mercoledì 19 aprile 2017

C'è un Indiano d'America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo


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Chi è Leonard Peltier?

Leonard Peltier è un nativo americano in carcere da 40 anni per difendere i diritti del suo popolo. Nasce nel 1944 e già dalla sua infanzia capisce che la vita per i nativi d’America è dura, tra miseria, razzismo, emarginazione. 

Cresce anche in un istituto dove conosce la prima “istituzione totale”, ma ha un buon carattere e la sua gioventù è carica di socialità, mentre impara a riparare vecchie automobili. Ma sono gli anni in cui la comunità indiana comincia ad alzare la testa e si organizza. 

Nasce l’AIM, American Indian Movement, di cui dopo poco Peltier entra a far parte. Nel 1973 oltre trecento indiani d’America tengono testa agli uomini del governo, che per scacciare i Lakota dal loro territorio, si erano alleati con il capo di un’altra tribù, Dick Wilson, che con una sorta di polizia privata mieteva terrore nella comunità indigena con pestaggi ed omicidi. 





 "Quando ci arrestarono, i soldati toccavano le donne davanti agli uomini, cercando di farci reagire così da poter giustificare le nostre esecuzioni."

Leonard Peltier



Lo stesso Wilson stava trattando in gran segreto la vendita di parte delle terre della riserva dei Lakota Oglala di Pine Ridge, nel sud Dakota, agli Stati Uniti. 



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Consapevole della fierezza e dell’ostinazione delle popolazione native, il governo statunitense cerca in tutti i modi di cacciare i Lakota dal loro territorio per impossessarsi dei loro giacimenti. E’ un periodo durissimo, per due anni quella regione vede una presenza spropositata di agenti dell’FBI, e i morti tra i nativi sono almeno 60. 




"Quelli di noi che furono riconosciuti come capi, vennero pestati nelle celle della prigione militare dell'esercito."



Nel giugno del 1975 dalla comunità di Oglala viene lanciato un appello all’AIM perchè qualcuno vada ad aiutarli, la tensione è altissima. Arrivano 17 membri del AIM, di questi solo 6 sono uomini, tra loro c’è Leonard Peltier. Il 26 Giungo 1975 nei pressi della comunità indiana si presentano in auto, senza alcun segno di riconoscimento, due agenti dell’FBI: la scusa è la ricerca di un uomo che ha rubato degli stivali.





E’ probabilmente una trappola, tanto che nel giro di poco tempo si scatena una sparatoria tremenda con centinaia di agenti e militari.




Gli Oglala Lakota si difendono, rispondono al fuoco e alla fine sul terreno restano tre corpi: due agenti dell’FBI e un indigeno. 


Immagine correlataTutta la comunità riesce a scappare e a nascondersi, si scatena una caccia all’uomo di dimensioni impressionanti. Per l’indiano americano morto non fu aperta alcuna indagine, mentre per i due agenti vennero imputate tre persone. 

I primi due arrestati vengono processati ed assolti sulla base della legittima difesa, rimane il terzo accusato, Leonard Peltier, il quale nel frattempo è scappato in Canada. Su di lui si riversa tutta la rabbia dell’FBI, è il capo espiatorio. 

Viene arrestato in Canada il 6 Febbraio 1976 e dopo pochi mesi estradato sulla base di false testimonianze, tanto che successivamente il governo canadese protesterà per i modi in cui si ottenne l’estradizione. Ma oramai Leonard Peltier è nelle mani dei coloro che vogliono letteralmente vendicare i due agenti morti. 



Nel suo libro "La mia danza del Sole", Leonard Peltier racconta:


"A Milwaukee rimasi coinvolto in un episodio strano e inquietante.
Stavo mangiando in una trattoria con un paio di fratelli indiani, quando una coppia di uomini seduti al tavolo accanto cominciò a indicarci ridendo rumorosamente e facendo battute razziali.
Non potevo sapere che erano poliziotti in borghese.

Ci alzammo per andarcene, ma quei due ci aspettavano fuori, proprio davanti alla porta, impedendoci di uscire.

- Cosa c'è da ridere? - chiesi.

Ero furioso e pronto a battermi, ovviamente è quello che aspettavano.

Non appena parlai, prima ancora di poter alzare una mano, mi trovai due Magnum calibro 357 puntate alla testa. (...cercavo di ripararmi mentre loro mi colpivano a sangue. Venni poi a sapere che, a forza di picchiarmi, uno dei due, poverino, si era ferito una mano e aveva dovuto chiedere due giorni di  riposo."



