parole o di spiegazioni.

Con un’amica si è completamente se stesse, si è certe di essere accolte per quello che si è davvero e si accoglie l’altra nella sua completezza: c’è come un accordo non detto tra le amiche e cioè di esserlo solo a patto di togliersi tutte le maschere e rivelarsi nella propria nudità interiore.

Una vera amica è colei che ti prende per la mano e ti tocca il cuore.
(Gabriel Garcia Márquez)

Si arriva così ad un’intimità tale da poter svelare ad un’amica tutti i segreti, le più nascoste paure, i timori mai confessati, i sogni e le idee più bizzarre. In un’amicizia vera infatti non esistono giudizi ma solo aperture di cuore, ascolto autentico, osservazione dei moti dell’anima, presenza senza compromessi.

Si cammina insieme nel percorso della vita, mano nella mano, allo stesso livello, con sguardo amorevole ed entusiasta nel condividere l’esistenza vicine e unite.

Con un’amica ci si diverte in modo puro, si ride senza fine, si scherza e ci si abbandona al genuino gusto della vita. Ma si può anche rimanere in silenzio per lungo tempo senza sentirsi a disagio.

Il miglior genere di amica è quello con cui ti puoi sedere sotto un portico senza dire mai una parola, e a poco a poco sentirti come se avessi fatto la più bella conversazione del mondo.
(Anonimo)

Il potere terapeutico dell’amicizia tra donne

Le donne hanno particolarmente bisogno di rapporti amicali intensi e profondi. Per sentirsi meno sole, per trovare comprensione del proprio mondo interiore, per abbracciare altre prospettive della vita, per condividere pesi, sofferenze, paure ma anche progetti, sogni, ideali.

Ciò che nasce nell’amicizia tra donne non si può trovare in altri rapporti umani. Ecco perché è di fondamentale importanza che le donne trovino il tempo, il modo e l’apertura ad accogliere nella propria vita legami profondi con altre donne. In un mondo sempre più individualista coltivare questi legami intensi è una via di guarigione per le fatiche, le sofferenze e i pesi mentali che appartengono alle donne.

Le amiche, creature benedette.
Le amiche lo sanno, anche se non lo dici.
Le amiche ti prendono, ti accompagnano,
ti aiutano a rialzarti, quando le altre persone nemmeno sapevano che eri caduta.
Le amiche lo sanno.
(Fragmentarius)

L’occhio della donna attenta vede situazioni, stati d’animo, realtà che spesso sfuggono ai più e questa sua attenzione alla vita può donare una parola, un abbraccio o un semplice sorriso di consolazione che giunge nelle profondità di chi lo accoglie.

Si creano così reti di donne in grado di supportare, di sostenere, di dare forza e coraggio, di curare e proteggere il femminile e tutte le sue meravigliose manifestazioni.

Un’amica conosce la melodia del nostro cuore e la canta quando ne dimentichiamo le parole.
(C.S. Lewis)

https://www.eticamente.net/69222/la-vera-amicizia-tra-donne-e-il-suo-immenso-potere-terapeutico.html

 

sabato 20 febbraio 2021

I Ricordi D’infanzia Che Rievochiamo Dicono Molto Di Noi

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I primi anni della vita sono i più intensi. Sono quelli dei primi passi, delle prime parole, della scoperta del mondo: essi rappresentano l’universo della prima volta. Tuttavia, se questi momenti sono caratterizzati dallo stupore e dalla meraviglia, poco ci rimane della memoria di quegli attimi in cui imparavamo a vivere nel mondo.

Ci rimane molto poco dei ricordi della prima infanzia: se alcuni si ricordano in maniera eccezionale alcuni momenti risalenti al secondo anno di vita, la maggioranza delle persone fatica a rammentare ciò che successe prima dei 6 anni. Si chiama “amnesia infantile” l’incapacità degli adulti di recuperare la memoria dei primi anni di vita che, seppure sono i più volatili al livello della coscienza, rappresentano la traccia indelebile che condizionerà buona parte del loro futuro.

Amnesia infantile: una ragione fisiologica o culturale?

Quando cerchiamo di ricordare il nostro passato, arriva un momento in cui sembra di leggere una biografia alla quale sono state strappate le prime, preziose, pagine. Dove sono finite le nostre prime memorie?

