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lunedì 11 gennaio 2021

I Templi di Khajuraho: Magnifiche sculture Erotiche dell’India Medievale


L’Età dell’Oro

Durante quella che verrà ricordata come “Età d’oro dell’India centrale”, la dinastia Chandela ordinò la costruzione di 85 tempi in un’area di circa 20 chilometri quadrati, dedicati a divinità della religione Induista e Gianista. La dedica a due religioni differenti mostra, ancor oggi, una politica di accettazione per diversi culti religiosi che ha pochi eguali in altre parti del mondo. Questo felice periodo dell’India centrale finirà tragicamente con l’invasione della regione da parte del Sultanato di Delhi, uno stato islamico che regnò in India Nord Orientale fra il 1206 e il 1555.

La Distruzione


Quando il sultanato di Delhi invase il regno del clan Chandela e conquistò la capitale Mahoba, gli antichi Templi caddero in rovina o vennero attivamente distrutti secondo la legge islamica. I governanti avevano una “politica di intolleranza per i luoghi di culto di altre religioni”, e gli abitanti di Khajuraho abbandonarono la città, sperando così di salvare i luoghi sacri dall’attenzione delle truppe del sultanato.

Un Tesoro nascosto nella Giungla


Grazie all’abbandono della città da parte dei suoi abitanti, 25 templi vennero salvati all’insensata furia distruttrice dello stato islamico, dimenticati dall’uomo e sommersi dalla natura della giungla indiana. Per oltre 500 anni si perse memoria dei templi gianisti e induisti di Khajuraho, sino a che l’esploratore T.S. Burt non sentì parlare di un tempio con sculture sessualmente esplicite immerso nella profonda giungla indiana.

 
Dopo la loro ri-scoperta, i templi sono divenuti famosi in tutto il mondo per le loro sculture erotiche, che rappresentano però solo il 10% circa di tutte le sculture presenti negli edifici. Si trovano raffigurate attività quotidiane, uomini in preghiera, divinità e simboli religiosi, ma le sculture che hanno attratto maggiormente il flusso di turisti sono certamente quelle di natura erotica.

Principi Tantrici


I governanti della dinastia Chandela erano probabilmente seguaci dei principi tantrici, e possono aver creato i templi per contribuire a favorire l’equilibrio fra le forze machili e quelle femminili, espresse attraverso il reciproco godimento dell’unione fisica. Le sculture ritraggono le donne in una veste libertina, mentre apprezzano al pari degli uomini le attività sessuali. Alcuni studiosi interpretano le sculture come celebrazione della “forza” delle donne stesse, in quanto queste ultime vengono raffigurate come ben proporzionate ed in atteggiamento del tutto paritario rispetto all’uomo.

Culture che esaltavano il ruolo della Donna


Contrariamente a quanto accade in altre culture e religioni, in particolare quella islamica che già allora distrusse molti dei templi di Khajuraho, le religioni Induiste e Gianiste consideravano le donne sessualmente alla pari rispetto all’uomo. Il piacere sessuale veniva considerato una forma d’arte, ed il Kamasutra una guida da seguire per entrambi i generi. L’induismo considerava il sesso come una parte essenziale della vita, il che potrebbe spiegare il perché tante sculture siano inserite fra altre che mostrano attività come la preghiera o la guerra. La posizione delle sculture erotiche mostra poi l’intenzione dei realizzatori di mostrarle a tutti gli avventori del tempio, un messaggio ancor oggi importante vista la crescente componente sessista nella società indiana (ma non solo) odierna.


 

giovedì 24 dicembre 2020

๑๑๑ In Seno alla Dea ๑๑๑


Da Inanna a Nut, la Dea serpente Cretese, le Veneri del paleolitico. Artemide dai mille seni, fino alla Madonna del Latte la figura della Dea rimanda alla sacralità del seno femminile, come fonte di abbondanza e nutrimento ma anche come principio del Piacere Sacro.
La Dea antica non era la rappresentazione esclusiva della figura materna, in essa trovava espressione tutto il Regno del Femminile, e così gli attributi simbolici del corpo femminile non si fermavano ad una figura femminile santa e sacra che allatta, la Dea mostrava i suoi seni al mondo, che potevano si allattare e nutrire ma erano anche portatori di piacere ed estasi.
Nelle statuine delle Dee cretesi dei serpenti, queste sacre sacerdotesse mostrano al mondo moderno uno scorcio di come era celebrato il potere e la forza della Dea in quel tempo, ci siamo spesso concentrate sul simbolo dei serpenti ma in queste antiche rappresentazioni i seni scoperti sono un chiaro simbolo di un'energia potente messa a nudo.

Diana Richardson nei suoi libri dedicati al Tantra racconta il potere del seno femminile :
"Il corpo maschile ha il polo positivo nei genitali e il polo negativo nel torace e nella zona del cuore.Quello femminile, secondo la naturale contrapposizione, ha il polo positivo nei seni e nel cuore, e il polo negativo nei genitali.
L'energia maschile scorre dal pene nella vagina e risale fino al cuore della donna. L'energia femminile reagisce attraverso i seni penetrando nel cuore dell'uomo e scendendo fino al suo centro sessuale."
e continua sottolineando la necessità di riscoprire nei nostri seni un portale che ci conduce alla conoscenza profonda del femminile :
" I seni danno accesso ad energie delicate e squisite che rivelano alle donne la fragranza della femminilità. Il cuore si apre quando i seni prendono vita, e attraverso questa espansione di energia, che la donna può diventare sempre più amorevole, femminile ed elegante. "
Negli ultimi anni grazie al lavoro di donne meravigliose si è riscoperto il potere del nostro grembo,tende rosse, benedizioni del grembo, cerchi di donne che benedicono, accarezzano, ascoltano la voce del proprio ventre è forse tempo di tornare a guardare il nostro seno come custode di energia femminile altrettanto sacra e importante? E' arrivato il momento di ascoltare il nostro seno e nutrirci del suo latte sacro?
Il mio scritto vuole essere un invito a riflettere, a sperimentare il contatto con il proprio seno, a ricordare che siamo portatrici di nutrimento ma che allo stesso tempo dobbiamo accettare e godere del nutrimento che dal sesso, all'abbraccio, al semplice sguardo possiamo ricevere dall'Universo.