Questa volta il processo viene organizzato diversamente: si svolge nella città di Fargo, storicamente anti-indiana, la giuria è formata da soli bianchi e il giudice è noto per il suo razzismo



Risultati immagini per leonard peltier violenceIl processo prende ben altra piega e Peltier viene condannato a due ergastoli consecutivi. Durante il processo non si tiene conto delle prove a suo favore, ma solo di testimonianze manipolate, vaghe e contraddittorie. 

Dopo cinque anni, accurati esami balistici riescono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e alcuni dei testimoni che lo avevano accusato ritirano le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI



Leonard Peltier nel suo libro scrive:



"E' così che fanno. Ti prendono di mira, t'incastrano, t'arrestano, ti picchiano a sangue, ti appioppano un'accusa falsa. Poi ti trascinano in prigione e in tribunale e t'impoveriscono con le spese legali."




A Leonard è stata negata la possibilità di avere una revisione del processo, nonostante le prove che dimostrano la sua innocenza. Non gli è stato nemmeno permesso di presenziare ai funerali di suo padre, di sua madre, dei suoi zii. Per almeno due volte si è cercato di ucciderlo in carcere, mentre le sue condizioni di salute sono difficili. Operato ad una mascella solo grazie alle pressioni popolari, quasi cieco da un occhio, malato di diabete e di prostata, ma Leonard Peltier resiste e non rinnega nulla della sua lotta. 





A settembre Leonard ha compiuto 70 anni.




Mentre tu stai leggendo Peltier è ancora in prigione. Fino a quando?




Leonard Peltier è in carcere perché lottava per i diritti del suo popolo e la sua storia è un esempio delle tante ingiustizie che avvengono in ogni parte del mondo e che vengono taciute perché “scomode”. 

Perché punire con il carcere a vita questo indiano d'america di nome Leonard Peltier?

Per lanciare il messaggio a tutti gli indiani oppressi, per dire loro che se oseranno ribellarsi alla democratica civiltà americana moderna, essi pagheranno e saranno puniti anche se innocenti.

Ma i governi non sanno che gli indiani non hanno mai smesso di lottare, ne mai lo faranno, perché come dicevano i loro antenati, è meglio morire da uomini liberi che vivere da schiavi:





Fonte : Infoaut



giovedì 13 aprile 2017

No Tap: stop all’espianto degli ulivi fino al 19 aprile


I lavori per il gasdotto Tap a Melendugno sono stati ufficialmente fermati. La decisione arriva dal Tar che in questo modo ha bloccato fino al 19 aprile gli espianti degli ulivi. Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Regione Puglia con il ricorso depositato lunedì scorso contro il ministero dell’Ambiente.
La notizia è stata diffusa dal sindaco di Melendugno, Marco Potì, dietro comunicazione della stessa Regione che, difesa dall’avvocato Mariano Alterio, ha chiesto l’annullamento, previa sospensione, della nota con cui il Ministero, il 27 marzo scorso, ha di fatto dato il via libera all’espianto di circa 200 ulivi sul tracciato del microtunnel del gasdotto, in contrada San Basilio, dove da tre settimane si assiste a scontri e proteste.
Come ricordato da ilfattoquoridiano.it era stato lo stesso prefetto di Lecce, Claudio Palomba, a chiedere di chiarire alcuni aspetti, congelando gli espianti, poi ripresi il 28 marzo e nuovamente bloccati sabato scorso. Il ministero aveva ritenuto «soddisfatte le condizioni della prescrizione ‘A 44’ (relativa allo spostamento degli ulivi, ndr) per la porzione di progetto esaminata”, ribadendo che “le attività di espianto asseriscono alla fase dei lavori convenzionalmente indicata come fase ‘0’».

