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mercoledì 29 luglio 2020

Il costo umano di uno smartphone


Il coltan, minerale sanguinoso
Dall’Africa ai nostri cellulari

Da dove arriva il coltan, minerale usato per produrre i condensatori dei computer portatili, alcuni parti dei telefoni cellulari, delle consolle di giochi e dei sistemi di localizzazione satellitare? Dietro a questo prezioso materiale, resistente al calore e alla corrosione, corrono commerci e scambi che animano l’Africa, in particolare la Repubblica Democratica del Congo. Il futuro sembra non poter esser scritto senza queste pietre, di cui è ricchissima la parte orientale del Paese, la zona del Kivu, lago che s’adagia al confine con il Rwanda, dall’altra parte della nazione rispetto alla capitale Kinshasa. E qui dove giace una preziosa risorsa per l’Africa e il mondo, bande armate e guerriglieri sono riusciti a creare un vero e proprio regime del terrore, facendo dell’estrazione del coltan un business che viene sfruttato come fonte di introiti per i loro affari.

L’estrazione e la tassa. Li chiamano “Lords of war”, e sono i padroni di queste aree, terre in cui la legislazione e la forza del governo centrale non riesce a far valere alcun tipo di autorità, costingendo i minatori a pagare alle bande armate una quota per ogni chilo di minerale estratto. Con i proventi che ne traggono, i guerriglieri acquistano armi che garantiscono loro ulteriore potere sul territorio. Dopo aver pagato questa “tassa”, i minatori camminano per due giorni, portandosi sulle spalle sacchi che contengono svariati chili del minerale estratto. Il loro obbiettivo è quello di arrivare a Goma, punto di raccolta dove il coltan viene per la prima volta registrato in maniera ufficiale. Fino a questo momento, infatti, non esiste alcun documento che possa garantire l’origine e la storia di questo minerale. Da Goma, il coltan viene caricato in piccoli aerei che raggiungono il Ruanda, l’Uganda, la Tanzania e il Kenya, dove le aziende incaricate dalle multinazionali lo acquistano per farlo arrivare nelle catene di montaggio dei nostri cellulari...

I minatori. In queste miniere il lavoro e lo sfruttamento minorile sono pratiche, purtroppo, usuali. I bambini, spesso vengono rapiti dai gestori dei giacimenti e trasformati in schiavi, nei casi più tristi sono le stesse famiglie a venderli per pochi dollari: orribile testimonianza di un Paese in cui fame e povertà fanno spesso dimenticare l’amore filiale. La dinamica d’estrazione del coltan rende tristemente i più giovani gli operai migliori per questo lavoro: sono infatti i più adatti a calarsi negli stretti cunicoli e buche da cui si estraggono le pietre che contengono il coltan. L’età media dei bambini/minatori si aggira intorno ai 6-7 anni, e dopo solo una decina di anni trascorsi a lavorare al buio e alla sporcizia di quei cunicoli invecchiano precocemente e sviluppano, a causa della radioattività del coltan, malattie del sistema linfatico che ne causano la morte.
9 centesimi al giorno. I salari di questi operai sono al di fuori di ogni umana immaginazione. Secondo un rapporto di Watch International del 2009, la manodopera locale prende l’equivalente di 18 centesimi di euro per ogni kg di coltan estratto, che per i bambini scende a una paga giornaliera di 9 centesimi, quando in realtà il prezzo di mercato del minerale arriva fino ai 600 dollari al kg. A far luce e a presentare al mondo questo terribile sfruttamento ci ha pensato il danese danese Frank Piasecki Poulsen che nel 2010 ha girato un documentario dal titolo “Blood in the Mobile”, con l’obiettivo di far conoscere all’opinione pubblica mondiale da dove vengono e come sono estratte le materia prime dei nostri cellulari.

Una (debole) soluzione al problema. Per cercare di risolvere questo problema, il presidente americano Barack Obama nel 2010 ha firmato la riforma Dodd-Frank Act, che cercava di bloccare lo sfruttamento e il giro d’affari che si è creato negli ultimi decenni attorno all’estrazione del coltan. La legge americana prevedrebbe l’obbligo di certificare la provenienza di questo minerale così da escludere ogni possibile acquisto dalle miniere incriminate di sfruttamento. Le multinazionali acquistano oggi il prezioso minerale a Kigali, in Ruanda, e in questo modo il materiale risulta “pulito”. Ma c’è un problema. Come già detto, il punto di raccolta del coltan in Congo si troverebbe a Goma, cittadina che dista a meno di tre ore di camion da Kigali. E in Ruanda non esiste neppure un giacimento di coltan. Da dove arriverà, quindi, quello che viene acquistato dalle grandi multinazionali?

