lunedì 31 agosto 2020

Lo schiavo odia la Libertà a livello inconscio, ecco perché combatte chi ne parla



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  Quanti pomeriggi ti hanno rubato maestre, genitori e insegnanti, quando tu volevi solo correre nei prati con i tuoi amici, arrampicarti sugli alberi e toccare il cielo con un dito?

Quante volte ti è stato ripetuto che giocare è tempo perso?

Mentre è proprio giocando che si impara a vivere, ad essere solidali con i propri compagni, ad apprezzare le cose, tutte le cose. 
Giocare significa essere felici.

Quando sei piccolo mai penseresti di uccidere farfalle per poterle collezionarle, e lo sai perché?


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Perché quando camminavi a piedi scalzi su quei verdi prati, quando ti nutrivi con il calore del Sole sulla tua pelle e mangiavi i frutti cogliendoli direttamente dall'albero, apprezzavi la Libertà più di ogni altra cosa al mondo e le farfalle che ti volavano attorno festeggiavano e condividevano quella libertà con te, la tua felicità era la loro.


Quale uomo libero collezionerebbe mai delle farfalle? 



Sarebbe un vero sadico, un piccolo dittatore...

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Quando l'essere umano è piccolo e la sua mente ancora incontaminata dalla spazzatura sociale, ama gli alberi e l'uccellino che si posano a cinguetta nei suoi rami, quando invece diventa adulto e la spazzatura sociale accumulata negli anni sarà tale da averlo trasformato in un ruolo vagante, quello stesso essere umano, che ora non è niente più che un semplice uomo, taglierà l'albero su cui cantava quell'uccellino per poter costruire con il suo legno una casetta per uccelli. 

Capite l'assurdità? 

Quell'uomo ha tagliato un albero magnifico per costruire una piccola, insignificante casa al piccolo volatile. 




Ora vuole che anche quell'uccello
 venga rinchiuso tra le mura. 



Perché ha fatto questo? Perché gli è stato insegnato a racchiudere sé stesso in una proprietà privata, a dire “questa è la mia casa, la mia terra, la mia nazione.” 

Prima possedeva il mondo intero, ora possiede solo una casa, una proprietà, un lavoro, un ruolo, prima possedeva il tempo, ora possiede i soldi.

Cosi gli è stato insegnato cosi l'uomo vuole insegnare a sua volta inconsciamente all'uccellino, ai suoi figli e ai suoi nipoti.

Chi è stato indottrinato a lucidare le proprie catene odia qualsiasi cosa che gli ricordi la libertà, la odia a livello inconscio, per questo compie delle azioni stupide senza rendersene conto e senza provare alcun rimorso!

Daniele Reale

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 http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/02/lo-schiavo-odia-la-liberta-livello.html

sabato 29 agosto 2020

L'uomo

 



Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te la stanno perdendo,
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo conto pero' dei loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all'odio
senza tuttavia sembrare troppo buono ne' parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verita' che tu hai detto,
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte
e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere e ricominciare dall'inizio
senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore,i tuoi nervi,
i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti piu'
e cosi' resistere quando in te non c'e' piu' nulla
tranne la volonta' che dice : resisti !;

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onesta'
o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferirti ne' i nemici ne' gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa:
tua e' la Terra e tutto cio' che vi e' in essa
e - quel che piu' conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling

venerdì 28 agosto 2020

Il principio del vuoto – Joseph Newton


 Il principio del vuoto – Joseph Newton

Hai l’abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo, perchè pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo?
E dentro di te?
Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?
Non farlo…
E’ necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinchè cose nuove arrivino nella tua vita.
E’ necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinchè la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quello che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finchè stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.
I beni devono circolare.
Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza, gli arnesi, il garage… da quello che non usi più.
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita… bensì il significato dell’atteggiamento di conservare…
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza… si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità.
Con quest’idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita: che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.
Disfati di quello che ha perso già colore e lucentezza.
Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso…
-Joseph Newton
 http://www.testesso.com/2014/09/09/il-principio-del-vuoto-joseph-newton/

 

giovedì 27 agosto 2020

FANCULO "NAMASTÉ"











"Essere felici, essere buoni,
essere positivi, essere ottimisti,
essere di successo, essere svegli,
essere spiritualmente illuminati.


Consumare la dieta perfetta.

Vivere la tua vita migliore!
Scalare la tua carriera professionale.
Devi essere in forma e in salute.
Essere il tuo io più perfetto.
Manifesta il tuo scopo di vita.
Muoviti! Ottimizza le funzioni del tuo corpo.
Libera il tuo dolore, la tua paura, la rabbia, e la tristezza. Liberati dal dubbio.
Innamorati dell'uomo o della donna dei tuoi sogni
e vivi felicemente per sempre,
e non ti sentirai mai più solo/a di nuovo.
Questo sogno è bellissimo, ma ci sta letteralmente uccidendo.

L'anima eterna non ha interesse a vivere
sotto nessun ideale di felicità, anche se è bellissimo.

La tua rabbia, terribile e sacra,
bolle al di sotto di tutto il progetto di auto aiuto.
Grida per essere autentica,
per la verità a qualsiasi costo.

Fanculo con la bugia della “vita perfetta".
Questo ci rende solo depressi, ansiosi, drogati,
e in verità nutre la nostra colpa
e sentimenti di auto-disprezzo e di fallimento.
La lotta costante alla fine ci esaurisce,
ci fa cadere in ginocchio.
È troppo lavoro per il nostro povero organismo essere "positivi” per tutto il tempo.

L' inconscio è furioso per la bugia.
E vuole il suo cazzo di riposo.
Ma nel nostro stato esausto, anche con paura di contattare il nostro esaurimento, ci cappottiamo con bevande energetiche, le droghe, i mantra, la palestra, e più positività.
O semplicemente ci perdiamo nel pensiero.
O creiamo una nuova identità:
quella del "depresso" o "il fallito".
O semplicemente "andiamo oltre" l'esaurimento
e ci teniamo occupati con inutilità.

Siamo ancora in movimento a qualsiasi costo.
Senza sosta.
La felicità, letteralmente ci rende infelici.
Fanculo con questa forma di falsa felicità.

E' di vitale importanza fare spazio anche per l'oscurità.