Selva Della Luna

Immagine dea Ninhursag Sumera rappresentava la Terra

http://nelnomedellamadre.blogspot.it/2015/02/in-seno-alla-dea.html

 

sabato 19 dicembre 2020

Frequenza di eiaculazione consigliata



L'eiaculazione troppo frequente è una perdita di energia e causa di stanchezza e di una diminuzione di efficienza del sistema immunitario, nella tradizione Tantrica vi è una formula matematica molto semplice per il calcolo della frequenza di eiaculazione per recuperare  l'energia perduta dell'individuo

ETA' X 0,2 = FREQUENZA DI EIACULAZIONE (IN GIORNI)
In altre parole  la frequenza di eiaculazione  che permette di rimanere in pari nel bilancio energetico
è in base all'eta' ed è uguale a un quinto
esempio: per un individuo di anni 20 x 0,2 = 4 giorni (frequenza di eiaculazione)
esempio: per un individuo di anni 50 x 0,2 = 10 giorni (frequenza di eiaculazione)
Antar Raja
Re Interiore: FREQUENZA DI EIACULAZIONE CONSIGLIATA

 

venerdì 18 dicembre 2020

Tao - Tantra...una relazione, una Via all' eros


http://letturepirata.files.wordpress.com/2011/10/4b81c3c8d16c5-sensuale_massaggio_tantra_tocco_sacro_sacro_fuoco_tantrico_massaggio_lingham_prato_tantrico_.jpg

L' uomo e la donna non potranno mai esaurire la loro energia perchè essa non ha limiti; l'appagamento che ne traggono, si accresce indefinitivamente. I loro corpi sono come  gli strumenti di un grande musicista che devono essere suonati in tutte le tonalità e modi possibili.  Solo in questo modo potranno esplorare,vicendevolmente, le vie dell'abilità creative dell'eros.

Chiunque voglia mantenersi in buona salute e raggiungere la longevità non deve, per  nessuna ragione, rinunciare a fare l'amore; la comunione tra yin e yang è come l'aria , qualcosa di cui non si può assolutamente fare a meno. Il sesso nella disciplina del Tantra cerca di elevare e prolungare il rapporto speciale che si instaura fra un uomo e una donna quando fanno l'amore, e il mezzo non è l'euforia sessuale, ma l'estasi che è il fine ultimo, ricercato nell' unità.

L'unità tantrica trasporta a livelli di esperienze stupefacenti come interpretare  il tempo come  fermo, come se cessasse di esistere. I colori, i suoni, l'olfatto ecc. assumono una intensità oltre il  conosciuto. Tuttavia, queste nuove combinazioni,  insolite combinazioni sensoriali, sono soltanto l'inizio del viaggio tantrico. La dimensione principale delle sensazioni risiede nella conoscenza - certezza, perchè di certezza si tratta, che tutto il creato sia una sola cosa.

Coloro che seguono il Tantra ritengono che nel momento della dissoluzione dell'io prima dell'orgasmo le menti dei partner entrino in uno stato di comunione. L'uomo, il maschio eterno e disinibito, fecondatore, padre ecc. La donna, la femmina eterna, lussuriosa, focondata, madre ecc.

Il Tantra pertanto cerca di utilizzare l'estasi del sesso per sfondare le barriere di protezione dell'io, costituite dalle inibizioni.

C' è tanta letteratura, tante interpretazioni sull' amore; tuttavia amore significa semplicemente:  Riconosco e accetto la tua essenza. Solo superando la sessualità fine a se stessa, sarà possibile accedere all'eros che è  invece qualcosa di sublime.
http://diarioquotidianoditaoista.blogspot.it/2013/01/tao-tantrauna-relazione-una-via-all-eros.html

 

martedì 15 dicembre 2020

La santa inquisizione aveva lo scopo di distruggere la vera medicina

Belladonna

Articolo di Scienza di Confine:
Ieri la “caccia alla droga” illuminava le piazze del mondo, bruciando al rogo le streghe, oggi si sbattono i giovani a marcire nelle prigioni di cemento.
Come non tornare allora con la memoria ai tempi affascinanti dell’Inquisizione e della caccia alle streghe? Se si volesse fare una storia della nostrana guerra alle droghe bisognerebbe partire da qui.

LO STERMINIO DIMENTICATO e LE ERBE MEDICHE

Estraiamo alcune cose dal libro di Carlo Ginzburg “Storia Notturna”
Quel che più ci interessa è che quella della Chiesa, ci spiega lo storico, era prima di tutto una guerra per imporre l’autorità del prete al di sopra di quella delle streghe e delle guaritrici a cui la gente si rivolgeva per cure generalmente basate su quella che oggi chiamiamo l’Erboristeria…
In un periodo in cui la medicina scientifica in Europa ancora non esisteva – quando nascerà , per stessa ammissione del buon Paracelso, sarà più indebitata alla cultura delle streghe che ai vari Ippocrate greci che in realtà non si filava nessuno – la scelta per la gente del popolo era limitata essenzialmente a questo: o le pozioni di erbe delle megere (streghe e donne guaritrici). oppure la preghiera e l’acqua santa…
Un gran numero di donne condannate a morte durante la caccia alle streghe erano donne che esercitavano l’attività di guaritrici nelle loro comunità.
Le donne facevano le guaritrici da secoli, c’è una lunga genealogia di donne guaritrici. In Europa furono le responsabili della salute della comunità fino a quando iniziò la caccia alle streghe, essendo le conoscitrici, trasmettitrici e verificatrici di una sapienza ancestrale popolare trasmessa di madre in figlia.
Di fatto, sono considerate da diversi studiosi e studiose le prime mediche e anatomiste della storia occidentale…oltre che le prime farmacologhe, per la loro coltivazione e raccolta di piante medicinali. Erano le conoscitrici dei segreti della medicina empirica.
Per questa ragione erano conosciute dalla comunità come “donne sapienti”. Tuttavia le istituzioni, temendo la loro influenza, le chiamarono “chafarderas” (pettegole), prima di chiamarle streghe.
Le donne conoscevano le applicazioni medicinali di molte erbe e piante e tali conoscenze si imparavano di generazione in generazione da tempi anteriori alla istituzionalizzazione del cristianesimo.
Pare che queste donne mescolassero le pratiche curative con vecchi riti pagani anteriori al cristianesimo. La patina magica che rivestiva la conoscenza delle piante e l’elaborazione di creme e unguenti sembra derivare da questi vecchi riti religiosi.
Questo fu uno dei fattori che contribuì a considerare l’esistenza di una relazione speciale tra queste donne e il corpo, con il guarire il corpo ma anche con il rapporto tra mente e corpo.
Le streghe-guaritrici usavano analgesici, calmanti e medicine digestive, così come altri preparati per diminuire i dolori del parto, nonostante la posizione contraria della Chiesa, secondo la quale a causa del peccato originale le donne dovevano partorire con dolore.

Belladonna
Usarono la belladonna (foto) per fermare le contrazioni dell’utero in caso di minaccia di aborto e alcune fonti indicano una strega inglese come scopritrice della digitale, che si usa oggi per curare le malattie coronariche.
Di fatto Paracelso, considerato il “padre della medicina moderna”, affermò nel XVI secolo che tutto quello che sapeva lo aveva imparato dalle streghe.
Con la caccia alle streghe parte di questa conoscenza si perdette…Ora avete capito perché la Chiesa ci tenesse tanto a metterle le donne sul rogo!!
Ora sapete a chi dobbiamo la perdita di tutta quella conoscenza medica, portata avanti nei secoli grazie alle tradizioni e a queste meravigliose donne che magari abbiamo avuto tra le “nonne”.