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Prima di proseguire, è ben precisare che secondo gli studiosi esistono due tipi di amnesia infantile: quella detta “hard” e che coinvolge il nostro vissuto fino ai 3 anni, caratterizzata da un’assenza quasi totale di ricordi, e l’amnesia detta “soft”, che abbraccia di solito il periodo che va dai 3 ai 6 anni e del quale possiamo conservare una vaga e sfocata memoria episodica. Al di là dei 6 anni invece è molto più facile ricordarsi del proprio passato, ecco perché questa età è definita come la childhood amnesia boundary ovvero “la frontiera dell’amnesia infantile”.

Si crebbe per molto tempo che la causa della mancanza di ricordi dei primi anni fosse da imputare allo sviluppo ancora incompleto del sistema neurologico nei bambini intorno ai 3 anni d’età. Studi recenti hanno dimostrato invece quanto l’amnesia infantile sia influenzabile dal mondo esterno, mostrando un gap importante sia nella natura dei ricordi che nell’età di questa prima memoria a seconda della cultura di riferimento.

La cultura occidentale, particolarmente improntata sull’individualità, vede una maggioranza di adulti in grado di ricordare momenti topici intorno ai 3 anni d’età rispetto alla cultura asiatica caratterizzata da un pensiero focalizzato su una concezione più collettiva che fissa i primi ricordi soltanto dai 6 anni in poi.

Secondo questa teoria, le prime memorie autobiografiche dipenderebbero dalla capacità della persona di percepirsi come un essere individuale, in grado di distinguersi dagli altri, e quindi deriverebbero dalla creazione dell’identità personale, del sé autonomo, incentivata dal proprio ambiente culturale.

Le emozioni aiutano a ricordare

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Ogni nostro ricordo d’infanzia è legato ad un’emozione particolare in grado di condizionare, nel bene e nel male, gli eventi futuri in quanto ci incentiverebbero a ricercare o evitare esperienze che potrebbero portarci a vivere le stesse emozioni. In effetti, non ricordiamo indistintamente gli eventi in base ad una scala cronologica bensì teniamo memoria di ciò che risuona fortemente con la nostra identità o ciò che ci ha colpito particolarmente. In qualche modo possiamo dire che i ricordi che riusciamo a custodire in memoria parlano di aspetti topici del nostro “io”, che siano consci o inconsci: ciò che ricordiamo racconta molto di noi.

Se l’impatto emotivo è ciò che permette al ricordo di fissarsi nella nostra memoria, ciò lo iscrive di diritto nell’esperienza soggettiva, bypassando la realtà oggettiva dei fatti; ciò significa che non è tanto l’impatto obiettivo col quale un evento si sia manifestato nella nostra vita a fare la differenza quanto come, al livello emotivo, esso sia entrato nel nostro mondo personale. La soggettività del ricordo è il motivo per il quale la memoria può giocarci alcuni scherzi portandoci a ricordare alcuni eventi diversamente da come essi si sono verificati realmente.

La narrazione in differita: quando i ricordi cambiano col tempo

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La memoria del passato, ricordata sulla base delle emozioni che ci ha lasciate, può evolvere col tempo, arricchendosi di particolari man mano che andiamo avanti con l’età per rispondere ad alcuni bisogni interiori di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli. Può capitare di operare queste piccole modifiche in buonafede, anche se siamo convinti dell’autenticità del ricordo.

Questa narrazione “in differita” non è da considerarsi per forza come negativa in quanto la sua evoluzione può aiutarci a non rimanere congelati in alcuni schemi disfunzionali dovuti magari ad un’infanzia poco felice. La ricostruzione della narrazione personale legata alla prima infanzia può quindi permetterci di cambiare il nostro approccio ad un passato doloroso grazie ad un nuovo modo di raccontarlo.

Ovviamente, non si può cambiare il passato ma è possibile cambiare il modo in cui ci approcciamo ad esso, dandoci la possibilità di modificare l’impatto emotivo che possono aver lasciato in noi i ricordi che custodiamo nella nostra mente, così da portarci sulla schiena un bagaglio di memoria che ci sia utile e non d’intralcio al nostro camminare nel mondo.