Creare spazio nella tua vita per la pena,
la rabbia, la vergogna, la paura, e la solitudine.
Tirar fuori queste povere e fraintese creature dai loro nascondigli e portarle verso la luce.
E se non lo fai, ti prosciugheranno la tua vita come vampiri, fino a che non le ascolti.
Abbi la volontà di esporre anche la tua infelicità.
Dai una voce alla pena, alla rabbia, alla paura, alla solitudine che c'è nel profondo.

Rompi alcuni tabù.
Dì la parola "errata".
Distruggi la falsa immagine.
Forse perderai i seguaci.
Forse perdere gli amici.
Forse perderai il tuo lavoro.
Sicuramente perderai la tua maschera.

Il cambiamento deve farti tremare di paura. Bene!
È cosi' che dovrebbe essere.
Forse devi perdere tutto e devi iniziare una nuova vita.
Ma l'anima esulterà.
È già passata per una miriade di morti e rinascite.
Non gli importerebbe un cazzo
proteggere se stessa dal cambiamento.
Invece trova il cambiamento come eccitante,
ispiratore, anche erotico.

Esiste una felicità molto più grande che veramente abbraccia anche la nostra profonda infelicità senza metterla in imbarazzo.

Questa è la felicità che hai sempre desiderato.
La felicità che fa in frantumi la maschera,
distrugge le nostre difese, vede le nostre debolezze,
la nostra vulnerabilità, il nostro dolore più profondo...
e lo accetta e ci ama così come siamo.

Allora bene: ecco il tuo nuovo mantra spirituale...
Fanculo (il concetto mentale di) felicità.

Fanculo cercare di essere buono.
Fanculo con la spiritualità.
Fanculo con la perfezione.
Fanculo cercare di inserirsi.
Fanculo tutti gli dei, guru e guide
che alimentano la schifosa bugia della felicità
come una destinazione e un obiettivo.

Fanculo con la cultura narcisista,
e basata sulla colpa che sopprime
la nostra donna interiore preziosa e vulnerabile.

Accetta tutto e manda a fanculo tutto.

Benedici tutto e manda a fanculo tutto e ama tutto.
Apri il cuore a tutto.
Benedici questa sciocca mente umana con le sue idee condizionate e i suoi standard impossibili,
E i suoi tentativi infiniti di dirci come "dobbiamo" essere,
O quali sono i pensieri e i sentimenti "corretti".

Fanculo la bugia della felicità
che manda tutti a una tomba precoce.
Proteggi il bambino interno,
a colui che a volte si sente infelice,
solo, triste, disconnesso.
Smettila di dirgli oggi che sia felice,
che sia collegato, in pace,
che sia spirituale e sia pieno di tutto.
A questo bambino non importa un cazzo.
Vuole solo il tuo amore.
Inonda quel triste e solitario
essere interiore con curiosità, comprensione.
Respira su di lui.
Fanculo con tutte le forze del mondo che cercano di danneggiarlo o zittirlo.

E quando questo chiede:
"Mamma, papà, devo essere felice
ed essere perfetto per farmi amare?"
Puoi rispondergli:
"Certo che no!
Ti amo esattamente come sei.
Amo le tue debolezze e le tue imperfezioni,
e il tuo cuore vulnerabile.
Loro sono così belli per me,
e va bene non sentirsi in pace.
Non devi essere felice in questo momento.
Siamo infelici insieme”.
Ora si, questa è la fottuta felicità.

Jeff Foster


Rè Interiore: FANCULO "NAMASTÉ"

 

mercoledì 26 agosto 2020

I SOTTERFUGI DELL' IO


Come indica il suo nome la de-pressione è una caduta di pressione. Contrariamente alle apparenze, la pressione non è il risultato di circostanze esteriori, ma il riflesso di un atteggiamento mentale. Questo atteggiamento è composto da proiezione e anticipazione.
La proiezione è il potere della mente che crea forme che in seguito sono confuse con la realtà.
L’anticipazione è l’abitudine di proiettare un futuro inesistente e di viverlo come se fosse reale.
Tutti questi sotterfugi inventati dall’io servono a mantenere la sua esistenza e ad allontanare lo spettro del momento presente, apertura non limitata nella quale l’io perde la sua consistenza per dissolversi nella coscienza silenziosa. Una pressione può abbassarsi bruscamente solo se è alta. Provate a saltare dalla finestra del pianterreno e capirete che la differenza di livello provoca lo choc, mentre l’assenza di differenza non produce uno choc.
L’attesa è una pressione inventata dall’io. Consiste a fissare la mente su un traguardo. Quando questo traguardo è raggiunto, l’io si rallegra. Se il traguardo non è raggiunto, l’io è deluso. La delusione può essere intensa e condurre alla decisione - ancora inventata dall’io - di distruggere questo corpo che ne sembra responsabile. Il suicidio diventa così un oggetto di desiderio come un altro, un nuovo sotterfugio destinato a fuggire l’inafferrabile presente.
L’io, in effetti non sopporta di non avere cibo da mettersi sotto i denti. Il passato ed il futuro sono i suoi alimenti. Essi lo mantengono e lo fanno fiorire, come la buona terra lo fa con i fiori. Entrambi sono suoi figli. Immaginate un futuro senza un io a cui riferirsi. Non sarebbe come una caramella vuota e senza zucchero?
L’io è dunque il personaggio centrale all’origine delle attese, delle delusioni e delle de-pressioni che ne seguono.
Come curare la de-pressione senza occuparsi di questo io che ne costituisce l’asse? Sarebbe come operare un ventre per guarire di un’emicrania.
Quindi per curare una de-pressione bisogna considerare l’io che l’ha creata.
Questo io è un personaggio volatile. Quando si vuole acchiapparlo svanisce. È inconsistente come una nuvola in cielo. Per la buona ragione che è solo un pensiero. Un pensiero non sembra un gran che, ma un pensiero che ritorna senza tregua è un’ossessione. L’io è dunque un’ossessione. Tutti i pensieri si snodano intorno ad esso. È come un re onnipotente che rende schiavi i suoi sudditi senza occuparsi della loro sorte.
Il solo nemico dell’io è lo sguardo. Come fa una cosa così impalpabile come lo sguardo a spaventare questo re? Per una buona ragione, che quando un pensiero viene osservato, esso sparisce. Provatelo una volta e lo saprete per sempre. L’osservazione del pensiero ”io” conduce alla sua scomparsa.
Direte: - Non è forse l’io che osserva il pensiero “io”? -
Lo sguardo è la coscienza che non è una persona o un pensiero, poiché osserva solo ed è libera dalla persona, è impersonale.
Per guarire dalla depressione bisogna liberarsi dal potere dell’io.
Una via verso la liberazione è l’accoglienza. L’accogliere delle percezioni, delle sensazioni, dei pensieri. L’accogliere non appartiene alla persona. La persona stessa, in quanto a percezione è contenuto in esso. Ciò che contiene non può essere contenuto. Come una bottiglia di coca-cola è libera dal suo contenuto. Se versate il contenuto, la bottiglia non ne è coinvolta.
Il contrario è il rifiuto. Costui è il magistrato a servizio del re. Con il rifiuto il re conferma la sua autorità. Un re che dice sempre si non sarebbe un re. L’io e il rifiuto sono due alleati del re, che li maneggia con destrezza per trasformare ogni situazione in un problema.
Il dispiacere e la tristezza sono artifici dell’io per evitare la sua sparizione: si riferiscono al passato ed al futuro: senza passato e futuro cosa resta dei due compari?
La de-pressione è così curata dalla scomparsa, non quella del corpo, come credono gli amanti delle sensazioni forti, ma del pensiero “io”. E questa scomparsa non avviene con un colpo di bacchetta magica. È per invitarla che l’eremita si ritira 40 anni in una grotta. L’agitazione non è propizia alla sua scomparsa. Il raccoglimento e la tranquillità sono i sedimenti che preparano la sua fine. Una mente tranquilla diventa trasparente, il senso dell’io si attenua, come l’ago della bussola che trova un punto di stabilità. Prolungando questo silenzio senza pensieri, il senso dell’io finisce col perdere la sua superiorità. Il mondo può allora esser visto com’è, senza il filtro deformante delle interpretazioni personali. Un mondo com’è non è né bello né brutto, né gradevole né sgradevole. È solo una percezione che emerge nello sguardo che lo contiene. Il mondo è consistente quanto l’immagine dell’uccello che si riflette nella finestra aperta. L’inconsistenza del mondo contrasta con la consistenza dello sguardo che lo percepisce. Lo sguardo è esso stesso la consistenza, la densità, che dà vita allo spettacolo percepito. Senza sguardo non c’è spettacolo.
Ora arriviamo alla fine di questa passeggiata che da lontano ci ha portato vicino. Che cosa c’è di più vicino dello sguardo stesso? Anche gli occhiali sono per lui un oggetto di osservazione. La guarigione della pressione e della de-pressione si può fare solo attraverso la comprensione che libera dall’abitudine di prendere per reale ciò che non lo è e che rischiara il mondo opaco delle proiezioni mentali e delle conseguenze che ne derivano.
Rendiamo dunque un omaggio alla gioia che si cela dietro al dispiacere e che s’irradia non appena quest’ultimo si spegne, come il sole che brilla non appena le nuvole si dileguano.