LA CHIESA E IL COMPLOTTO DI “POTERE”

A partire dal XII secolo apparvero le università legate alla Chiesa..
Le discipline si svilupparono sotto il controllo della Chiesa, nei limiti delineati dalla fede cristiana. Di fatto, giuristi e medici collaborarono ed ebbero un ruolo nella caccia alle streghe, fornendo una cornice legale o agendo come consiglieri nei tribunali… Si vietò la pratica della medicina a tutti coloro che non ne avessero titolo, e questo significava che alle donne fu tolto il diritto di praticare la medicina come guaritrici, non potendo avere accesso alle università!
Le donne che avevano esercitato per tutta la vita e per generazioni l’attività di guaritrici, videro allora che gli veniva vietato svolgere il loro lavoro. Tuttavia, affinché la proibizione fosse effettiva, era necessario sradicare la loro influenza nella comunità, farla finita con il rispetto di cui godevano tra i popolo…
Era necessario anche annientare la competenza di queste donne, che potevano mettere in discussione la capacità dei professionisti che si laureavano nelle università.

Il genocidio delle donne e gli ignobili ricatti:

Gli inquisitori, con la loro visione patriarcale (l’uomo domina la donna), non potevano accettare che le donne avessero sapienza o potere, per cui affermarono che il potere delle streghe non era proprio. ma proveniva dall’atto sessuale con il Diavolo…
Ad ogni accusata gli inquisitori chiedevano un altro nome, dando inizio a una catena di morte e barbarie. Chiunque poteva denunciare, e una volta denunciata la prima strega, iniziava la catena.
Inoltre, in questo “delitto” gli inquisitori usavano minori, in particolare le bambine, su cui si faceva pressione perché testimoniassero contro le loro madri…

Le Streghe e i “VOLI MAGICI”

Con l’avanzare del Cristianesimo, le strane facoltà dimostrate dalle piante psicoattive vennero attribuite al potere del Diavolo, si proclamò la proibizione del tabacco e l’uso della coca tra gli Indios venne definito come blasfemo e superstizioso.
Oltre che straordinarie guaritrici queste donne si concedevano qualche “volo magico” assumendo piante allucinogene del genere “solenacee” e tramite speciali unguenti, cui l’uso sicuro è andato perso con la caccia alle streghe, le immergeva in uno stato di coscienza alterato, facendole volare lontano in mondi lontani con il loro corpo astrale.
Da qui viene l’immagine della strega che vola sulla scopa, in realtà tale scopa serviva a spargersi nelle pareti della vagina tramite masturbazione lo speciale unguento magico che una volta anestetizzato totalmente il loro corpo, ne permetteva la fuoriuscita dello spirito, ora libero dal mondo della materia e dei cinque sensi.
Il famoso “Sabba delle streghe” era il ritrovo che avveniva tra le streghe tra le notte del sabato, solitamente di luna piena, dove queste donne si ritrovavano in foreste e prati, lontane da occhi indiscreti e in cui tutte assieme si immergevano nel volo magico.
Un modo antico per “fuggire” dalla durezza della vita quotidiana di quell’epoca che però non piaceva agli occhi maligni degli inquisitori cristiani e qui trovarono il vero motivo per accusarle e portarle a morte atroce e torture, accusandole di incontrare il Diavolo tramite i loro voli magici…
Insomma la caccia alle streghe da parte della santa inquisizione non è altro che è uno dei tanti tristi capitoli della nostra storia, immersi nell’ignoranza e perversione della mente umana, cui ieri come oggi la popolazione contribuiva alla complicità, accusando spesso le proprie mogli e le proprie figlie..
Dopo aver letto questo articolo, dove lo collochereste il “Diavolo” ?

https://www.paradisefruit.altervista.org/la-santa-inquisizione-aveva-lo-scopo-di-distruggere-la-vera-medicina/

 

martedì 24 novembre 2020

Per le donne: sesso orale miglior antidepressivo


 
  Il sorprendente risultato di una ricerca della State University di New York
 Praticare con regolarità del sesso orale? Riduce sensibilmente il rischio di cadere in depressione. Ma non per gli uomini, bensì per le donne. Questo è quanto sostiene una ricerca della State University di New York, in cui si spiega che lo sperma maschile rappresenta il più naturale degli antidepressivi perché contiene, infatti, sostanze chimiche in grado di modificare positivamente l'umore femminile e al contempo, combatte attivamente l'insonnia. Secondo gli scienziati conterrebbe serotonina, melatonina, cortisolo e ossiticina, elementi che renderebbero migliore l'umore femminile. Lo studio ha inoltre stabilito che le donne che riescono a mantenere una certa stabilità sentimentale e che non usano alcun contraccettivo, godono di una maggiore rilassatezza interiore.
Altra Realtà: Per le donne: sesso orale miglior antidepressivo:

 

sabato 21 novembre 2020

Sacerdotesse e prostitute



 Risultati immagini per sacerdotesse prostitute

Tutto il mondo antico conosceva la prostituzione sacra o “ierodulìa”, esercitata da sacerdotesse ritenute trasmettitrici delle virtù fecondatrici divine: l’orgasmo era considerato il momento massimo di avvicinamento alla divinità. Collegi di prostitute sacre esistevano presso i templi babilonesi della dea Ishtar, definita essa stessa come “la grande puttana”. Sembra che fosse in uso anche la prostituzione sacra maschile.

Lo storico greco Erodoto attribuisce ai Babilonesi una norma che costringeva ogni donna, almeno una volta nella vita e prima del matrimonio, a prendere posto nel santuario di Ishtar per unirsi a uno straniero in onore alla dea. Erodoto aggiunge che le donne belle di solito stavano molto poco nel tempio, quelle brutte, mesi. Erice e Locri.

Per onorare la divinità dopo una vittoria, molti Greci donavano fanciulle al tempio di Corinto (con Erice e Locri l’“Amsterdam” dell’antica Grecia), dove lavoravano come prostitute centinaia di schiave.

Testimonianze di prostituzione sacra riguardano anche Palestina, Siria, Egitto, la Mecca (prima della predicazione dell’Islam). Il meretricio sacro scomparve con le religioni monoteistiche, ovunque tranne che in area indonesiana e in India, dove le Deva-Dasi (prostitute templari danzatrici, che gli esploratori portoghesi chiamarono baiadere) vennero abolite per legge solo nel 1950.

http://www.focus.it/cultura/storia/sacerdotesse-e-prostitute

 

giovedì 29 ottobre 2020

Storia della prostituzione




Quando è nata la prostituzione? Dove? Perché? Le professioniste dell’amore sono presenti in ogni epoca, ma con ruoli e status sociale sempre diversi e spesso sorprendenti.
Etèra, meretrix, cortigiana, fille galante, mantenuta, lucciola, bella di giorno, puttana... e l’elenco potrebbe continuare, fino alle escort e alle sex workers di oggi. È comunque quello che, con un eufemismo e molta maschile arroganza, chiamiamo il più antico mestiere del mondo.