“La vita sarebbe impossibile se ricordassimo tutto. Tutto sta a scegliere quello che si deve dimenticare.”
(Roger Martin Du Gard)

https://www.eticamente.net/69210/i-ricordi-dinfanzia-che-rievochiamo-dicono-molto-di-noi.html 

 

venerdì 19 febbraio 2021

In fuga dalla medicina ufficiale: analisi di un mercato “alternativo”

Nel corso degli ultimi decenni si stanno diffondendo nel mondo occidentale, in misura sempre più estesa, diversi tipi di trattamenti, rimedi e filosofie terapeutiche che non sono riconosciuti nel contesto della medicina ufficiale. Queste pratiche, nel loro insieme, sono di volta in volta connotate come: alternative, complementari, integrative, tradizionali, non ortodosse, olistiche, naturali, dolci e sono materia dibattuta, controversa per molti aspetti. Parliamo di tutte quelle attività che incorporano medicina tradizionale e soluzioni aneddotiche, credenze spirituali e approcci terapeutici che spaziano dalla naturopatia alla medicina ayurvedica, dall’omeopatia alla medicina cinese, dall’agopuntura alla fitoterapia. Si tratta di approcci di cui sicuramente abbiamo sentito parlare o che abbiamo sperimentato. L’espressione con cui in genere ci si riferisce a queste pratiche è Medicine complementari e alternative, MCA (nella letteratura scientifica CAM, Complementary and alternative medicines), acronimo che indica e contempla pratiche diverse, non omogenee nella prassi e nel modus operandi.

In linea di massima le patologie trattate con le MCA riguardano problemi comuni e di lieve natura. In queste situazioni l’attenzione all’unicità di ogni paziente, considerato non solo nella dimensione organica, ma anche in quella psicologica e sociale, la valorizzazione di un approccio non paternalistico, centrato sulle risorse della persona e sul suo coinvolgimento, rappresentano probabilmente le caratteristiche principali che rendono le MCA apprezzate dai pazienti. Questi sono in prevalenza donne, di elevato livello culturale, con condizioni socioeconomiche medio-alte, che in grande maggioranza ricorrono contemporaneamente anche alla medicina ufficiale. La decisione di utilizzare queste pratiche è presa sia sulla base di motivazioni di carattere positivo (ad esempio la speranza di ricorrere a trattamenti privi di effetti collaterali), sia sulla base di motivazioni di carattere negativo (ad esempio, disaffezione rispetto all’approccio della medicina ufficiale, considerato impersonale e troppo tecnologico).

Come tutte le industrie, MCA ha creato il suo mercato nello stesso modo in cui lo hanno fatto i colossi farmaceutici, quelli che gravitano nell’universo Big Pharma. Anche nel mercato della medicina alternativa contano i profitti, gli investimenti, gli imprenditori e i guadagni.

Sono 8 milioni, pari al 13,6% della popolazione, gli italiani che per curarsi scelgono le terapie non convenzionali e 10mila i camici bianchi che nella Penisola suggeriscono regolarmente trattamenti non convenzionali. Numeri in ogni caso molto inferiori a quelli di altri paesi europei come Francia (49% di utilizzatori), Germania (46%), Regno Unito (35%), Belgio (31%) e Paesi nordici (25% circa) che fanno riferimento a poche aziende chiave, quasi tutte nate negli ultimi trent’anni: Herbal Hills e Nordic Naturals, Herb Pharma e Pacific Nutritional sono tra queste.

Mentre il Vecchio Continente è il maggior consumatore di terapie e di rimendi complementari, il più grande produttore di progresso ayurvedico è la zona dell’Asia-Pacifico. Il ritmo costante con cui è improntato a crescere questo mercato nel sud-est asiatico fa pensare che la costosa medicina convenzionale lascerà più spazio negli anni a venire alle terapie mediche alternative e che, anche nei paesi orientali più sviluppati, la crescita del turismo medico alternativo crescerà del 7% entro il 2023 con la Cina e la Thailandia a rappresentare due autorità nell’agoterapia e nei massaggi.
Con il supplemento di tutta una bibliografia e sitografia dedicata, si scopre infatti che più della metà del turismo interno di questi due paesi è dettato da motivazioni mediche e spiritiche, e che ad oggi l’ammontare del capitale che circola grazie alla medicina non tradizionale aggiunge uno sprint notevole al PIL.