La risposta etica agli smartphone si chiama Fairphone?

Da due anni è possibile acquistare su internet Fairphone, il telefonino che prova a rispettare i lavoratori e cerca di non utilizzare materiale proveniente da zone di guerra: eticità contro obsolescenza progorammata.
lo spettacolo dell'emozione: il costo umano di uno smartphone

giovedì 23 luglio 2020

La guerra dimenticata che da 20 anni continua sui monti Nuba


sudanNei rari momenti di pace, i Monti Nuba, in Sudan, sembravano un rigoglioso e ordinato giardino. Il cibo abbondava, la gente era allegra e le scuole sempre affollate. Nei rari momenti di pace…
Va avanti da 30 anni l’odiosa guerra che costringe un intero popolo alla paura e a vivere nelle grotte per cercare scampo a bombardamenti che, oramai è provato, non mirano ad obiettivi militari, ma adannientare gli abitanti di questa regione. Ad essere colpite sono case e capanne, scuole, ospedali e raccolti.
La colpa della popolazione nera dei Monti Nuba è la sua voglia di libertà, la sua fierezza. Il suo essere musulmani per scelta, non per imposizione, e nel frattempo rispettare gli altri credi ed ospitarli come una ricchezza dello spirito in più. Per il governo arabizzato di Khartoum, per le sue leggi improntate alla Sharia, questi sentimenti sono una minaccia da annichilire.
Tanto più che i Monti Nuba, come il Darfur, sono terre di confine contro tanti nemici esterni e pedine importantissime nella geopolitica folle del petrolio in un paese che galleggia sull’oro nero.
Un oro che fa gola a troppi attori, interni ed esterni, e arma guerre e conflitti senza sosta alcuna. Né Khartoum, né le grandi compagnie petrolifere, né Cina e Stati Uniti, nei loro giochi di potere, hanno interesse ad una pace stabile e duratura. A pagarne le conseguenze è un popolo inerme.
Sui monti Nuba si muore di carestie, indotte dalla distruzione dei raccolti, di malattie, anche le più semplici, per il sistematico bombardamento di ogni struttura sanitaria. Si muore in schiavitù una volta catturati. Si muore per stupro se si è una giovane donna. Si muore perché nei campi di raccolta governativi tutto manca mentre abbonda la violenza e la sopraffazione culturale di un popolo in fuga.
http://www.dolcevitaonline.it/la-guerra-dimenticata-che-da-20-anni-continua-sui-monti-nuba/

mercoledì 22 luglio 2020

IL TAGLIO DELLA CLITORIDE





















"Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
- Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo ... Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore … Terminata la sutura l’uomo spezzò il filo con i denti…Ricordo le urla strazianti di Haweya, anche se era più piccola, aveva quattro anni, scalciò più di me per cercare di liberarsi dalla presa della nonna, ma servì solo a procurarlo brutti tagli sulle gambe di cui portò le cicatrici tutta la vita.
Mi addormentai, credo, perché solo molto più tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per impedire i movimenti e facilitare la cicatrizzazione (dato che c’è stata una perdita di sostanza, clitoride e piccole labbra, le gambe legate insieme permettono la cicatrizzazione, ma la cicatrizzazione avviene in retrazione. Non c’è più tutto il tessuto necessario perché le gambe possano essere divaricate completamente. Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto, le donne non possono più divaricare le gambe per accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe, scola un filino alla volta, una goccia alla volta.) Era buio e mi scoppiava la vescica, ma sentivo troppo male per fare pipì. Il dolore acuto era ancora lì e le mie gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi. Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a orinare almeno un pochino. Oramai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta sdraiata immobile il dolore aveva continuato a martellare penosamente, ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano tagliata. Impiegammo circa due settimane a riprenderci. La nonna accorreva al primo gemito angosciato. Dopo la tortura di ogni minzione ci lavava con cura la ferita con acqua tiepida e la tamponava con un liquido violaceo, poi ci legava di nuovo le gambe e ci raccomandava di restare assolutamente ferme o ci saremmo lacerate e allora avrebbe dovuto chiamare quell’uomo a cucirci di nuovo. Lui venne dopo una settimana per esaminarci. Haweya doveva essere ricucita. Si era lacerata urinando e lottando con la nonna…L’uomo ritornò a togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una volta furono atroci dolori per estrarre i punti usò una pinzetta. Li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo anche se avevo una ruvida spessa cicatrice tra le gambe che faceva male se mi muovevo troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata tutto il giorno con le gambe legate. Haweya dovette attendere un’altra settimana e ci vollero quattro donne per tenerla ferma… Non dimenticherò mai il panico sul suo viso e nella sua voce…Da allora non fu più la stessa…aveva incubi orribili. La mia sorellina un tempo allegra e giocosa cambiò. A volte si limitava a fissare il vuoto per ore. (svilupperà una psicosi) … cominciammo a bagnare il letto dopo la circoncisione."