Ma lo è per davvero? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo.
Osservando le nostre cugine scimmie si è portati però a credere che la prostituzione abbia, in un certo senso, basi biologiche. Fra gli scimpanzé pigmei dell’Africa Centrale, per esempio, le femmine si concedono ai maschi in cambio di frutti e altre leccornie. Perché lo fanno?
Dovendo sostenere per anni il mantenimento di cuccioli, la natura impone loro di selezionare maschi che “pagano”, cioè aiutano a mantenere i piccoli. E i doni finiscono per essere desiderati da queste scimmie anche in assenza di piccoli da mantenere...


Affreschi in un postribolo di Pompei.


CACCIATRICE DI UOMINI
La prostituzione umana ha però radici diverse. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6 -7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”.

Solo con lo sviluppo dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino sociale delle donne.

Il motivo fu in effetti soprattutto economico: per difendere e tramandare la proprietà privata (nata appunto con l’agricoltura) ai propri figli maschi, la paternità doveva essere certa. Quindi diventava necessario imbrigliare la sessualità della “moglie”, limitandone le relazioni sociali al di fuori della famiglia. È a quel punto che, per soddisfare la richiesta sessuale dei maschi non accoppiati e le “eccedenze” di sessualità di quelli già accoppiati, nacquero le prime forme di prostituzione femminile, che da una parte non mettevano a repentaglio la famiglia e dall'altra permettevano la sopravvivenza di molte donne sole.
SESSO SACRO
In origine alla prostituzione si dedicavano le schiave, le giovani sterili o le vedove senza protezione, ma c'erano anche culti che la incoraggiavano (anche quella maschile) e sacerdotesse che diventavano prostitute sacre (vedi notizia).

L’istituzione delle prime case di tolleranza si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Nella società ateniese, la vita sessuale maschile era a due facce: una privata, orientata verso le donne, di cui però si pensava non valesse la pena di parlare; l’altra pubblica, orientata verso i ragazzi. La disparità dei prezzi (vedi la gallery Millenni di sesso e soldi, più sotto) fa capire che vi erano diversi mercati sessuali per clientele diverse e con funzioni sociali diverse.

Al livello più basso vi erano le pornai dei bordelli pubblici, schiave appartenenti a un custode, il pornoboskos, che era tenuto a pagare una tassa sulla rendita delle sue dipendenti a un funzionario statale che si fregiava del titolo di pornotelones. Appena un gradino più in alto vi erano le prostitute da strada: potevano essere donne libere ma povere, oppure schiave.
Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi). Le danzatrici e le suonatrici che provvedevano a procurare l’indispensabile intrattenimento durante i banchetti erano un po’ più care.

Vi erano poi le etère, collocate sul gradino più alto della scala: alcune offrivano i loro favori a chiunque, altre a clienti fissi che però tenevano nascosti uno all’altro. Anche i filosofi frequentavano le etère; molte entravano nella scuola di Epicuro, anche come studentesse, e lo stesso Socrate si intrattenne varie volte con Aspasia.

Affresco in un lupanare di Pompei


FORNICARE SOTTO GLI ARCHI. Parente dell’etèra greca era nell’antica Roma la raffinata meretrix, mentre il popolo frequentava le prostitute dei lupanari, le lupae appunto. Nei bordelli (postribula) si incontravano schiavi, artigiani, soldati e marinai. L’élite, che aveva schiave in abbondanza per i propri piaceri, disprezzava quei posti. Luoghi di prostituzione erano taverne, bagni, terme (ad stuphas), le osterie con alloggio situate lungo le grandi vie romane, e sotto gli archi (fornices, da cui deriva il nostro verbo fornicare) dei principali edifici pubblici cittadini.

Le prostitute di basso rango erano, per la maggior parte, di proprietà di un leno, padrone di schiavi, mezzano e protettore (assistito da un servo detto villicus puellarum) che rastrellava l’intero bacino del Mediterraneo alla ricerca di ragazze e bambini da vendere sulla piazza del sesso a pagamento.

Accanto alla prostituzione femminile era infatti diffusa anche quella infantile, finché non fu proibita da un editto di Domiziano (fine I sec. d. C.). «Nessuno ti impedisce di andare dai prosseneti (mezzani)», esclama un personaggio di Plauto, «a patto che tu non tocchi una donna sposata, una vedova, una vergine, una giovane o dei fanciulli di nascita libera, ama chi vuoi!»
E Catone il Censore si felicita così con un amico incontrato all’uscita di un lupanare: «Bravo! È qui che i giovani devono soddisfare i loro ardori, piuttosto che attaccarsi alle donne sposate!»

Banchetto con etère nell'antica Grecia: gli amanti erano ostentati, le amanti nascoste

32 MILA PROSTITUTE 
I Greci avevano un magistrato addetto al controllo della prostituzione, mentre a Roma esisteva un “tribunale domestico” che vegliava sulla condotta di 32 mila prostitute. Durante l’impero divennero un capro espiatorio della crisi e furono oggetto di leggi speciali. Caligola (che pure aveva fatto aprire un bordello a corte) tassò le prostitute con il vectigal (abolito in seguito da Settimio Severo), Domiziano tolse loro il diritto di successione, Teodosio il Giovane soppresse i lupanari e punì con pene severissime i genitori che costringevano le figlie a prostituirsi. Giustiniano infierì su lenoni e tenutari, mandandone a morte alcuni, e introdusse protezioni per le prostitute che intendevano cambiare vita. La sua stessa moglie,Teodora, secondo lo storico Procopio di Cesarea, avrebbe esercitato in gioventù il meretricio.
CONDANNA COL FUOCO
Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori: per esempio, percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente. A partire dalla metà del XIII sec., col fiorire delle attività mercantili, la cura dei postriboli divenne anche motivo di propaganda politica: era simbolo dell’efficienza dello Stato.

Molte prostitute si spostavano secondo il calendario di fiere, mercati, pellegrinaggi, concili. Oppure accompagnavano gli eserciti (consuetudine tramandatasi fino a epoche recenti: si pensi alle francesi putaines de regiment della Prima guerra mondiale), compresi quelli crociati. Quando re Luigi IX di Francia proibì ai suoi uomini di portarsele dietro (VI e VII crociata), essi rimediarono con schiave musulmane.
Nel 1400 la paura dello spopolamento dovuto a guerre ed epidemie fu all’origine, indirettamente, delle fortune del meretricio. Secondo le autorità civili era infatti necessario convincere molti giovani, distratti dai “crimini contro natura” (sodomia e masturbazione), a riscoprire le gioie dell’accoppiamento eterosessuale come viatico per il matrimonio e la procreazione.