Poco più in là, in India, la medicina filosofica vale oggi oltre quindici miliardi di dollari. Fra tutti, questo paese si è calato nel ruolo di guru ayurvedico, facendosi portavoce di un’immensa subcultura spirituale e terapeutica che nutre un continuo e fiorente export internazionale.

La para-scienza, dunque, non solo non è un’attività piccola e privata, ma è anche carro trainante di molti paesi in via di sviluppo. Il ruolo di più grande import-export transnazionale e transoceanico delle soluzioni naturali tocca invece agli Stati Uniti e all’America Latina.

Nella sostanza, quello che promette Mca, che rifugge il metodo scientifico a vantaggio di teorie, convinzioni, testimonianze, aneddoti e opinioni, è una crescita veloce e costi bassi con un’offerta pressoché infinita e una domanda che per ora non ha subito contrazioni e che può generare guadagni elevatissimi. La medicina alternativa è a tutti gli effetti un mercato azionario e calibrato da investitori, ricercatori, sapienti dell’economia ed esperti del marketing aziendale che creano un mercato dal valore di miliardi di dollari annui.

Benché per una fetta consistente dei suoi consumatori, la medicina alternativa sia vista come un mondo idilliaco e ancestrale fatto di cura, magia e benefici, nei fatti si è costituita anch’essa come un macrocosmo dove contano il capitale e le azioni di Borsa. Da qui, la scelta libera di ognuno di avvicinarvisi oppure no, di crederci oppure no, ma almeno con la consapevolezza che non si sta abbracciando un mondo fatto di maestri sapienti e soluzioni miracolose, ma una realtà anch’essa improntata sulle mosse economiche del momento e sul movimento incessante del capitale.

  https://www.dolcevitaonline.it/in-fuga-dalla-medicina-ufficiale-analisi-di-un-mercato-alternativo/

 

giovedì 18 febbraio 2021

Abracadabra, I Segreti Della Formula Magica Più Antica Del Mondo


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Abracadabra è la formula magica più conosciuta al mondo e forse anche una delle più antiche. Se oggi è usata da numerosi prestidigitatori, era usata in passato come talismano e amuleto tramandandoci l’uso della parola come strumento magico in grado di cambiare la realtà sensibile: il potere evocativo dell’abracadabra diventava così potere creativo, trasformando colui che la pronunciava nell’intermedio tra il mondo misterico e quello materiale.

Per molti, questa parola rimasta invariata in tutte le lingue è ancora circondata da un alone di mistero. Molte sono le teorie che hanno tentato di scoprire la sua origine e il suo vero significato ma più ci si addentra nella storia antica alla ricerca della sua origine e più questa sembra scivolarci tra le dita fuggendo alla nostra comprensione.

Usata a scopo curativo, protettivo e rituale sin dall’antichità, la parola preferita dei maghi, stregoni, illusionisti ed imbroglioni, non manca ancora oggi di catturare il nostro interesse.

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Le origini dell’antica formula magica “abracadabra

Le prime referenze della parola “abracadabra” sembrano risalire al II secolo a. C. Nel suo poema De Medicina Praecepta Saluberrima, conosciuto anche come Liber Medicinalis, lo studioso romano Quintus Serenus Sammonicus prescrive a chiunque sia affetto dalla febbre emitritica di indossare un amuleto contenente la parola abracadabra scritta a forma di cono rovesciato, ripetendola per undici volte con l’accortezza di levare ogni volta l’ultima lettera.

Anche se sappiamo che questo termine è usato sin dall’antichità e nel modo greco-romano, la sua etimologia e il suo significato restano, ahinoi, incerti ancora oggi nonostante numerosi studiosi abbiano tentato di penetrare i segreti della sua origine.

Le teorie sulle origini semitiche: una formula per benedire o per distruggere?

Secondo la teoria di alcuni studiosi, la parola “abracadabraderiverebbe dall’ebraico ab ben  ruach hakodesh, ovvero “Padre, Figlio e Ispirazione divina”, che non sarebbe da ricondurre come si pensa erroneamente alla santissima Trinità, in quanto rientrerebbe nella proibizione di idolatria per la religione ebraica, ma sarebbe da attribuire ad un’invocazione degli attributi divini.