- Hirsi Alip



Sebbene non sia in nessuna sua parte richiesta dal Corano, l'infibulazione è però una pratica che si può riscontrare in alcuni paesi, in tutto o in parte islamici (essenzialmente la parte meridionale dell'Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea,Nigeria, Senegal, Guinea), dove viene consigliata come sistema ritenuto utile a mantenere intatta l'illibatezza della donna.

In Somalia, una donna non infibulata viene considerata impura; pertanto, non riesce a trovare marito e rischia l'allontanamento dalla società
effetti dell'infibulazione ; I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Le puerpere, le vedove e le donne divorziate sono sottoposte a reinfibulazione con lo scopo di ripristinare la situazione prematrimoniale di purezza. I rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. L'asportazione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni è praticata con lo scopo di impedire alla donna di conoscere il piacere durante il rapporto sessuale e come forma di controllo del desiderio sessuale femminile.

BOLDRINI: MIGRANTI SONO AVANGUARDIA DEL NOSTRO FUTURO STILE DI VITA
presto lo stile di vita dei migranti sara' il nostro stile di vita, (wow ma che fortuna e che onore)
infatti In Italia 40mila bambine sono state sottoposte a infibulazione i dati risalgono al 2012 e sono in aumento 
Eh si certo abbiamo molto da imparare dalle tradizioni dei migranti, secondo la Boldrini sono gli Italiani che devono integrarsi  con usi e costumi dei migranti AZZZ la lungimiranza e l'intelligenza politica di questa donna è sorprendente
Antar Raja

sabato 29 aprile 2017

Rosa Parks: la Vegetariana dietro Martin Luther King

Eccoci  alla seconda vegetariana storica da riportare a galla dal passato: Rosa Parks.
Forse la donna vegetariana più famosa di tutte. Senza di lei non avremmo avuto Martin Luther King.  Tutti infatti conosciamo quest’uomo, ma in pochi  sanno quale fu l’evento che lo portò alla ribalta e chi vi fosse dietro.
Era il 1955, Alabama, Stati Uniti.
Rosa è una giovane sarta di 42 anni e sta tornando a casa dal lavoro in pullman.
E’ il primo dicembre. E’ buio. Sono le sei di sera.
Come suo solito va a sedersi nei posti riservati ai neri. A quel tempo infatti vigeva la segregazione razziale negli Stati Uniti. I bianchi da una parte, i neri dall’ altra, a scuola, sui mezzi pubblici, dovunque.
Rosa  è seduta molto vicina ai sedili riservati ai bianchi.
Troppo vicina.
A un certo punto sale un uomo bianco e trova tutti i posti occupati.  Il conduttore del pullman se ne  accorge e come normale amministrazione al tempo chiede a tutta la prima fila di neri di alzarsi e lasciare i posti liberi.
Gli altri tre passeggeri neri vicino a Rosa non fanno una piega e cominciano ad alzarsi come bravi bambini ubbidienti, abituati ormai da troppo a queste umiliazioni, e se ne vanno in fondo al pullman.
Rosa no.
Rosa resta seduta e si tiene stretta il suo sedile “come una coperta in una notte d’inverno”.
Allora? Ha intenzione di alzarsi?” le chiede l’autista.
No”, risponde secca Rosa.
Allora la farò arrestare”.
Faccia pure”, risponde Rosa.
Disobbedienza civile.