(Jean-Marc Mantel)
http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa

 

lunedì 24 agosto 2020

10 importanti insegnamenti dei Nativi Americani



Ho selezionato personalmente questi dieci comandamenti dal libro “Gli antichi insegnamenti dei nativi americani“ (di Manitonquat, TerraNuova edizioni) : un libro favoloso, incredibilmente avanti, che ci fa capire quanto abbiamo perso con la dipartita di questa straordinaria cultura. 
Dieci riflessioni illuminanti, da scolpire nella pietra, da tenere a mente e da rileggere periodicamente.
1. La vera gioia non sta nel possesso, nella posizione, nel potere, ma nella reciprocità, nel calore e nella vicinanza dei cuori, nell’umorismo e nella risata, nei racconti degli anziani, nel gioco dei bambini che crescono, nel fare ciò che è necessario con attenzione e nella bellezza della Terra in tutte le stagioni.
2. Gratitudine è sinonimo di felicità. Le persone felici sono grate, si concentrano sulla riconoscenza. Apprezzano la propria vita e tutto ciò che hanno ricevuto. Si sentono benedette e lo esprimono su se stessi e agli altri. Vedono sempre il bicchiere mezzo pieno e gli ottimisti vivono più a lungo! E’ un dato.
3. L’universo non si è creato da solo. Noi non sappiamo cosa ha plasmato l’esistenza. Sappiamo che non l’abbiamo creata noi. Può essere stata soltanto un’intelligenza che trascende la nostra comprensione. Gli uomini le hanno assegnato un nome e pretendono di sapere tutto al riguardo. Diciamo “Dio” o “Allah” o “Brahma” o “Il Grande Spirito”. Queste sono solamente parole: suoni che emettiamo per riferirci a qualcosa di cui in realtà non sappiamo niente. I miti delle religioni non possono far altro che ridurre quella potenza, o intelligenza, a termini comprensibili. Abbiamo limitato il Creatore per adattarlo alle nostre menti. Diventiamo persino arroganti, litighiamo, andiamo addirittura in guerra per difendere queste idee, proclamando le cattive intenzioni degli altri e la falsità delle loro fedi.
4. L’energia scorre dove va l’attenzione. Concentrando l’attenzione sui tuoi sensi puoi ottenere un notevole aumento della sensibilità e anche il piacere sensuale viene esaltato. Allo stesso modo indirizzando le energie su precise zone del corpo ferite o malate si possono raggiungere notevoli guarigioni fisiche. Se diamo attenzione ai pensieri o alle emozioni negative sicuramente aumenteranno, focalizzandoci invece su sentimenti e immagini positive, li amplificheremo.
5. Umorismo è giocare col mondo, con il modo in cui le cose si mostrano. La saggezza profonda vede umorismo dovunque, anche nella tragedia. Umorismo significa espansione della consapevolezza a livello cosmico, dove tutto appare strano, bizzarro, eccentrico e divertente se guardato attraverso i nostri condizionamenti limitati.
6. L’inizio dell’agricoltura su larga scala produsse un’eccedenza di cibo che a sua volta generò un’esplosione della popolazione. Tutto questo successe troppo rapidamente e gli antichi popoli di quelle valli, non capirono che il modo ideale di vivere per gli esseri umani è in gruppi di pari, abbastanza piccoli, in modo che tutti si conoscessero e si accudissero a vicenda.
 Quando gli individui non conoscevano più i loro vicini, cominciarono ad isolarsi. Non conoscevano più i reciproci sentimenti e smisero di curarsi gli uni degli altri. Divennero più indipendenti e più isolati, e senza quegli stretti legami e il contatto intimo cominciarono a perdere un po’ della loro umanità, di quella buona natura umana con cui erano nati.
7. Non ci sono più molti re, imperatori, signori della guerra e dittatori come nei tempi antichi. L’opinione pubblica condanna quel “tribalismo”, ma c’è una forma moderna e corrotta. I dominatori oggi sono gli amministratori delegati, i consigli d’amministrazione e i direttori del mondo degli affari. Le multinazionali sono gli imperi del nostro tempo e la conquista del mondo si chiama globalizzazione.
8. La vita è più semplice, meno complicata, senza troppe cose di cui occuparci, che in realtà prendono il sopravvento, richiedendo attenzione costante. Il numero delle cose che chiamiamo “mie” è una misura affidabile della nostra distanza dalla felicità.
9. Tutto il mondo è sicuramente d’accordo che il perseguimento della felicità, qui sulla Terra, è l’occupazione principale della nostra vita. Stranamente questo elemento essenziale non viene insegnato dal nostro sistema educativo, né discusso nelle lezioni di filosofia al liceo, né in conferenze di saggi, in dibattiti pubblici e non è neanche preso in considerazione dalla maggior parte delle persone che si muovo con cautela nella complessità del mondo moderno.
10. Gli esseri umani hanno dimenticato le Istruzioni Originarie. Come tutte le creature anche loro una volta dovevano conoscerle, ma non si sa come, i loro antenati le hanno applicate male o messe da parte non riconoscendo più la loro importanza. Gli uomini non riconoscono più la loro vera natura, il posto e la funzione che occupano all’interno della Creazione. La maggior parte di loro cerca soddisfazione nei beni materiali, nel potere e nel prestigio. Ognuno prende ciò che la propria cultura gli offre e cerca un modo per sopravvivere, ma la mera sopravvivenza non è sufficiente e ora le nostre civiltà stanno mettendo a rischio persino quella.
 http://www.dolcevitaonline.it/10-importanti-insegnamenti-dei-nativi-americani/