Ed erano stati gli stessi attivisti a raccontarci che: «Tap sta estirpando gli ulivi con un’autorizzazione vecchia, perché il progetto nuovo è in fase di valutazione. Si tratta di una forzatura nata perché loro dovevano dimostrare di essere partiti con i lavori. Il Consiglio di Stato di recente si è espresso sulla normativa Seveso, che riguarda la tubatura e la centrale di pressurizzazione che sono lontani dall’essere costruiti e non c’entrano nulla con il micro-tunnel e gli ulivi: si è fatto volutamente un calderone per far avviare i lavori in mancanza delle autorizzazioni necessarie. E si parla di 200 ulivi quando invece sarebbero circa 1800 in 8 chilometri: ma il problema non è solo ambientale, è nel fatto che è il sistema che ha imposto per l’ennesima volta una grande opera che è inutile, e non lo diciamo noi, lo dicono i dati. In Italia abbiamo già due gassificatori fermi e paghiamo il non passaggio del gas perché non serve, si trovano a Livorno e Rovigo. In Europa abbiamo un surplus di gas e quindi è per questo che il dubbio è che il forte business sia nella costruzione dell’infrastruttura».
Nel caso in cui riprendano i lavori la data da tenere a mente è quella del prossimo 30 aprile, termine ultimo per rispettare il calendario regionale relativo al riposo vegetativodelle piante. Ecco perché la prossima udienza è stata fissata per il 19. Secondo il Tar, infatti, la misura cautelare richiesta può essere accordata «ai soli fini dell’immediato riesame dell’atto impugnato da parte ministero dell’Ambiente», con riferimento «sia alle osservazioni e alle competenze della Regione, sia in base all’avvenuta presentazione al medesimo ministero, da parte di Tap, di istanza di verifica di assoggettabilità a VIA del progetto esecutivo, relativo alla realizzazione del microtunnel».
Intanto dal Comitato No Tap hanno fatto sapere che: «Sino al 19 Aprile saremo liberi dalla paura degli espianti ma continueremo pacificamente ad ostacolare quest’opera, con ragioni tecniche, politiche e di cuore».
Foto di Danilo Calogiuri

http://www.dolcevitaonline.it/no-tap-stop-allespianto-degli-ulivi-fino-al-19-aprile/ 

mercoledì 12 aprile 2017

Come Eliminare gli Odori di Casa in Modo Naturale


eliminare gli odori di casa

In casa si sa ci sono odori non troppo piacevoli, soprattutto quando si cucina come l’odore dei cavoli o del fritto, per non parlare del pesce o della carne alla piastra… Odori fastidiosi e difficili da mandare via che si diffondono in tutta la casa rendendo sgradevole la permanenza.
Mi è capitato spesso di organizzare magari delle cene con banchetti luculliani ma al momento di far accomodare gli ospiti mi sentivo un po’ in imbarazzo per l’odore che si era propagato in tutte le stanze, allora ho pensato a qualche soluzione che non fosse il far congelare gli ospiti mantenendo le finestre aperte oppure lo spruzzare profumi che sommati all’odore di fritto o di broccoli creano abbinamenti ancora peggiori!
Ecco allora cosa ho scoperto per eliminare gli odori di casa in maniera rapida, economica e soprattutto ecologica, eh si perchè magari non ci pensiamo ma i deodoranti per ambienti contengono prodotti chimici nocivi sia per noi, per i bimbi e per gli animali di casa, infatti molti contengono sostanze come toluene, benzene, formaldeide e ftalati, muschi artificiali, dietilftalato e  eteri di glicole: a proposito potete scaricare e leggere un’interessante documento redatto da Altroconsumo (Profumo che inquina).
Ma veniamo al mio metodo per profumare casa in maniera davvero creativa!
Per prima cosa ci servirà un pentolino con dell’acqua da far bollire… poi possiamo fare un giro in giardino o in dispensa e vedere cosa abbiamo in casa…
In giardino ho del rosmarino, alloro, salvia e lavanda… ne prendo un po’… in dispensa ho cannella, caffè, anice stellato, limoni, mandarini, arance, noce moscata, aceto, ginepro e chiodi di garofano…
eliminare gli odori di casa
Non mettete tutto insieme… ora vi svelo qualche trucchetto.
Mentre l’acqua bolle mettete dei rametti di rosmarino e alcune fette di limone il profumo sprigionato è perfetto per contrastare l’odore del pesce o della carne.
Un altro profumo lo potete ottenere mettendo semplicemente dell’alloro… questo non lo abbandonerete più è perfetto per eliminare la puzza di fritto!!
Sempre come ingrediente singolo potete usare dell’aceto di mele… poco altrimenti poi dovrete togliere la puzza di aceto, questo profumo che si sprigiona è perfetto per eliminare l’odore dei cavoli, broccoli o altre verdure che con la cottura sprigionano un sentore amaro. PS: potete anche aggiungerne un po’ alla cottura stessa della verdura…
Con la buccia di arancia e con due stecche di cannella profumo la casa di festa e rilasso la mente!
Ginepro e noce moscata per un profumo speziato, caffè e anice stellato inebria l’olfatto!
Bucce di mandarino e chiodi di garofano per un profumo molto forte, magari non adatto a tutti.
Fate bollire l’acqua con questi ingredienti per qualche minuto poi spostate il pentolino anche in altre stanze per diffondere l’aroma, sentirete che meraviglia!!!
Ah dimenticavo, potete anche usare dei rametti di pino per un effetto balsamico, ma ne sconsiglio l’utilizzo prima di cena, coprirebbe il profumo dei piatti!
Inoltre una volta che l’acqua si sarà raffreddata potrete filtrarla e inserirla in uno spruzzino pulito e rinnovare il profumo di casa ogni volta che vorrete!
Se invece volete eliminare l’odore dalla scarpiera un ottimo stratagemma è quello di mettere un vasetto con dell’origano tritato ed essiccato al suo interno, per evitare di rovesciarlo potete coprirlo con una garza e fissarla con un cordino o un elastico.
Inoltre potete usare dei rametti di menta per decorare la tavola, il loro profumo rallegrerà la festa.
eliminare gli odori di casa
Io ho poi l’abitudine di raccogliere la lavanda, lasciarla essiccare e comporre dei sacchetti riutilizzando il tulle di vecchie bomboniere, da mettere negli armadi o nei cassetti, anche in cucina!! Stessa cosa potete fare con i petali delle rose o dei gelsomini.
Pensate che ho un grosso sacchetto di lavanda anche da inserire nella lavatrice quando rimane ferma, toglie quel fastidioso odore di chiuso!
Se invece amata i profumi dolci e cercate qualcosa di veloce da avere sempre a portata di mano potete provare questa ricetta…
Occorrente: 10 gr di vaniglia – 100ml di alcool etilico
Aprite le bacche di vaniglia con un coltello ed estraetene i semi, metteteli in un vasetto con anche qualche pezzetto della scorza della bacca, coprite con l’alcool e chiudete bene. Lasciate in un luogo buio per qualche settimana e il profumo sarà pronto!
Potete usarlo per profumare un pot pourri fatto lasciando essiccare petali di fiori, boccioli, agrumi, bastoncini… o semplicemete umettando un batuffolo di cotone.