Viene arrestata e portata subito in prigione, da dove uscirà su cauzione il giorno dopo.
Ma la notizia comincia immediatamente a circolare.
In tanti conoscono Rosa e l’apprezzano, e il suo arresto diventa la goccia che fa traboccare un vaso ormai stracolmo.
Non avevo idea” dirà la Parks, “che rifiutandomi di dare il mio posto su quel pullman  la mia piccola azione  avrebbe aiutato a metter fine alle leggi di segregazione”.
Ma andò proprio così.  Ognuna di noi può fare la differenza.
Tutta questa storia è raccontata nella sua autobiografia “My Story”, scritta quando aveva già 79 anni.  Ora, non pensate che Rosa fosse una donna qualsiasi che per caso si trovò a dire un NO coraggioso. Avrà avuto anche l’aspetto di una timida sartina, ma Rosa faceva da tempo parte dell’Associazione per l’Avanzamento delle persone di colore, e tra l’altro era proprio lei l’addetta a investigare i casi di abusi sessuali contro le donne nere.
Immaginatevi cosa deve aver visto e sentito.
Insomma, Rosa era una ninja di primo livello, ed era pronta a fare la sua parte fosse servito e quando quel momento è arrivato, non ha esitato.
La gente dice sempre che non ho ceduto il mio posto perché ero stanca. Non ero fisicamente stanca, o non più stanca di quanto non fossi alla fine di una giornata di lavoro.  Non ero vecchia, anche se alcune persone si sono fatte un’immagine di me di persona anziana. No, l’unica cosa di cui ero stanca, era l’essere stanca di cedere”.
I giorni dopo il suo arresto si scatenò il putiferio vi dicevo.
Anzi, già la notte stessa.
Fu stando in piedi fino all’alba infatti che un’insegnante femminista si riunì con altre socie del Women’s Political Council e decisero di proporre un boicottaggio di tutti i mezzi pubblici.
Non c’era Internet, non c’era Facebook, ma loro riuscirono in una notte a stampare ben 35.000 volantini che annunciavano l’idea e il giorno dopo erano davanti alle scuole a consegnarli uno ad uno a tutti i bambini, da portare a casa:
Non andate in pullman da nessuna parte lunedi 5 dicembre. Un’altra donna è stata arrestata per non aver ceduto il suo posto. Venite a Messa alle 7 di sera lunedi per altre istruzioni”.
Questo in breve il sunto del volantino, che finì anche sui giornali locali.
Quel lunedi sera, in Chiesa, l’enorme folla  che si radunò insieme a Rosa trovò a parlare sul pulpito il reverendo Martin Luther King. Era stato nominato lui per gestire l’intera complessa operazione e per incitare la folla a continuare il boicottaggio per altri giorni.
Voi che avete paura, prendete cappello e cappotto e andate a casa” dirà subito alla sua congregazione.
Arriva un momento quando la gente si stanca. Noi siamo qui questa sera per dire a coloro che ci hanno maltrattato così a lungo che siamo stanchi”.
Tenete conto che Martin Luther King era quasi sconosciuto al tempo, ma da quel momento ottenne visibilità a livello nazionale, e il resto è storia.
La storia però è partita da una sartina con le ovaie e vegetariana.

Rosa infatti non mangiava animali.
Questo è quello che disse a riguardo da anziana:
Sono vegetariana da oltre 40 anni.  Da piccola ho avuto problemi di salute per colpa di una cattiva alimentazione. Mangiare sano per me era una priorità”.
Tra i suoi cibi preferiti? Broccoli, le patate dolci e i fagiolini. Rosa morì di vecchiaia a 92 anni.  Al suo funerale, la famosa Condoleeza Rice disse che se non fosse stato per la Parks, non sarebbe mai diventata la prima afro-americana segretaria di Stato.
Anche M. L. King era ben consapevole del ruolo storico di questa donna: A lei infatti dedicò il suo libro “Stride Toward Freedom”…
A Rosa Parks, la cui testimonianza creativa fu la grande forza che portò alla lotta moderna verso la libertà”.
Purtroppo,  gli animali segregati negli allevamenti oggi non possono riunirsi e far partire un boicottaggio, ma seguendo una dieta vegana, in un certo senso, stiamo tutti boicottando l’industria della morte e ognuno di noi può fare la sua parte.
Rosa infatti continuava a ripetere che non servono persone straordinarie, lei – diceva – era normalissima.
Non diventò mai ricca, né troppo famosa.
Venne in parte dimenticata, coperta dall’ombra di Martin Luther King, ma continuò a devolvere parte del suo stipendio da segretaria alla causa e a lavorare dietro le quinte.
Dopo la morte del marito, decise di fondare un istituto con lo scopo di motivare gli adolescenti a raggiungere il loro migliore potenziale.
Questa è l’ultima sua bellissima citazione con cui voglio lasciarvi:
Ogni persona deve vivere la sua vita come modello per gli altri”.
http://www.eticamente.net/55310/rosa-parks-la-vegetariana-dietro-martin-luther-king.html