Elhiu Katz, sociologo specializzato nelle ricerche sulla comunicazione, ipotizzava invece che l’origine della parola “abracadabra” potesse derivare dalla scrittura bustrofedica di arba (quattro), dâk (del verbo “rompere”) arba, componendo la seguente formula: “Il quattro (il Tetragramma YHWH) distrugge i quattro (elementi). Altre ipotesi menzionano una derivazione dall’aramaico ha-bĕrakāh dabĕrāh, “pronunciare la benedizione”, oppure da Abreq ad habra , “invia la tua folgore fino alla morte”.

Secondo la tradizione biblica occorrerebbe usare, invece di abracadabra, la locuzione abra-ka-amra che significa “è creato mentre viene detto”.

La teoria gnostica e le gemme magiche

Secondo Helena P. Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica e famosa saggista occultista, abracadabra troverebbe la sua origine nel termine “Abraxas” o “Abrasax”, parola gnostico-mitraica che rappresentava la mediazione fra l’umanità e il dio Sole o ancora, come rivelano i codici di Nag Hammâdi, il nome dell’Eone, dio supremo della corrente gnostica, superiore al Demiurgo, identificato nel dio dell’Antico Testamento.

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Questa parola era scritta in antichità su numerose gemme, nella maggioranza dei casi chiamate “pietre di sangue”: eliotropio e ematite; assicuravano al loro portatore salute, aiuto e protezione. Sembra che alcune di queste gemme erano anche dedite alla protezione dal mal di stomaco e ritenute efficaci a tale scopo anche dal noto Galeno che, tuttavia, attribuiva le virtù mediche dei talismani alla natura stessa della gemma più che all’iscrizione stessa.

Altre pietre proteggevano dai demoni mentre alcune ancora servivano come talismani d’amore: oltre alla parola “Abraxas” vi erano iscritti i nomi delle due persone che si voleva unire, su entrambi i lati della pietra.

Parola magica, promemoria esoterico o scrigno di conoscenze matematiche?

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Al di là dell’uso della parola abracadabra nei trucchi di magia e sui palcoscenici di tutto il mondo che tuttavia le ha permesso di attraversare sia i millenni che gli oceani in virtù della curiosa tendenza umana a ripetere gesti e parole spesso senza capirne né il significato né l’origine, la sua funzione apotropaica è rimasta inalterata in ambienti sia esoterici e magici che in quelli contadini, nei quali troviamo spesso i vestigi di molte credenze di età precristiana.

La sua funzione magica cambierebbe in base alla struttura del triangolo che conterrebbe al suo interno la parola magica. La punta rivolta verso il basso sarebbe usata per distruggere o far sparire il male, come la parola stessa che andrebbe a diminuire fino a scomparire. Con la punta verso l’alto, il triangolo avrebbe la funzione di cono di potere, per incanalare ed aumentare la magia.

Carlo Levi, che si laureò in medicina prima di intraprendere la sua florida carriera artistica, narra nel suo libro autobiografico Cristo si è fermato a Eboli (Ed. Einaudi) di aver notato spesso il triangolo dell’abracadabra rivolto verso l’alto, portato come ciondolo in metallo o come foglietto scaramantico, dai contadini della Basilicata, chiamata allora “Lucania” sotto il regime fascista.

Sul potere magico, o meglio, matematico dell’amuleto triangolare con la punta verso l’alto, vi è un’interessantissima teoria che illustra quanto possa fungere da promemoria della scienza iniziatica antica di probabile matrice neoplatonica.

Per alcuni studiosi, si tratterebbe di una rappresentazione del triangolo di Tartaglia, meglio conosciuto come il triangolo di Omar Khayyam nell’antica Persia oppure di Yang Hui in Cina. Questo triangolo rappresenta la disposizione geometrica dei coefficienti binomiali e racchiuderebbe al suo interno, oltre alle 19 proprietà matematiche per le quali è diventato famoso, le leggi del Logos: la prima emanazione divina secondo il neoplatonismo di Plotino ovvero il potere della Parola divina creatrice.

https://www.eticamente.net/69111/abracadabra-i-segreti-della-formula-magica-piu-antica-del-mondo.html 

 

mercoledì 17 febbraio 2021

Michel de Montaigne. La naturale e originale malattia dell'uomo: la presunzione


«La presunzione è la nostra malattia naturale e originale. Tra tutte le creature l’uomo è la più fragile e la più soggetta alle calamità; nello stesso tempo è la più orgogliosa.»