http://www.eticamente.net/56234/come-eliminare-gli-odori-di-casa-in-modo-naturale.html?refresh_ce

lunedì 10 aprile 2017

Foraging, la ricerca di cibo selvatico. La spesa si fa nei boschi


Una nuova tendenza alimentare all’insegna della sostenibilità ambientale sta suscitando sempre maggior interesse: si chiama foraging, termine inglese che significa ricerca di cibo selvatico vegetale in ambienti naturali vari, dopo aver imparato a riconoscere e selezionare vegetali interi o parte di essi, ritenuti adatti al nutrimento umano.

I luoghi sono le foreste, i boschi, le montagne, le spiagge e gli argini dei fiumi, ricchi di tesori commestibili incontaminati e nutrienti quali erbe, bacche, asparagi, funghi, fiori, frutti di bosco, castagne, alghe e perfino muschi e licheni. Senza dimenticare la linfa, i ramoscelli, i germogli e la corteccia degli alberi, oltre che le foglie dei sempreverdi. Una salutare passeggiata in mezzo alla natura si può dunque trasformare in un’occasione di spesa gratuita e gratificante, ammesso che rispettiate certe regole di raccolta e abbiate appreso le necessarie nozioni di botanica e riconoscimento sul campo, magari seguendo un corso apposito. Mai improvvisare, perché se non si è certi al 100% di quel che si sta raccogliendo si può rischiare un semplice mal di stomaco o, nel peggiore dei casi, un avvelenamento grave. Per le prime uscite può esser consigliabile farsi accompagnare da esperti o guide locali, che conoscono i tempi di raccolta e la stagionalità degli alimenti.

Ben oltre il biologico e il Km 0, il foraging rappresenta la nuova frontiera della sostenibilità alimentare, che rispetta l’ambiente, esalta la biodiversità naturale spontanea e consente di riscoprire luoghi, sapori e antiche tradizioni. Basata sull’alimurgia (scienza che studia l’utilizzo alimentare delle piante selvatiche), questa attività di raccolta eco-friendly porta sulle nostre tavole nuovi e impensati alimenti puri e a costo zero, che variano le consistenze, gli odori e gli aromi dei nostri piatti. Si tratta inoltre di cibi più ricchi di principi nutritivi, minerali e vitamine rispetto a quelli coltivati, basti pensare, solo per fare un esempio, all’ortica che ha un contenuto di vitamina C 25 volte superiore a quello della lattuga acquistata dall’ortolano.