 

sabato 22 agosto 2020

Manipolazioni...



Risultati immagini per indiani d'america«Il termine giusto per definire il modo in cui le scelte delle masse vengono fatte oscillare da una parte piuttosto che da un’altra è “manipolazione”. […] Dopo tutto le masse sono ingenue e credono a ciò che viene detto loro. Le loro priorità nella vita non sono fare le indagini approfondite e confrontare le cose vere. Preferiscono adagiarsi sulle argomentazioni dello stato, che dice che la legge è legge […]
Fino a quando verrà utilizzata la tattica di istillare la paura nelle masse, si otterranno le risposte volute. […] »

Tratto da: Prigionieri dell’uomo bianco di: Ray Allen, Fernando E. Caro


http://eliotroporosa.blogspot.it/2017/02/manipolazioni.html 

 

venerdì 21 agosto 2020

Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare !!

Un fotografo tra gli indiani d'America: ecco le potenti immagini ...



Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare!!

Il 27 gennaio si celebra l’ormai noto “giorno della memoria” ricordando lo sterminio nazista degli ebrei.

Ma noi vogliamo ricordare un altro genocidio volutamente dimenticato, infatti nessun telegiornale di regime ne parla, né tanto meno si sente parlarne nei nostri libri di storia usati a scuola o sarebbe il caso di chiamarla “sQuola”..

Perché il massacro dei nativi americani non viene ricordato?



Forse perché non fa notizia? Non frutta soldi? Non sono stati scritti diari delle memorie in merito? O forse perchè gli stessi che domani verseranno lacrime per le vittime dei campi di sterminio nazisti, solo gli stessi che qualche generazione fa portarono morte, abusi e violenza, laddove regnava un popolo LIBERO? Un popolo senza prigioni né delinquenti, un popolo in armonia con la Natura…

Vi riporto una testimonianza scioccante:

“Il massacro dell’Acqua Azzurra”

“Vedevo gli indiani che cercavano di fuggire in tutte le direzioni, trascinandosi bambini, donne sanguinanti, uomini già chiaramente morti, ma che le loro squaw non volevano abbandonare…

La Cavalleria sopravveniva alle loro spalle e li spingeva verso i soldati appiedati che tiravano su di loro con calma, caricando e ricaricando a turno i moschetti… Quelli che riuscivano a fuggire, venivano inseguiti e finiti dai dragoni a cavallo…

I guerrieri cantavano il canto di guerra e si lanciavano contro i soldati, cadendo dopo pochi passi tra pallottole che ronzavano dappertutto come vespe furiose…
Cinque figure accovacciate sotto un cespuglio saltarono fuori, aprendosi le vesti sul seno per fare vedere ai soldati che erano donne, ma i soldati le inseguirono facendole a pezzi, tagliando via prima un braccio, poi una gamba e divertendosi a mozzare i loro seni con le sciabole…

Un gruppo di donne, saranno state cinquanta o sessanta, si erano rifugiate in una piccola grotta e mandarono fuori una bambina piccola con uno straccio bianco in mano per chiedere pietà…
La bambina fu subito decapitata da un fendente di sciabola…

I soldati sembravano impazziti, correvano e sparavano e mutilavano…

C’era chi mutilava anche i morti, tagliando via i testicoli ai maschi e dicendo che ne avrebbero fatto una borsetta per il tabacco… Qualche ufficiale gridava basta, fermatevi in nome di Dio, siete soldati dell’esercito degli Stati Uniti, ma quegli uomini non erano più soldati, erano diventati come cani idrofobi…

(Capitano John Todd a proposito del massacro dell’Acqua Azzurra, 1855)

Sono passati ormai quasi 200 anni da quel terribile quanto inutile massacro..L’uomo bianco è sempre lo stesso..ignorante e criminale come allora, ora gli “indiani” sono diventati le popolazioni della Palestina, dell’ Iraq, del Libano, dell’Afghanistan, della Somalia, della Siria,dell’ Iran…

L’uomo bianco che conquistò l’America dei nativi con la violenza, ora uccide per il petrolio, esporta democrazia, guerre…Quell’uomo bianco ora sventola la bandiera stelle e strisce…il genocidio continua..Eppure non ci sono giorni della memoria per tutte queste vittime innocenti..

Ora tocca a noi, figli di quell’uomo bianco tanto ignorante e violento, porre fine a questa catena…

Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare !!