Il Rinascimento vide affermarsi la cortigiana (così chiamata perché seguiva le corti), che ricalcava la figura dell’etèra greca. Le meretrices honestae possedevano un’educazione raffinata e nelle loro dimore passavano cardinali, artisti, nobili e re. Ma «per una che riesce ad acquistarsi delle terre al sole», scrisse Pietro Aretino nel 1536, «ce ne sono mille che finiscono i loro giorni in un ospizio».
Una foto alle pareti di una casa di appuntamenti degli Anni '30: serviva ad accendere le fantasie dei clienti.


LE REGOLE DI NAPOLEONE

L’atteggiamento della società verso le prostitute mutò quando in Europa si diffuse la sifilide, considerata un castigo divino, e prese avvio il vasto movimento di moralizzazione promosso da Riforma e Controriforma.

I postriboli vennero chiusi, le prostitute sottoposte a pesanti imposizioni fiscali e si tentò di relegarle in quartieri-ghetto. Tolleranza e repressione si alternarono nel corso dei secoli. 
Fino a Napoleone, fondatore della moderna regolamentazione delle case di tolleranza (passate sotto controllo dello Stato nel 1804; l’Italia ne seguì l’esempio col regio decreto del 15 febbraio 1860).
10 ANNI DI BATTAGLIE
Sempre nell’800 prese piede la casa d’appuntamenti, dove l’incontro fra cliente e prostituta si accompagnava a una parvenza di seduzione. È del 1904 il primo accordo internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione, del 1910 la convenzione per la repressione della cosiddetta “tratta della bianche”.
Nella Russia dei soviet la prostituzione, considerata vergognoso retaggio dello “sfruttamento capitalistico”, resiste: nel ’22 furono censite 62 mila prostitute a Pietrogrado e Mosca. Solo nel ’46 la Francia chiuse i bordelli, seguita dalla Germania. In Italia la legge per l’abolizione delle case chiuse, presentata dalla senatrice socialista Lina Merlin nell’agosto del ’48, passò 10 anni dopo, il 4 marzo ’58, tra accese polemiche e tesi ancora oggi dibattute.

Fonte: www.focus.it

 

venerdì 9 ottobre 2020

I Danesi e l'alcol: Juleøl, approccio con l'altro sesso e socializzazione





If alcohol disappeared tomorrow, the Danes would never reproduce. (*)

Questa è la perfetta definizione del rapporto contorto dei Danesi con l'alcol o, più precisamente, dei Danesi con la birra. Io apporterei solo qualche piccola modifica alla frase sopra citata, ottenendo la suddetta sentenza: se la birra scomparisse domani dalla faccia della terra, i Danesi si estinguerebbero.



Vi ho già parlato della famigerata (e amatissima) birra di Natale, Juleøl in lingua originale. Quello che ancora non avevo scoperto è che non si tratta di una semplice trovata pubblicitaria per vendere più birra ma di un vero evento nazionale, una sorta di festa "religiosa" che ha addirittura un nome: J-Dag.

Quest'anno l'arrivo della Juleøl nei negozi (5 Novembre 2010) è stato "celebrato" così.


Ebbene si, parate di alcolizzati in attesa della loro dose di birra natalizia, famiglie, bambini e nonnetti: della serie, ce n'è per tutti. Originariamente la birra di Natale faceva la sua comprasa nei negozi il secondo Mercoledì del mese di Novembre, alle ore 23.59. A causa, però, dell'elevato assenteismo nelle scuole il giorno successivo, Tuborg e la Brewers Association hanno deciso di spostare lo J-Dag al primo Venerdì del mese, con inizio previsto per le 20:59.

Ricordare che i Dansk sono all'ottavo posto a livello mondiale per consumo pro capite di birra, con ben 89.9 litri all'anno per ogni danese, vi aiuterà a comprendere meglio il panorama alcolico locale.

L'alcol qui nelle gelide terre del nord ha una funzione fondamentale, e con questo torno alla frase di apertura del post: la socializzazione.

I Danesi sono un popolo di asociali cresciuti a pane ed individualismo. In genere si curano poco del prossimo, se vedono qualcuno che accenna un sorriso o un saluto in mezzo alla strada gli attribuiscono ogni genere di malattia mentale conosciuta, non conoscono il concetto di "buone maniere" e se aspettate che prendano loro l'iniziativa in qualsiasi ambito potete anche prepararvi ad attendere in eterno.

Questa loro caratteristica diventa chiara e palese anche all'osservatore più distratto quando ci si trova di fronte alla raccapricciante scena di un Danese di sesso maschile che si accinge ad approcciare una persona di sesso opposto.

1) Se il suddetto Danese di sesso maschile è completamente ubriaco, tenterà un approccio diretto, di solito avvicinandosi alla Lei desiderata traballando e dicendo stupidaggini che il giorno dopo rimpiangerà amaramente. La serata può concludersi in due modi.

1a. Se anche lei è ubriaca l'approccio andrà a buon fine e si concluderà con i piccioncini che si dirigono verso l'appartamento di uno dei due, rigorosamente in bici (anche alle 5 del mattino vige la regola del "se riesci a pedalare usando le tue ultime forze vitali sfidando la sbronza, il gelo artico e la stanchezza, perché non farlo?").

1b. Se lei è sobria ma non ha trovato nulla di meglio la serata finirà come sopra. Un'altra cosa che accomunerà le due serate-tipo degli uomini Dansk è che, rigorosamente, verranno scaricati il mattino dopo perché le donne vichinghe non hanno tempo da perdere dietro agli sfigati (cioè gli uomini, che qui vengono trattati peggio degli zerbini).

2) Se il suddetto Danese di sesso maschile è leggermente brillo accennerà uno sguardo implorante verso la ragazza prescelta, sperando che questa prenda l'iniziativa. Vedere una danese che invita un ragazzo a ballare o a bere un drink è cosa frequente. Questa è, anzi, ritenuta la norma. Girl power... ma anche no!

3) Se il suddetto Danese di sesso maschile è sobrio, resterà immobile, catatonico, terrorizzato alla sola idea di parlare con una persona di sesso opposto. In questo caso starà, come al solito, alla fanciulla passare al contrattacco e fare la prima mossa.

Dopo questo breve escursus sulla casistica più comune  in tema di interazione uomo-donna in Danimarca, potrete facilmente intuire quanto fondamentale sia il ruolo dell'alcol. Qui non si beve per il piacere (o per lo meno non solo per il piacere) ma soprattutto perché senza alcol la socializzazione viene meno e con essa anche la possibilità per un Dansk di sesso maschile ed una Dansk di sesso femminile di conoscersi, vivere qualche mese felice insieme (in una relazione in cui è la donna a comandare su tutto), sposarsi troppo presto, procreare ed, infine, divorziare e riconciare tutto da capo.  


http://danimarcapertutti.blogspot.it/2010/12/i-danesi-e-l-julel-approccio-con-l_3355.html

 

sabato 12 settembre 2020

Sciamane: donne che si risvegliano!