Più che una semplice dieta alternativa, il foraging permette di approfondire la conoscenza e lo studio del mondo vegetale e dell’utilizzo delle piante selvatiche, avvicinandoci all’etnobotanica e a comprendere il modo complesso in cui il cibo è legato alla nostra esistenza. «Raccogliere i frutti spontanei da sé significa riportare il contatto con la terra e con la fatica nella nostra esistenza e, anche se fatto solo sporadicamente, questo potrebbe comunque aiutarci a ristabilire una consapevolezza concreta delle materie di cui ci nutriamo e della loro origine», si legge nel sito di wood*ing (wild food lab), il laboratorio di ricerca sulla raccolta, la conservazione e l’utilizzo del cibo selvatico per l’alimentazione umana, fondato e diretto dai due fratelli Valeria Margherita e Stefano Mosca (www.wood-ing.org).

Brodo di sottobosco, risotto al larice, pane con farina di licheni, castagna confit, gelato di acetosella, infuso di sambuco: sono solo alcune delle tante ricette originali legate al foraging. Una delle più semplici e di antica tradizione, consigliata da Valeria Margherita Mosca, è la salsa di cinorridi (le bacche rosse che maturano sulle piante selvatiche di rosa canina da settembre a novembre), utilizzabile come marmellata o accompagnamento a formaggi e altre pietanze. Rientrano a pieno titolo in questo tipo di alimentazione anche gli alberi, i muschi e i licheni. Per quanto riguarda i primi, vi suonerà forse strano ma la corteccia interna di alcuni arbusti (ontano, frassino, tiglio, faggio, betulla, olmo, abete ecc.) può essere essiccata, macinata in farina e degustata in varie preparazioni. Il tardo inverno o inizio primavera è il periodo ideale per la raccolta della linfa (lo sciroppo d’acero è forse il prodotto più conosciuto), mentre i ramoscelli e i germogli di altre specie (ontano, thuja, abete, betulla ecc.) sono eccezionali per la preparazione del tè, così come le foglie di alcune sempreverdi, largamente impiegate anche per condire numerosi piatti in virtù delle loro proprietà aromatiche.


Perfino i licheni sono commestibili e solo in minima parte velenosi (circa due su 20mila), anche se devono esser seccati, cotti e preparati in modo specifico, immergendoli più volte in acqua con bicarbonato di sodio o in cenere di legno duro. Per la maggior parte carboidrati al 94%, erano impiegati per fare l’alcol e una melassa e sono ancora oggi abitualmente consumati, perfino come prelibatezza (l’Umbilicaria esculenta in Giappone) o dessert (la Cetraria islandica in Scandinavia). Ne esistono cinque diversi tipi e quelli attualmente più utilizzati in cucina appartengono alla classe Leprous. Utilizzati anche in medicina per le loro proprietà antibiotiche e antisettiche, nella storia hanno avuto un ruolo molto importante durante i periodi di carestia, ricordiamo ad esempio la Gyrophora Umbiliceria, principale alimento delle truppe di George Washington durante il terribile inverno del 1777 a Valley Forge.



Patria indiscussa del foraging è la Danimarca, dove si trovano numerosi ristoranti specializzati nel cibo selvatico, su tutti il Noma di Copenaghen. In Italia gli chef più affermati in questo campo sono Giancarlo Morelli e Fabio Morioni (ristorante Pomiroeu di Seregno -Mb-), Pier Giorgio Parini (Povero Diavolo di Torriana -Rn-), Alessandro Gilmozzi (El Molin di Cavalese -Tn-) e Minnena Stagoni (La Multa Bianca a Badesi -Ot-). Fondamentale poi è il lavoro del wood*ing, che oltre alle attività di ricerca sul cibo selvatico e all’elaborazione dei prodotti, propone consulenze, corsi di formazione professionale e di cucina, degustazioni, catering e perfino gite con foraging. Attualmente al wild food lab utilizzano oltre 800 tipi di ingredienti selvatici scaglionati nelle diverse stagioni, raccolti in maggior parte nella zona prealpina ed alpina, oltre che in alcune aree costiere nostrane, in particolare sarde.