Fonte: Scienza di Confine

http://lapillolarossa15.altervista.org/olo1074-2/


Gli Indiani d’America popolavano l’intero continente americano, dalle gelide lande dell’Alaska fino alla punta meridionale del continente, la Terra del fuoco, gelide terre in prossimità dell’Antartico. L’olocausto compiuto nei confronti di questi popoli, non fu solo lo sterminio di milioni di persone, ma fu anche qualcosa di più profondo, ovvero la totale distruzione delle loro avanzatissime culture, molto più in contatto con la natura, la conoscenza delle piante e le leggi dell’universo. Per avere un’idea della loro meravigliosa etica vedi il “Codice Etico dei Nativi Americani”.

Il massacro iniziò praticamente pochi anni dopo la scoperta del continente americano (solo Colombo ne ucccise circa mezzo milione) e si concluse alla soglia della Prima Guerra Mondiale. Quindi si sviluppò lungo un periodo di tempo molto vasto e difficilmente delimitabile. Le modalità del genocidio sono state molte e diverse, dall’eccidio vero e proprio di intere comunità, sterminate sistematicamente con le armi, da eserciti regolari o da soldataglie criminali assoldate alla bisogna per mantenere pulita l’immagine dei governi ufficiali,  alla distruzione delle piante e degli animali per impedire che gli indiani si nutrissero.

 

giovedì 20 agosto 2020

La cerimonia del peyote tra i Nativi Americani



Peyote ceremony
Fin dall’alba della civiltà la religione ha sempre ricoperto un ruolo molto importante nella vita dell’uomo.
Ha viaggiato di pari passo con la comparsa sul nostro pianeta delle prime creature appartenenti al genere umano, e si è moltiplicata nei suoi numerosi culti, servendo da scudo contro le forze del male. La religione ha fornito agli antichi guerrieri armi efficaci quanto incredibili per combattere le altre tribù, esercitando un influsso sinistro sul nemico. Nel 1870 la religione apparve tra gli indiani delle pianure in una forma fino ad allora sconosciuta chiamata “Peyotismo”, anche se già nel 1560 gli spagnoli giunti da poco in Messico scoprirono che i nativi si nutrivano di una “radice diabolica”.
Il peyote era al centro di un culto che si diffuse anche tra gli indiani del Sud e del Sudovest. I missionari si opposero al suo utilizzo e stigmatizzarono questo rito come diabolico e blasfemo, a causa delle allucinazioni provocate dalla droga che generavano le visioni, portando l’individuo in un regno spirituale al di là del mondo reale, in un paradiso insolito e surreale che nulla aveva a che fare con l’esistenza materiale.
Sembra che sotto l’effetto di questa droga i nativi riuscissero a stabilire un rapporto intimo e profondo con le forze spirituali.

Un dipinto della cerimonia del peyote
Sia i protestanti che i cattolici si opposero duramente al culto del peyote, ma i seguaci aumentavano di anno in anno, dando vita alla “Chiesa dei Nativi Americani”, che a tutti gli effetti veniva considerata una branca della religione Cristiana.
Il peyote, o mescal, è una strana, misteriosa e potente droga che provoca visioni e allucinazioni che vanno oltre la realtà della vita quotidiana. Gli indiani guardano ad essa come a qualcosa di spirituale, i bianchi come a una forza diabolica.
L’utilizzo di questa pianta per scopi medici e religiosi è molto antico. Vi sono testimonianze del fatto che la cerimonia del peyote era diffusa in tutte le tribù dal fiume Arkansas alla valle del Messico, e dalla Sierra Madre fino alla costa, sebbene pare che gli indiani Navajo e Moki non la conoscessero.

Tutti gli strumenti in uso nella cerimonia
Gli indiani consideravano la pianta un elemento sacro per le loro cerimonie religiose, tanto che i Mescalero Apache devono ad essa il loro nome.
James Mooney, del dipartimento di Etnologia degli Stati Uniti, fu il primo a rendere nota questa cerimonia in una relazione presentata alla Società Antropologica di Washington il 3 novembre 1891. Si legge: “So per esperienza che il mescal è un potente stimolante e consente alle persone di resistere a grandissimi sforzi fisici senza riportare alcun danno; è qualcosa di totalmente differente da ogni altro stimolante conosciuto.”
Gli indiani considerano il mescal come una fonte di ispirazione e una chiave per accedere alle meraviglie di un’altra dimensione. In campo medico lo ritengono una panacea, particolarmente efficace per combattere le emorragie e le malattie polmonari. Essi preparano spesso un decotto con il mescal, senza alcun rituale, efficace contro la febbre e il mal di testa.

Un danzatore del peyote
Il mescal non crea dipendenza, non ha effetti seri e duraturi sulle persone e il suo uso abituale non si ripercuote sulle facoltà mentali. Il suo sapore è estremamente sgradevole e nauseante, e assunto in dosi eccessive, specie se si tratta della prima volta, generalmente causa il vomito. Gli indiani dicono che meno di dieci “bottoni” di mescal non provocano alcun effetto sulla mente; il numero indicato per una persona da assumere nel corso della notte va da dodici a venti.
Masticare la droga, secondo il rituale indiano, svela il mistero del paradiso e avvicina al Grande Spirito. Il Peyotismo è molto popolare tra alcune tribù di indiani per lo stato di contentezza e di esaltazione mentale che genera, stato che offre loro un meccanismo di fuga dall’esistenza quotidiana. Il culto prevede l’uso della droga sotto forma di sacramento durante le cerimonie, le quali necessitano per il loro svolgimento dell’attrezzatura necessaria.
Essa non è un’attrezzatura convenzionale, ma varia da una tribù all’altra. Una parte del rito è caratterizzata dall’uso simbolico di ventagli puramente decorativi, che raffigurano uccelli variopinti che servono da messaggeri tra lo spirito divino e l’uomo. La grandezza e la forma dei ventagli variano, e vengono utilizzate le piume di numerose varietà di uccelli, sia per gruppi singoli che per composizioni. Generalmente l’impugnatura, alla quale viene appeso un fiocco, è ricoperta da bellissime decorazioni di perline colorate che rappresentano le visioni avute sotto l’effetto della droga.