Sciamane: donne che si risvegliano!

La divinità primordiale fu femmina, una Dea nata da se stessa, donatrice di vita, dispensatrice di morte e rigenerazione. Univa in sé la vita e la Natura. Il suo potere era nell’acqua e nella pietra, nei tumuli e nelle caverne, negli animali, uccelli, pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori. Marija Gimbutas
Il potere femminile esiste da sempre e gli studi di antropologi e archeologici confermano che un tempo esisteva una società pacifica e matriarcale che venerava una Dea. Ogni donna s’incarna in questa divinità che, come un utero primordiale, dà origine a tutti gli esseri viventi.
Le donne hanno bisogno di riprendere coscienza e consapevolezza della loro straordinaria capacità per poter esprimere a pieno la sciamana che alberga in ognuna.
Cos’è successo? Come si è potuti arrivare a una società in cui gli uomini dettano legge, una legge fatta di sessismo, sopraffazione e guerra? Ci hanno fatto credere che l’unica responsabile della “caduta” sia stata una donna, Eva, che ha osato cogliere il frutto proibito della Conoscenza.
Gli archeologi e gli antropologi moderni hanno trovato innumerevoli reperti che dimostrano come da 25.000 fino a 5.000 anni fa esistesse una società pacifica, matriarcale e matrilineare, che venerava una Dea. Alle donne era permesso esprimere se stesse, occupavano posizioni di rilievo nella società e avevano la completa gestione del proprio corpo e della propria sessualità.
Nessun ruolo le schiacciava e le confinava in alienanti gabbie sociali: non esisteva il concetto di coppia, né il matrimonio, né il possesso dell’altro, né, di conseguenza, l’adulterio e le relative penalizzazioni.
I figli nascevano spontaneamente e tutta la comunità si faceva carico della loro educazione. In particolare, uomini e donne veneravano la Dea, una sorta di utero primordiale da cui tutto si è originato e che in ogni singola donna s’incarna.
Si riteneva che la donna fosse il legame tra il microcosmo e il macrocosmo, si rispettava e si onorava come espressione della Dea.
Le donne sono facilitate nella connessione con le altre dimensioni dalla loro natura ciclica. Mentre gli sciamani uomini necessitano di un particolare apprendistato per diventare tali, le donne ogni mese, grazie alle mestruazioni, che sono peraltro in stretto collegamento con le fasi lunari, sperimentano quattro momenti diversi, quattro energie che si alternano e si ripetono ciclicamente, anno dopo anno e che le connettono con altre dimensioni.
Le donne “dormienti” non “ascoltano” il proprio ciclo: lo nascondono, lo disprezzano, lo ignorano a causa di esso si sentono sporche, menomate, inferiori agli uomini. La fase mestruale, ad esempio, che nella nostra società è considerate un tabù e un momento in cui la donna diventa intrattabile, è invece una fase in cui la donna è al massimo della sua energia e può connettersi maggiormente con altre dimensioni ed essere creativa.
Anticamente le donne si riunivano nelle Tende rosse per vivere appieno, senza alcuna distrazione da parte della comunità, questa fase così importante.

 

venerdì 11 settembre 2020

Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. - L'anarchia durata migliaia di anni




Questo post, che ha avuto una lunga e doverosa gestazione, vuole una volta per tutte dimostrare come una società possa esistere senza Stato ed essere, proprio per questo motivo, estremamente florida e pacifica. Il post è indirizzato a tutti coloro che, di fronte alla saggia proposta politica anarchica, obiettano dicendo (ipotizzando) che una società senza governo e senza Stato non potrebbe mai esistere e che, addirittura, non è mai esistita. Noi del blog Italiani Imbecilli diciamo che è tempo di ricredersi e di conoscere.

Quanti anni ha lo Stato, inteso come forma di organizzazione del potere? In Europa diciamo circa 1200 anni, se consideriamo invece il potere statale centralizzato (come quello attuale), ci si deve rifare a poche centinaia di anni fa, alla creazione degli Stati nazionali (XVI sec.). Se invece consideriamo uno dei primissimi codici di legge, quello del re Hammurabi, dobbiamo risalire a quasi 1800 anni prima di Cristo. E prima cosa c'era? Com'era gestita la società? Se noi leggiamo gli indici dei consueti libri di Storia, cioè di quei testi avallati dallo Stato e che si studiano nelle scuole, la risposta che ci viene fornita in capitoli è la seguente:
In questo indice, però, manca qualcosa di molto importante, qualcosa che mette in crisi l'idea di Stato come unica possibilità di gestione del potere e della società. Per inciso dobbiamo denunciare il fatto che le informazioni storiche censurate nei libri scolastici sono moltissime.
Il capitolo cancellato di cui oggi ci occupiamo non è un capitoletto, si tratta invece di un periodo di migliaia di anni, completamente tagliati, insabbiati, vietati. Parliamo delle società gilaniche, citate come esempio di ottima politica anche dal famoso psicanalista Erich Fromm.

I libri e i mass-media in genere, ci hanno sempre insegnato che 'la civiltà' (con tutto il peso e l'importanza che riveste questa parola) sia iniziata là dove sono sorti i primi Stati, le poleis, le grandi monarchie (egizi, babilonesi, sumeri, assiri, ittiti, fenici, greci...) e in questo modo lo Stato, che detiene il controllo della cultura nazionale, attua la sua prima fidelizzazione autoreferenziale presso il fanciullo.
Si insegna che lo Stato equivale a civiltà (e viceversa) come se prima della nascita degli Stati ci fossero stati soltanto clan, tribù incivili di uomini e donne, poco evoluti, quasi bestie, e anche disorganizzate. Questo è completamente sbagliato. Semmai è esattamente l'opposto, nel senso che le comunità gilaniche, esistenti prima della nascita degli Stati, erano le più fiorenti della storia antica, almeno in Europa (ma diffusamente ve n'erano anche nel continente americano).
Dopo la scomparsa di queste civiltà evolute (spiegheremo anche il motivo della loro scomparsa), l'instaurazione delle gerarchie e degli apparati dello Stato hanno prodotto un regresso notevolissimo in ogni àmbito culturale, morale e cognitivo.
Le società gilaniche
La scoperta delle società gilaniche è dovuta alla famosa archeologa Marija Gimbutas, seguita dall'antropologa Riane Eisler, sua erede culturale. Marija Gimbutas è stata colei che ha coniato il termine 'gilan', che deriva dall'unione di 'gi' + 'an', abbreviazioni dei termini greci giné (donna) e andros (uomo). La lettera 'elle' in mezzo ha due importanti significati:
1) il segno fonetico greco leyin/lyo che vuol dire 'liberare'.
2) segno di unione culturale e ideale tra i due sessi.
Anche il famoso archeologo irlandese-americano James Patrick Mallory si è occupato lungamente delle società non autoritarie (o acefale, o gilaniche) indoeuropee, egli è professore alla Queen's University di Belfast.