Chiunque si voglia avvicinare al foraging è chiamato a rispettare non solo le precauzioni per la sicurezza personale già accennate, ma anche alcune regole basilari per la tutela degli ecosistemi. Prima di tutto evitate questa attività se non siete sicuri su come e cosa raccogliere, o chiedete il consiglio e la consulenza di esperti raccoglitori. Studiate botanica, approfondite e aggiornate la vostra conoscenza delle piante selvatiche ed evitate qualsiasi spreco al momento della raccolta. Per quanto riguarda i luoghi date la preferenza a quelli incontaminati e quindi esenti da metalli pesanti, pesticidi o altre sostanze tossiche, posti in lontananza da terreni industriali, strade o campi. Ricordate poi di chiedere sempre il permesso prima di raccogliere su terreni privati. Le piante devono essere sane, vivaci e site in posti puliti. Scegliete solo quelle che crescono in abbondanza e non raccoglietene mai una intera. Munitevi di forbici per tagliare le parti superiori senza danneggiare le radici, al fine di non compromettere la sua capacità di riprodursi. Imperativo d’obbligo: mai raccogliere più del 5% di una particolare pianta o di una sua frazione. Per la raccolta dei funghi va benissimo un coltello, mentre per quella di muschi e licheni fate attenzione a non danneggiare la corteccia degli alberi. Quest’ultima va sempre staccata solo da alberi abbattuti. Infine, se vi volete dare alle alghe, raccogliete solo quelle eradicate che si trovano lontane dalle bocche degli estuari e dagli sbocchi delle acque inquinanti industriali.



Con queste poche ed essenziali norme contribuiremo a mantenere intatte le risorse selvatiche, che rappresentano un’enorme ricchezza per l’ecosistema e il futuro della nostra alimentazione.


http://altrarealta.blogspot.it/2017/04/foraging-la-ricerca-di-cibo-selvatico.html

venerdì 7 aprile 2017

Sciamano eschimese: "La generazione dei vostri genitori vi lascia un mondo buio, spetta a voi cambiarlo"


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Ecco il resoconto della conferenza-cerimonia dello sciamano eschimese Angaangaq Angakkorsuaq, che ha visitato Roma in un percorso che ha coinvolto i ragazzi delle scuole, i movimenti ambientalisti e la società civile. 

Diego Galli, uno degli organizzatori, riporta e commenta i contenuti e gli spunti principali del messaggio di Angaangaq alle generazioni future.


"Il cambiamento climatico ha un significato spirituale. 
Viviamo in un mondo interconnesso. È un sistema vivente. 
Quello che avviene in una parte ha delle conseguenze sulle altre.
 Il ghiaccio si sta sciogliendo in Groenlandia per il modo in cui viviamo a Roma. Saper parlare al cuore dei ragazzi e rompere il muro di indifferenza, risolini, conformismo.


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Perché tu non riesci a prestare attenzione per più di 5 minuti (concetto ripetuto più volte ai ragazzi che parlavano tra di loro, guardavano il cellulare o pensavano ad altro mentre parlava) il ghiaccio si sta sciogliendo, è possibile che alcune città spariscano nel corso della nostra vita, che persone siano costrette a migrare in massa per sopravvivere.

Roma è molto sporca. 
Siccome tu non raccogli le bottiglie di plastica che altri buttano per terra si sta creando un nuovo continente di plastica nell’oceano. Perché tu non riesci a pensare per conto tuo, ascoltando il tuo cuore. Perché ti preoccupi di quello che pensano gli altri.

La generazione dei vostri genitori vi lascia un mondo buio, inquinato, dove le persone sono isolate e indifferenti le une alle altre. Se non presti attenzione, se non sei capace a prestare attenzione, ripeterai gli stessi errori dei tuoi genitori. 





Volete essere uguali ai vostri genitori? 

Fare le stesse cose che hanno fatto loro? 

Alzi la mano chi non vuole essere come i propri genitori!




Volete essere la luce nel buio dell’Italia? 

Alzi la mano chi vuole essere la luce. 
Fa alzare la mano più volte dopo domande così. 

Poi celebra l’affermazione di volontà con un “ahò!”. 

In questo modo i discorsi non restano parole. 
Spingono a assumersi responsabilità 


Risultati immagini per Angaangaq AngakkorsuaqA celebrare un cambiamento del gruppo. L’aho! eschimese ha una similarità con l’ahò romanaccio. I ragazzi rispondevano a loro modo. Soprattutto una volta andati via continuavano a cantare il canto sciamanico. 