La struttura di una capanna in uso nella cerimonia del peyote
Colui che guida la cerimonia porta con sè un sottile bastone di legno lungo circa novanta centimetri, intagliato con immagini simboliche e decorato con perline. I disegni sono di varie dimensioni, a seconda della tribù di appartenenza. Di solito i sonagli per la cerimonia del peyote sono fatti con zucche vuote che spesso sono decorate con disegni variopinti. Le zucche sono fissate su un’impugnatura in legno ricoperta di perline che le trapassa completamente; alla cima dell’impugnatura viene attaccato un ciuffo di crine di cavallo colorato, e la base viene spesso decorata con un fiocco. Il sonaglio viene tenuto in posizione verticale e fatto vibrare con un movimento ritmico che segue l’asse dell’impugnatura.
I tamburi, molto importanti nel rituale del culto, sono ricavati da bricchi in ghisa con treppiede ai quali sono state rimosse le impugnature. Alla sommità viene distesa una pelle di daino bagnata che asciugando si restringe, rimanendo così molto tesa. I lembi laterali vengono fissati con una corda, fino a descrivere il disegno di una stella a sette punte. Sul lato esterno, sotto i lembi della pelle, si trovano sette pietre tonde in marmo che rappresentano le punte della stella e che servono per fissare la corda.
Il disegno che viene descritto dalla corda tesa potrebbe somigliare al bottone del peyote o alla Morning Star. Le corde sono trattenute da punte di corna di cervo. Il bricco viene riempito a metà con acqua, e vengono gettati dentro alcuni carboni ardenti. Si aggiungono erbe officinali o essenze, a seconda se la cerimonia sia condotta o meno per la cura di malattie. Viene utilizzata una sola bacchetta per il tamburo, di lunghezza variabile e spesso intagliata; in genere si tratta di un piccolo bastone senza corteccia. Secondo il culto Kiowa, il tamburo simboleggia il tuono, l’acqua contenuta in esso la pioggia, e i carboni ardenti rappresentano il fulmine. http://www.farwest.it/?p=335

 

mercoledì 19 agosto 2020

Cervo Zoppo Sioux UN GRANDE SAGGIO


 
"Ho guardato attentamente le piante: le foglie non sono mai una identica all'altra, anche se sono sullo stesso ramo. In tutta la Terra non c'é una foglia perfettamente uguale all'altra. Il Grande Spirito ha deciso così. Per ogni creatura Egli ha tracciato a grandi linee un sentiero: Egli insegna la direzione e lo scopo, ma lascia ognuna libera di trovarsi la sua strada. Egli vuole che ognuna agisca in modo autonomo, secondo il proprio istinto e obbedendo alla sua forza interiore.
Se il Grande Spirito vuole che le piante, gli animali, persino i piccoli topi e gli insetti vivano in modo diverso, quale orrore deve provare davanti a degli uomini che fanno tutti le stesse cose".
 
Sioux

http://www.servadghi.it/cervozop.htm 

 

martedì 18 agosto 2020

Non mi interessa cosa fai per vivere...


ricordi indiani
Voglio sapere per cosa sospiri e se rischi tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai.
Voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per amore, per i sogni, per l’avventura di essere vivo.
Non voglio sapere quali pianeti minacciano la tua luna.
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita, o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo, se puoi ballare pazzamente e lasciarti andare all’estasi che ti riempie fino alla punta delle dita senza prevenirti di cautela, di essere realista, o di ricordarti le limitazioni degli esseri umani.
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera.
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso, se puoi subire l’accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.
Voglio sapere se sei fedele, e quindi di fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni, se sei capace di far sorgere la vita con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il tuo fracasso, tuo o mio, e continuare a gridare all’argento di una luna piena.
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai.
Mi interessa sapere se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste e spaccato in due, e fare quel che si deve per i bambini.
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare fin qui.
Voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco, con me, e non retrocedere.

Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove.
Voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto di te non l’ha fatto.
Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso, e se veramente ti piace la compagnia che hai nei momenti più vuoti.”
Donna indiana della tribù Oriah, tratto da ”Una Psicologia Antica” di Mario Mastropaolo, Liguori Editore

http://www.visionealchemica.com/non-mi-interessa-cosa-fai-per-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=non-mi-interessa-cosa-fai-per-vivere

 

lunedì 17 agosto 2020

Sony Xperia XZ Premium


smartphone sony

Si inserisce nel folto gruppo dei device di gamma media più ambiziosi: si tratta di Sony Xperia XZ Premium, dispositivo con il quale Sony presenta il proprio impegno in questa fascia di mercato ormai estremamente densa di offerte.

Sotto lo chassis troviamo il chipset Qualcomm Snapdragon 835 da 8 core e 2.3GHz di frequenza di clock, affiancato da 4 GB di RAM e uno storage di 64 GB. Con una memory card esterna possiamo integrare fino a 512 GB di spazio aggiuntivo.

Il display di 5.5 pollici contiene un pannello di tipo LCD TFT.

Questo telefono ha anche il vantaggio di avere un’autonomia secondo noi molto buona, grazie alla batteria da 3230 mAh, ad un buon processore ed una buona ottimizzazione energetica software.

Sul lato posteriore di Sony Xperia XZ Premium spicca una fotocamera principale da 19 MP che ha una focale pari a f/2.00. Grazie alle specifiche della dotazione di bordo è possibile registrare file video in 4k. Sul lato frontale è disponibile una selfie camera con definizione pari a 13.0 megapixel.

Il peso è notevole, quasi 195 grammi.

https://www.telefonino.net/guide/smartphone-sony-migliori-prezzi/

 

sabato 15 agosto 2020

Toro Seduto



Quando l'ultima fiamma sarà spenta,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce catturato,
allora capirete che
non si può mangiare denaro.
.
Tatanka Iyotanka
TORO SEDUTO

 

venerdì 14 agosto 2020

Cervo Zoppo



Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati, non avevamo alcun tipo di prigione. Per questo motivo non avevamo nemmeno un delinquente. Senza una prigione non può esservi alcun delinquente. Non avevamo né serrature, né chiavi e perciò, presso di noi, non c'erano ladri. Quando qualcuno era così povero da non possedere un cavallo, una tenda o una coperta, allora egli riceveva tutto questo in dono. Noi eravamo troppo incivili per dare grande valore alla proprietà privata. Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e di conseguenza il valore di un essere umano non veniva misurato secondo la sua ricchezza. Noi non avevamo delle Leggi scritte depositate, nessun avvocato e nessun politico, perciò non potevamo imbrogliarci l'uno con l'altro. Eravamo messi veramente male, prima che arrivassero i bianchi, ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza queste cose fondamentali che sono così necessarie per una società civilizzata.
Cervo Zoppo