(Michel de Montaigne, Saggi: Apologia di Raimondo Sebond, 1580.)

All’interno del vasto panorama filosofico rinascimentale, riveste una particolare importanza il pensiero di Michel de Montaigne (1553-1592). I Saggi (1580), la sua opera più celebre, sono una tappa fondamentale di quel processo di rivalutazione dell’uomo caratteristico dell’epoca umanistica, già analizzato dal sottoscritto nell’articolo Il concetto di uomo nel pensiero filosofico rinascimentale

I Saggi di Montaigne si pongono l’obiettivo di studiare, e quindi scoprire, le esperienze presenti in testi di autori antichi e moderni, per metterle in relazione con le proprie. Il pensatore segue in questo modo un metodo del tutto autobiografico: attraverso le proprie vicende, ed il paragone con quelle di altri autori indispensabili, egli vuole pervenire alla comprensione ed alla conoscenza della natura umana. 

Tra le esperienze passate, secondo Montaigne rivestono grande importanza lo stoicismo e lo scetticismo, tendenze filosofiche attraverso le quali l’individuo è riuscito a raggiungere la propria libertà spirituale. Lo stoicismo lo ha infatti svincolato dalla materialità, mentre lo scetticismo lo ha liberato dall’arrogante superbia di sapere inducendolo all’indagine ed alla ricerca ...

Pieter Bruegel the Elder - Superbia (Pride)

Nella sezione dei Saggi intitolata Apologia di Raimondo Sebond, Montaigne mostra un’idea di uomo del tutto differente da quella comune e più diffusa nel Rinascimento, esposta da Pico della Mirandola nel già citato Dialogo sulla dignità dell’uomo. Il filosofo francese descrive l’essere umano come una «creatura miserabile e infelice», anticipando le teorie moderne che presto interverranno a ridimensionare, se non abbattere totalmente, l’antropocentrismo umanistico.

Vi proponiamo un passo determinante di questo aspetto del pensiero montaigniano, estratto proprio dall’Apologia di Raimondo Sebond, contenuta nei Saggi.

Consideriamo dunque per il momento l’uomo solo, senza soccorsi esterni, armato solamente delle proprie armi e sfornito della grazia e della rivelazione divina, che sono tutto il suo onore, la sua forza, il fondamento del suo stesso essere. Vediamo quanta stabilità ha, con questo bell’equipaggiamento. Mi faccia capire, con la forza del suo discorso, su quali fondamenti ha costruito i grandi vantaggi che pensa di avere rispetto alle altre creature. Chi lo ha persuaso che questa meravigliosa oscillazione della volta celeste, la luce eterna di queste fiaccole che ruotano tanto fieramente sopra il suo capo, i movimenti spaventosi di questo mare infinito siano stati creati e siano continuati per tanti secoli per la sua comodità, e per servire a lui? È possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto il fatto che questa creatura miserabile e infelice, che non è neppur signora di se stessa, esposta alle offese di tutte le cose, si dica padrona e regina dell’universo, del quale non è in suo potere conoscere la più piccola parte, e tanto meno comandarla? […]

La presunzione è la nostra malattia naturale e originale.


Tra tutte le creature l’uomo è la più fragile e la più soggetta alle calamità; nello stesso tempo è la più orgogliosa. Egli si sente e si vede situato qui, tra la melma e lo sterco del mondo, legato e inchiodato alla parte peggiore, più morta e stagnante dell’universo, all’ultimo livello del creato, il più lontano dalla volta celeste, con gli animali della peggior condizione; e va con l’immaginazione a piantarsi al di sopra del cerchio della luna; a mettere il cielo sotto i propri piedi. Con la vanità di questa stessa immaginazione egli si rende eguale a Dio, si attribuisce qualità divine, da se stesso si elegge e si separa dalla calca delle altre creature, taglia le parti degli animali, suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro la porzione di facoltà e di forze che a lui sembra opportuna. Come fa a conoscere, con lo sforzo della sua intelligenza, i moti interni e segreti degli animali? Attraverso quale confronto tra noi e loro deduce la stupidità che attribuisce ad essi?