Alcune trasformazioni sono ormai irreversibili. 
Come facciamo a farvi fronte? Come si può adattare l’uomo? 
Come può sopravvivere al cambiamento climatico? Solo insieme, ristabilendo la connessione tra di noi che si è persa, “sciogliendo il ghiaccio nel nostro cuore”. 

Come facciamo a sapere che il ghiaccio nel cuore degli uomini si sta ispessendo? Perché non ci abbracciamo più, non ci auguriamo più buongiorno, non chiediamo più agli altri come stanno, le famiglie sono sempre più distanti al loro interno.




Se abbracci un’altra persona cambia la tua energia. 

Si crea una connessione. 



La forza del cerchio. Il cerchio non ha inizio e non ha fine... 
Nel cerchio non vedi mai le spalle delle persone. Non puoi parlare alle spalle. Vedi solo la parte più bella degli altri.

Per lasciare spazio al nuovo bisogno bruciare il vecchio. Lasciar andare il passato. E invitare il nuovo ad entrare dentro di noi. Questo è il significato della Cerimonia della Primavera. Bruciare qualcosa di vecchio nel fuoco. Piantare nella cenere un seme.

http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/04/sciamano-eschimese-la-generazione-dei.html

mercoledì 5 aprile 2017

L'Antica arte Divinatoria della Rabdomanzia e come praticarla


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La rabdomanzia (o radiestesia, per usare un termine più moderno) è una pratica che mi ha sempre affascinato, e già da un po' di tempo avevo voglia di parlarne nel Vecchio Focolare


In genere la parola "rabdomanzia" evoca l'immagine del cercatore di acqua, metalli, oggetti nascosti e tesori per mezzo di una particolare verga a forma di Y

In realtà, però, questa tecnica è sempre stata praticata da moltissime popolazioni con gli strumenti più disparati, e con finalità divinatorie: determinare il volere degli Dei, predire il futuro, persino stabilire la colpevolezza dei condannati nei processi o determinare le cause di malattie sconosciute.





Con questo sistema è stata trovata l'acqua nel deserto e sono stati individuati giacimenti di petrolio, oro e altri metalli preziosi, la rabdomanzia funziona, ma comprendiamo bene perché. La rabdomanzia è applicata soprattutto in campo minerario, i rabdomanti sono molto ricercati e ben pagati, specie quando ottengono risultati positivi. 

Al famoso Uri Geller, per esempio, sono bastati pochi anni di lavoro con le compagnie petrolifere per diventare ricco.



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La rabdomanzia fu considerata per lunghissimo tempo come opera diabolica, ma alla fine del XYII secolo L. de Vallemont incominciò ad occuparsi dei primi studi moderni su questa pratica con la sua opera "La physique occulte ou Traité de la baguette divinatoire" (1693). 

Oggi, per indicare tutti i fenomeni compresi nel termine "rabdomanzia", si usa preferibilmente il nome "radiestesia" (sensibilità a radiazioni), nato probabilmente dai primi tentativi di spiegare scientificamente questo fenomeno con la tesi che dagli oggetti nascosti (acqua e metalli) partissero speciali radiazioni che i rabdomanti riuscivano a captare. 

Secondo il testo "La radiestesia" di R.P.J. Jurion, che ho trovato molto interessante, questa tesi è ormai superata. Jurion sostiene che la radiestesia sia in realtà un mezzo di conoscenza universale basato sull'intuito del praticante, una teoria simile a quella che espongo più avanti in questo post. 





 In Gran Bretagna, persino aziende per la fornitura dell'acqua ammettono di essersi rivolti ai rabdomanti.




Attualmente molti respingono come scientificamente infondate le tesi dei radioestesisti, altri ammettono che entro certi limiti la radioestesia abbia un fondamento. Io parlerò di rabdomanzia con un approccio empirico, ma soprattutto sciamanico. Vediamo come funziona, a grandi linee, questa affascinante pratica divinatoria.



I principi della rabdomanzia:

Risultati immagini per rabdomanziaCome molte forme di divinazione, anche lo scopo principale della rabdomanzia è quello di comunicare con la propria consapevolezza superiore e con l'inconscio collettivo. 

In questo caso la risposta perviene attraverso i movimenti più impercettibili del corpo (che in una visione olistica è un tutt'uno con l'anima), movimenti che vengono poi trasmessi a uno strumento.