 

giovedì 13 agosto 2020

Il Sistema – La Quarta Via (cap. 1)


Questo lavoro è un continuo ricominciare. Ogni volta che si compie uno sforzo, si rinforza un po’ la muscolatura spirituale; si ricomincia daccapo, come un bambino che impara a camminare, e questo lavoro è infinitamente più difficile e complesso. Ma i risultati sono garantiti.”
A. R. Orage 1
L’idea principale del Sistema – la Via descritta da Gurjieff e da chi lo ha seguito – è che noi non usiamo nemmeno una piccola parte delle nostre possibilità ed energie. Abbiamo in noi, per così dire, un’organizzazione grandissima ed efficientissima ma non sappiamo come usarla, come se avessimo una casa enorme piena di magnifici mobili, con una biblioteca e parecchie altre stanze, ma vivessimo nel seminterrato e nella cucina da cui non possiamo uscire. Quando qualcuno ci dice ciò che questa casa ha sopra, non gli crediamo, o ne ridiamo, o chiamiamo le sue parole superstizione, fiabe o fantasie.2
Uomo macchinaAlcuni assunti del Sistema qui utilizzato non ricorrono in nessun altro, se non in forma mascherata nel Nuovo Testamento o nelle scritture buddiste. Alcuni principi, come quello del ricordare se stessi, possono essere già stati messi in pratica, tuttavia fare la stessa cosa senza sapere che cosa quella cosa è e a che cosa serve, produce risultati diversi. Arrivarci nella teoria ma non nella pratica, o nella pratica senza teoria, non conduce alla verità.3
Il Sistema qui esposto mette in luce essenzialmente le menzogne che ognuno racconta a se stesso, prima tra tutte quella di considerarsi con un unico Io, o quella per cui coltivare le emozioni negative sia inevitabile e necessario. Questi aspetti non possono essere eliminati, tuttavia quando il lavoro comincia invece di essere presenti ventiquattro ore su ventiquattro essi iniziano a diventare leggermente meno presenti. Durante le prime fasi del lavoro analizzare è impossibile perché non si sa abbastanza, perciò da principio è necessaria l’osservazione di quanto emerge, osservazione e nulla di più.4
I TIPI DI SCUOLA
Le scuole non sono tutte uguali, per un certo tipo di persone è necessario un certo tipo di scuola, per un altro tipo altre.
Migliaia di anni fa gli uomini arrivarono all’idea che l’uomo può cambiare, che può acquisire qualcosa che non aveva. Ciò che può acquisire è stato espresso in maniere diverse e affrontato da angoli diversi, ma l’idea generale è sempre la stessa: l’uomo si può sviluppare, può acquisire qualcosa di nuovo. Ecco allora che vennero create tre divisioni, tre tipologie di Via:
  • LA VIA DEL FACHIRO
È una Via lunga, difficile e insicura. Il fachiro lavora sul corpo fisico, per vincere il dolore fisico.
  • LA VIA DEL MONACO
Questa Via è più breve, più sicura e precisa. Richiede determinate condizioni, ma soprattutto richiede fede.
  • LA VIA DELLO YOGI
È la Via della conoscenza e della consapevolezza. Quando parliamo di Yogi parliamo in realtà soltanto di Jnana-Yoga, che è lo Yoga della conoscenza, che insegna a pensare in categorie differenti da quelle di spazio-tempo e di causalità, e di Raja Yoga, che è il lavoro sull’essere, sulla consapevolezza.
Sebbene sotto vari aspetti queste strade siano assai efficaci, la loro caratteristica è che fin dal primo momento in cui ci si imbatte in una di loro, bisogna rinunciare a tutto. Se viene conservata anche solo un piccolo aspetto della propria vita, non le si può seguire. Ecco perché esiste un’altra Via, maggiormente focalizzata sul lavoro interiore piuttosto che sulla rinuncia:
  • LA QUARTA VIA
La Quarta Via è una strada speciale, non assimilabile alla combinazione delle altre. Non è basata sulla rinuncia esteriore delle cose in quanto il suo assunto principale sul basa sul fatto che una persona deve iniziare il lavoro nelle stesse condizioni in cui si trova perché proprio quelle condizioni sono le migliori per ottenere qualcosa e, successivamente e se necessario, per diventare capace di cambiarle.
Sotto parecchi aspetti questa Via si dimostra più difficile delle atre poiché nulla è più arduo del cambiare se stessi internamente senza cambiare esternamente.
Nella Quarta Via una persona non deve credere a nulla ma deve essenzialmente apprendere.5
TEORIA E PRATICA DELL’APPARATO UMANO
Di tanto in tanto ci dava degli esercizi facili, “da asilo” diceva lui. Ci disse di scrivere un elenco di quelle che secondo noi erano le nostre caratteristiche positive o “buone”, e a fronte un elenco delle negative o “cattive”; di mettere via il foglio e di rileggerlo un paio d’anni dopo. Feci la lista e me ne dimenticai. La ritrovai fra le altre carte due o tre anni dopo e la lessi. Fu uno shock vedere che nessuna di quelle che avevo ritenuto buone caratteristiche – e la lista era piuttosto lunga – esisteva davvero; le mie vere caratteristiche erano quasi esattamente l’opposto di quelle buone. Avevo visto la realtà – la realtà su me stesso – capovolta. Io ero sottosopra e capovolto.6
Il Sistema appartiene ad una classe di Insegnamenti che considerano l’essere umano come un essere incompleto e lo studiano dal punto di vista del suo sviluppo.
Si parte dal presupposto che l’uomo non sia ciò che l’uomo stesso suppone di essere: ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo, prima tra tutte il fatto di essere consci. L’essere umano non è conscio, non può avere un’unità, né individualità, né un ego o un “io”. Tutte queste cose sono inventate dall’uomo per conservare l’illusione della consapevolezza. L’uomo può essere conscio, ma attualmente non lo è.
Questo Sistema capovolge tutto ciò che sappiamo o a cui abbiamo mai pensato. Per renderci conto del punto in cui normalmente si trova l’apparato umano, possiamo pensare ad una carrozza e ad un aeroplano. Un aeroplano ha parecchie possibilità che una carrozza non ha, tuttavia può essere usato come una carrozza. Sarebbe molto poco adatto, scomodo e assai costoso, ma lo si può sempre agganciare a dei cavalli e camminarci sulla strada. Supponendo che l’uomo che possiede l’aeroplano non sappia che ha un motore e che può muoversi da solo, e supponendo che apprenda che invece è possibile che lo faccia, ne consegue che presto potrebbe fare a meno dei cavalli e usarlo come una macchina. Anche la funzione della macchina è inadatta all’aeroplano, ma usufruirà di alcuni vantaggi aggiuntivi. L’uomo, studiando il motore, potrebbe giungere al punto di capire che l’apparato potrebbe volare: ecco cosa noi stiamo facendo a noi stessi, ci usiamo come una carrozza mentre potremmo volare.