Nella pratica del quotidiano vivere, il tutto si traduce come civiltà autorganizzata e non violenta, in cui uomini e donne hanno gli stessi diritti. Stiamo parlando di quella fase temporale che si pone tra il Neolitico e la nascita degli Stati, quindi stiamo abbracciando un grande arco di tempo che va all'incirca dal 7000 al 3500 a.C. (talora sino al 1500 a.C.), dove nel Sud-Est dell'Europa, isole comprese, fiorivano società pacifiche, evolute, raffinate, senza gerarchie, senza governo, senza Stato, senza eserciti. Società non patriarcali, anarchiche ante-litteram, dove l'auto-organizzazione protratta per migliaia di anni non ha mai generato caos e violenze. In nessun sito o tomba gilanica sono state trovate armi, neppure nell'età della lavorazione dei metalli. Nessuna raffigurazione vascolare o parietale riporta scene di guerra. E le numerose statuette della Dea Madre ('Venere' o 'Grande Dea', come viene chiamata da M. Gimbutas) attestano storicamente che all'inizio dio era donna e che, per conseguenza, queste società non contemplavano l'uso della forza fisica (come strumento organizzativo, offensivo e difensivo, prerogativa maschile opportunisticamente utilizzata dagli Stati creatori di eserciti e di repressione istituzionalizzata e legalizzata).
Presso questi popoli l'Arte era fiorente e sofisticata, gli individui erano in costante armonia con la Natura e si professava il culto per la vita, quindi gli strumenti di morte non erano contemplati, né ammessi. Per conseguenza, non v'era nessuna intenzione di nuocere o di sottomettere, niente eserciti, niente repressioni, niente ingiustizie, niente gerarchie, niente mura di cinta: in un contesto così libero e pacifico, non potevano che nascere individui altrettanto liberi e pacifici, capaci di perpetuare questo modello di giustizia sociale.
Tutto questo risponde anche a quelle persone che sono ancorate all'idea (sbagliata) secondo cui l'essere umano tenda per natura al dominio, alla malvagità, e che sia persino incapace di auto organizzarsi. L'Uomo nasce anarchico, cooperativo, solidale, pacifico, vitale, libero ('nessun uomo ha ricevuto dalla Natura il diritto di comandare gli altri' - D. Diderot). Nello specifico degli studi anarchici e antropologici, l'innato istinto cooperativo dell'Uomo è attestato anche dallo scrittore Colin Ward che lo dimostra in più occasioni, e anche, come citato prima, da Erich Fromm (qui). Le Dee Madri sono l'espressione sacra e votiva delle società gilaniche e sono presenti massicciamente in tutta l'Europa sudorientale, isole comprese, cioè in un'area vastissima in cui uomini e donne vivevano nella ricerca costante del miglioramento sociale, nel segno della libertà senza autorità. Il loro sistema culturale, fondato e maturato sull'ordinamento orizzontale (non piramidale e gerarchico), aveva prodotto le migliori espressioni sociali, un sano sviluppo tecnologico, scientifico, architettonico e artistico, volto al vero benessere personale e collettivo.
Nel vivere sociale gilanico, il 'personale' e il 'collettivo' non erano considerati elementi dissociati, ma interdipendenti. Perciò Bakunin afferma spesso: 'non posso dirmi completamente libero, fintanto che gli altri non lo sono completamente'. In una società anarchica, come in quelle gilaniche, non esiste il suddito, poiché la coscienza collettiva e la stessa organizzazione sociale egualitaria lo impedirebbero a priori, non vi sono le condizioni necessarie per la creazione di qualsiasi tipo di oppressione e di senso di rivalsa. Tutto questo, scritto in estrema sintesi (perdonateci per questo), non è riportato in nessun libro scolastico 'ufficiale'.
Quindi
La portata di questa scoperta è talmente grande e 'pericolosa' che ha giustificato la sua costante censura da parte delle istituzioni. Questa scoperta, che ha spaccato anche il fronte degli archeologi, mina profondamente il nostro imprinting secondo cui non esiste altra forma di potere (e di 'civiltà') se non quello statale e gerarchico.
L'esistenza storica delle società gilaniche rappresenta perciò un'ulteriore prova, la più duratura mai avuta nel tempo, in grado di dimostrare ciò che l'anarchia sostiene da sempre: gli Stati sono creazioni artificiali e menzognere, concepite espressamente per opprimere i cittadini, i loro diritti, le loro libertà, le loro esigenze, per il tornaconto di un manipolo oligarchico che vuole comandare gli individui e avere tutti i privilegi. Le società gilaniche e l'anarchia ci dànno la prova che si può fare a meno dello Stato, ci dimostrano che vivere senza sovrani, senza leggi statali, senza gerarchie e soldati, alimenta la pace, la fratellanza e forgia coscienze raffinate e colte. Ma perché le società gilaniche sparirono, lasciando il passo agli Stati? Com'è avvenuto il passaggio?

kurgan: i capostipiti del sistema statale
Gli studi di Marija Gimbutas (ripescati e ristudiati dal movimento femminista negli anni '60) sono stati lunghi e meticolosi e spiegano anche il motivo per cui le società gilaniche si siano estinte quasi simultaneamente. Gimbutas scrive in proposito vari testi che sono inseriti in 'The Kurgan Culture and the Indo-Europeanization of Europe: Selected Articles from 1952 to 1993'. Interessanti anche le altre sue pubblicazioni. Ma veniamo ai kurgan.
Come dimostra la cartina geografica, popolazioni indoeuropee, patriarcali e guerriere, provenienti dall'area caucasica e siberica, divenute patriarcali e guerriere per le cause che si possono leggere nel libro 'Kurgan, le origini della cultura europea' di M. Gimbutas, si introdussero in Europa, estinguendo o assoggettando con le armi le comunità gilaniche, imponendo un modello sociale gerarchico e guerresco, dove la forza fisica e l'autorità maschile erano gli elementi dominanti. Ogni donna, da quel momento, fu destinata alla schiavitù e al concubinaggio forzato. L'ordine anarchico venne represso. Si istituì la proprietà privata. 

I popoli assoggettati furono mantenuti e 'normalizzati' entro rigide leggi (sedicenti divine, in realtà marziali) e in condizione di servitù permanente. Questa servitù e 'questo stato', venne con il tempo metabolizzato dalla coscienza umana ed è diventata normalità, consuetudine, ovvietà, alla quale ci si è abituati. E' dunque qui, e per questi motivi, che nasce la cultura del dominio e la struttura piramidale dello Stato. Ed è da questa logica oppressiva che nascerà quella che oggi viene definita paradossalmente 'civiltà'. Il nostro intendere la politica, la moderna organizzazione sociale, l'autorità costituita, i confini e gli eserciti, derivano quindi dai Kurgan ed è ovvio che, dopo 3000 anni di questa cultura, sembra impossibile oggi concepire un altro sistema di organizzazione sociale diversa da quella statale.