Da O. Pompeo Faracovi, Il pensiero libertino, Loescher, Torino 1977, pp. 24-25.

Una rappresentazione della Torre di babele

Da parole tanto forti è possibile individuare con facilità lo scarto che separa Montaigne dagli altri pensatori rinascimentali, ed in particolare da Pico della Mirandola. Il filosofo francese apre, dopo una rivalutazione ed esaltazione dell’uomo caratteristica dell’Umanesimo, una falla che preannuncia la crisi alla quale si assisterà con il progredire del pensiero filosofico.

L’uomo è un essere naturalmente contraddittorio, superbo eppure caduco, presuntuoso eppure mortale. Secondo quale convinzione egli può innalzarsi a padrone del mondo? Montaigne invita ad una mediazione tra il buio medievale e la celebrazione rinascimentale, necessaria affinché l’individuo acquisti il più sinceramente possibile il dominio di se stesso.

Queste pagine sono una critica al radicale antropocentrismo umanistico dilagante in quell’epoca. Montaigne auspica un atteggiamento che sia più scettico e meno megalomane, perché l’uomo che «si rende eguale a Dio», è in realtà una «creatura miserabile e infelice», aggiungo io vacua ed annoiata, che deve possedere la coscienza di ciò per poter vivere con dignità i pochi anni che gli sono concessi.

Attualizzando il passo, leggendolo ed interpretandolo in chiave contemporanea, si può notare come la presunzione umana di cui parla il filosofo francese, considerata a ragione «la nostra malattia naturale e originale», nel nuovo millennio, e già nel Novecento, sia giunta all’apice, generando ovunque distruzione, ed un progresso tecnologico che ha impoverito l’esistenza dell’individuo. Un individuo che, perduto dapprima nella società di massa, oggi chissà in cosa, ha smarrito la sua libertà, e dunque se stesso.

https://crepanelmuro.blogspot.com/2015/11/michel-de-montaigne-la-naturale-ed.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+LaCrepaNelMuro+(La+Crepa+nel+muro)

 

martedì 16 febbraio 2021

PENSA CHE TUTTI I FENOMENI SIANO SOGNI.

Risultato immagini per PENSA CHE TUTTI I FENOMENI SIANO SOGNI.


Questa è una tecnica estremamente potente.
Iniziate a contemplare in questo modo: se state camminando per strada ... contemplate che le persone che passano sono tutti sogni.
I negozi e i negozianti ...
i clienti e le persone che vanno
e vengono ...
sono tutti sogni.
Le case ... gli autobus ...
il treno ... l'aereo ... sono tutti sogni.
Sarete immediatamente sorpresi da qualcosa di enorme importanza che accade dentro di voi.
Nel momento in cui pensi che
"Tutti sono sogni" improvvisamente ... come un lampo ...
una cosa entra nella tua visione:
"Anch'io sono un sogno".
Perché se il visto è un sogno ...
allora chi è questo 'io'?
Se l'oggetto è un sogno ...
allora il soggetto è anche un sogno.
Se l'oggetto è falso ...
come può il soggetto essere la verità? Impossibile.
Se guardi tutto come un sogno ... improvvisamente troverai qualcosa
che sfugge dal tuo essere:
l'idea dell'io.
Questo è l'unico modo per far cadere l'ego ... e il più semplice.
Basta provare
- meditare in questo modo.
Meditare in questo modo più e più volte ...
un giorno il miracolo accade:
si guarda dentro ...
e l'ego non si trova lì.
L'ego è un sottoprodotto ...
un sottoprodotto dell'illusione che qualsiasi cosa tu veda è vera.
Se pensi che gli oggetti siano veri ...
allora l' io può esistere;
è un sottoprodotto.
Se pensi che gli oggetti siano sogni ...
l'ego scompare.
E se pensi continuamente che tutto è un sogno ...
poi un giorno ...
in un sogno nella notte ...
rimarrai sorpreso:
improvvisamente nel sogno ti ricorderai che anche questo è un sogno!
E subito ...
man mano che il ricordo accade ...
il sogno sparirà.
E per la prima volta vi sentirete profondamente addormentati ...
ma svegli
- un'esperienza molto paradossale ...
ma di grande beneficio.