Per quale ragione il nostro aeroplano non può volare? La prima ragione è che non conosciamo la macchina, come essa funzioni e come metterla in moto. La seconda ragione è che, come risultato di questa ignoranza, la macchina funziona ad una velocità molto lenta. Per seguire pienamente le idee e i metodi del Sistema dunque, è necessario riconoscere ed essere d’accordo su due punti:
  • il lento livello della consapevolezza,
  • l’assenza pratica di volontà e individualità nell’uomo.
Il raggiungere la consapevolezza è collegato con la graduale liberazione della meccanicità, perché l’uomo, così com’è, è interamente e completamente sotto leggi meccaniche.7
Con le parole di Gurdjieff:
Sì, è possibile smettere di essere una macchina, ma per questo è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell’istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni.8
Il primo passo nell’acquisizione della consapevolezza sta nel rendersi conto che non si è consapevoli, accompagnata dal superamento dell’illusione di essere svegli. Quando ci rendiamo conto di essere addormentati, vediamo che tutta la storia è fatta da gente addormentata. Uomini addormentati combattono, fanno leggi; altrettante persone addormentate li ubbidiscono o li disubbidiscono.
Le nostre peggiori illusioni sono le idee sbagliate tra cui viviamo e che governano la nostra vita. Se potessimo cambiare il nostro atteggiamento verso queste idee sbagliate e comprendere cosa sono, ciò sarebbe da solo un grande cambiamento che muterebbe immediatamente le cose.9
PREDISPOSIZIONE AL LAVORO
Per le persone che possono intraprendere seriamente un lavoro, tutto ciò che è possibile sapere con i mezzi ordinari sull’idea di esoterismo, sull’idea di conoscenze nascoste, sulle possibilità di una evoluzione interiore dell’uomo e così via, non dovrebbero apparire come qualcosa di interamente nuovo; altrimenti, diventa difficile parlare loro.
Può essere anche utile avere ricevuto una preparazione scientifica o filosofica. Se un uomo ha una solida conoscenza religiosa, questo può anche essere utile. Ma se aderisce ad una forma religiosa particolare senza comprenderne l’essenza, incontrerà grandi difficoltà.
In generale quando un uomo non sa quasi nulla, ha letto poco, ha pensato poco, è difficile parlare con lui. Tuttavia, se ha una buona essenza, c’è per lui un’altra via e si può fare a meno di ogni conversazione; ma in questo caso dovrà essere obbediente, dovrà rinunciare alla sua propria volontà.
Per avvicinarsi con serietà a questo insegnamento occorre essere stati precedentemente delusi, occorre avere perso ogni fiducia innanzi tutto in sé stessi, cioè nelle proprie possibilità, poi, in tutte le vie conosciute. L’uomo non può sentire ciò che vi è di più valido nelle nostre idee se non è rimasto deluso da tutto quello che ha fatto, da tutto quello che ha cercato. Se era un uomo di scienza, deve essere stato deluso dalla scienza. Se devoto, deluso dalla religione. Se dedito alla politica, deluso dalla politica. Se filosofo, deluso dalla filosofia. Se occultista, deluso dall’occultismo; e così via.
Bisogna però comprendere esattamente che cosa tutto ciò significa; se si dice, per esempio, che un devoto deve essere stato deluso dalla religione, questo non vuoi dire che abbia dovuto perdere la fede. Al contrario, questo significa che egli deve essere stato deluso soltanto dall’insegnamento religioso ordinario e dai suoi metodi. Comprenderà allora che la religione, così come viene insegnata ordinariamente, non è sufficiente per alimentare la sua fede e non può condurlo da nessuna parte.
Non importa quel che un uomo faceva prima o che prima l’interessava. Quando arriva al punto di essere deluso dalle vie accessibili, vale allora la pena di parlargli della Quarta Via, poiché può venire al lavoro. Ma se egli continua a pensare di poter trovare qualche cosa con l’abituale modo di vivere, o di non aver ancora esplorato tutte le vie, o di potere, da solo, trovare o fare qualsiasi cosa, ciò significa che non è ancora pronto.
Non vi è che una sola cosa incompatibile con il lavoro, ed è l’occultismo professionale. Tutti questi spiritualisti, tutti questi guaritori, chiaroveggenti od altri, e persino la maggior parte di coloro che li seguono, non devono sentire troppo di tali idee, poiché si servirebbero di tutto ciò che avranno imparato, per imbrogliare la gente.
In definitiva, coloro che non hanno cercato o che non stanno attualmente cercando, non ne hanno bisogno. E quelli che non si sono ancora scottati, non ne hanno ugualmente bisogno.10
LA CONDIZIONE PRIMARIA DEL LAVORO
La condizione imprescindibile per intraprendere il lavoro è rendersi conto del proprio stato presente. Quando uno si rende conto che inganna se stesso, che è addormentato e che la propria casa è in fiamme, permanentemente in fiamme, e che è soltanto per caso che il fuoco non ha raggiunto la sua stanza proprio in quel momento, quando uno si rende conto di ciò, egli vorrà fare sforzi per svegliarsi e non si aspetterà nessuna ricompensa speciale.
Poiché non ci rendiamo conto che la nostra casa è in fiamme ci aspettiamo sempre una ricompensa speciale. Cosa si può fare nel sonno? Si possono avere soltanto sogni diversi: sogni buoni, sogni cattivi, ma nello stesso letto.
I sogni possono essere differenti, il letto è lo stesso.11
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1 In C.S. Nott, Insegnamenti di Gurjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196).
2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 8).
3 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 141).
4 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 206).
5 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 120 e sgg.).
6 C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196) (pg 124).
7 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
8 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 23).
9 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
10 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1974 (pgg. 269-172).
11 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 314-5)