Qui in basso: tabella riassuntiva fotografata dal libro sopra citato 'Kurgan, le origini della cultura europea' di Marija Gimbutas.
Civiltà a confronto. L'Arte parla
L'Arte è quell'espressione dell'essere umano che rivela, racconta, sintetizza il contesto sociale, la cultura di un popolo. Ed è grazie ai reperti artistici che noi possiamo toccare con mano la grandissima differenza tra i gilanici e i kurgan, possiamo constatare la netta cesura culturale, il disastroso regresso sociale e morale avvenuto per colpa del dominio barbarico dei kurgan sui popoli liberi d'Europa. Prendiamo in considerazione l'isola di Creta che, grazie al suo essere isola, è stata l'ultimo baluardo libero e gilanico fino al 1500 a.C. I libri scolastici ben si guardano dal nominare la parola 'gilanica' (o non-violenta) con riferimento alla civiltà cretese. Invece ci hanno insegnato ad associare a Creta l'attributo 'minoico', poiché Minosse fu un re cretese (un re). Ma al di là del mito del Minotauro e dei riferimenti fantastici che si intrecciano intorno al nome di Minosse, cosa c'era a Creta prima di questo sovrano despota? Come vivevano i cretesi gilanici? Cosa ci raccontano i reperti artistici?
Prendiamo in analisi il dipinto più famoso, la tauromachìa (palazzo di Cnosso).
Nel dipinto murale, due donne e un uomo giocano insieme e affrontano il toro. Le attività sociali, compresi i giochi, erano liberamente e normalmente svolte sia dalle donne, sia dagli uomini in un rapporto paritario. E al di là dell'aspetto egualitario tra genere maschile e femminile (aspetto che manca alla decantata e 'civile' cultura democratica greca e in tutte le altre successive), osserviamo lo stile pittorico, la raffinatezza artistica, il grado di fluidità. Dice Giulio Carlo Argan: 'la mancanza della gravità rituale delle figurazioni asiatiche, l'andamento più libero delle linee e l'accordo dei colori, dimostrano che l'immaginazione degli artisti è già aperta verso gli orizzonti di una mitologia fondamentalmente naturalistica'. Peccato solo che i cretesi trovarono, nel loro futuro, soltanto regresso e schiavitù. Ma questa concezione naturalistica e persino realistica di indubbia raffinatezza si riscontra anche nella celebre brocchetta di Gurnià:
Qui l'artista ha dipinto un polpo che abbraccia con i suoi tentacoli la brocca. Quel polpo sta nuotando, il pittore dipinge anche le alghe fluttuanti. Sempre Argan: '(il polpo) è un essere vivo'. Siamo quindi di fronte a un'Arte che dichiara e ostenta la propria vitalità (culto della vita), una grande consapevolezza, un'ottima maturazione culturale, un rapporto intimo e confidenziale con la Natura. Cosa che sparirà da lì a breve con l'ingresso violento dei kurgan anche a Creta, come avvenuto in precedenza in tutta l'Europa sudorientale. Infatti l'Arte dei guerrieri che andò a sostituirsi a quella gilanica produsse un pesantissimo regresso culturale, e di questo regresso ne è ancora testimone il primo periodo dell'Arte greca, successivo alla cultura gilanica, dove la semplificazione e la geometrizzazione estrema della realtà sono il sintomo di una povertà intellettuale che ha fatto compiere un balzo indietro di millenni alla nostra cultura. Guardiamo l'enorme differenza stilistica tra Arte gilanica e quella successiva greca arcaica.
In mezzo ci è passata la cultura rozza, primitiva, guerresca dei kurgan (qui sotto)
Prima dei kurgan non esistevano né la povertà, né tutti quei problemi connessi alla condizione di indigenza. In buona sostanza, lo Stato ha prodotto impoverimento e regresso, dominio ed oppressione, schiavi e padroni, patriarcato e tutte le aberrazioni di cui soffre la nostra società, crimini compresi.
Adesso è forse più chiaro il motivo per cui l'anarchia intende e vuole una società libera e liberata dallo Stato.

Ora non rimane altro da fare che prendere coscienza della Storia e cercare di allontanare dalla nostra vita lo Stato e i suoi apparati di governo, siano essi locali o centrali. Ognuno di noi, attraverso scelte consapevoli per il benessere nostro e dei nostri nipoti, può agire e sconfiggere questa gabbia statale. Ma prima di abbattere lo Stato, occorre distruggere le barriere mentali, le più dure, quelle che lo Stato stesso ci ha imposto da 3000 anni. Oggi di barriere ne sono state abbattute un bel po'. Buon pro' ci faccia, per il bene di tutti.

(L'argomento qui trattato è soltanto una sintesi e non può essere esaustiva. I riferimenti da studiare sono in verità moltissimi, la bibliografia è vasta e interessante. Lasciamo qualche link, a nostro giudizio tra i più autorevoli sull'argomento, gli unici dai quali abbiamo desunto le informazioni per questo articolo).
Marija Gimbutas: 'Signs out the time' (filmato sottotitolato)
Altri esempi di anarchia già applicata (autogoverni, cooperazioni, realtà senza Stato, collettivizzazioni) –
Barcellona 1936 (filmato)
La Comune di Marsiglia (e di altre città francesi)
'L'antica Europa e l'Anatolia, come la Creta minoica, erano una 'Gilania' (Marija Gimbutas 'Il linguaggio della Dea': introduzione, pag. 21)
(Ci teniamo a dire che gli anarchici non hanno mai avuto bisogno di queste 'prove' per dimostrare l'efficacia e la bontà dell'anarchia. Pertanto, questo articolo va a beneficio di quanti hanno sempre dubitato, screditato, diffamato l'anarchia e gli anarchici, non conoscendo, ipotizzando e lasciandosi deviare dalle menzogne di Stato. Di fronte all'evidenza storica, qualsiasi dubbio cade, 'come corpo morto cade')
Non lo diciamo mai, ma crediamo sia importante far circolare il più possibile il link di questo articolo, come state già facendo.
Grazie.
Il lemma 'Gilania' nell'enciclopedia Treccani (qui )
Dall'enciclopedia Treccani
gilania: Organizzazione sociale anteriore al patriarcato, esistita in Europa tra il 7000 e il 3500 a.C. e caratterizzata dall’eguaglianza tra sessi e dalla sostanziale assenza di gerarchia e autorità centralizzata. Tra il 4300 e il 2800 a.C. la g. sarebbe stata soppiantata da un'altra cultura neolitica, quella dei kurgan, una società androcratica e patrilineare emersa dal bacino del Volga. Il termine è stato coniato dall'archeologa di origine lituana M. Gimbutas utilizzando le radici greche gy (donna) e an (uomo).

COMPRESSA-MENTE: Società gilaniche: le floride comunità senza Stat..