Gli strumenti della rabdomanzia più conosciuti sono il pendolo e la classica bacchetta a Y. Nelle tradizioni di tutto il mondo, però, possiamo trovare anche rabdomanti che utilizzano gusci di tartaruga (in Nigeria), fili avvolti su bastoncini (presso i Kasha, Nord America), aghi galleggianti (presso i Cherokee), tavolette di legno (in Sudan), chiavi infilate nelle bibbie (nelle campagne italiane) e lo stesso corpo umano (in Himalaya).





Che cos'hanno in comune 
tutti questi strumenti? 




Analizziamo brevemente i più conosciuti: 
il pendolo e la bacchetta.

Il pendolo è costituito da un filo (di qualsiasi materiale) alla cui estremità inferiore è fissato un peso (vedi La Rabdomanzia. Parte II: il Pendolo).



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La  bacchetta a Y  è costituita da un ramo biforcuto o da due verghe di legno piuttosto flessibile (come quello di nocciolo), di cui due estremità vengono legate fra di loro, mentre le altre due vengono sorrette (non impugnate) nelle mani del rabdomante, in modo che la Y resti puntata in avanti in un equilibrio precario.

E' proprio questo il denominatore comune agli strumenti dei rabdomanti: l'equilibrio precario

Il rompersi improvviso di questo equilibrio costituirà la risposta. Il rabdomante pone il quesito: quando il pendolo incomincerà a oscillare o la bacchetta sembrerà essere strattonata improvvisamente verso il basso, in quel momento si avrà la risposta.

Se la divinazione viene praticata in modo corretto, la rottura dell'equilibrio è provocata da un movimento impercettibile del rabdomante, impercettibile a lui stesso. 

La sua mente, durante l'atto, dev'essere completamente libera, così che la sua consapevolezza interiore possa percepire la risposta dall'Universo e comunicarla al corpo. 





"Non è possibile che la rabdomanzia funzioni se chi la pratica non si concentra mentalmente sull'oggetto della sua ricerca."




Il corpo, attraverso lievissimi movimenti dei muscoli, comunica il movimento al pendolo (o alla bacchetta, alla tavoletta di legno, al guscio di tartaruga, ecc...), e l'equilibrio precario si rompe.


Risultati immagini per rabdomanziaNella rabdomanzia, la risposta in genere è basata su un sistema binario: è un o un no, o comunque una sola fra due possibili scelte. Il quesito che si dovrà porre durante l'atto di divinazione dovrà dunque essere una "domanda chiusa". 

Se il problema è più complesso, si dovrà scomporlo in più elementi, in modo da andare ad esclusione ed arrivare ancora una volta a poter porre una domanda chiusa (quando parlerò del pendolo spiegherò più dettagliatamente questo concetto). I principi della rabdomanzia si basano quindi sulla capacità del nostro corpo di percepire la risposta corretta a una domanda, e sulla fragilità dell'equilibrio dello strumento che si utilizza.




Esperimenti con la bacchetta:

Anni fa, un po' per gioco un po' sul serio, io e degli amici ci eravamo divertiti a costruire delle bacchette da rabdomanti con rami di nocciolo, dopo che il giardiniere del Parco Marazza di Borgomanero aveva appena finito con la potatura. 



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Ci eravamo prefissati di trovare delle sorgenti sotterranee, e le nostre bacchette si abbassavano sempre nelle vicinanze della fontanella (ma guarda che caso!). Ovviamente quella non era vera rabdomanzia, perchè mentre lo facevamo ci prendevamo in giro a vicenda, e, per quanto mi riguarda, sicuramente non avevo preparato la mente in modo adeguato a liberarla da ogni pensiero, condizionamento o desiderio che fosse di trovare l'acqua. 

Però in quell'occasione capii come dovevano essere tenute le bacchette, e alla fin fine vi posso confessare che qualcuno dei tentativi di quel giorno fu fatto con serietà: quando tutti gli altri persero l'interesse per quella mattana, io incominciai a gironzolare per conto mio, silenziosa e un po' più concentrata con le mie belle bacchette di nocciolo, cercando di influire il meno possibile sul loro movimento, e trovai diversi punti dove queste si piegavano improvvisamente verso il basso. 

Non verificai mai se in quelle zone si trovasse effettivamente dell'acqua sotterranea, ma questa fu un'altra utile lezione: quando ci si allena in una pratica come la rabdomanzia, è sempre bene avere la possibilità di verificare se la risposta che si è trovata corrisponde al vero.


Risultati immagini per rabdomanziaIn seguito provai ancora, per conto mio, ad applicarmi più seriamente. Una volta la rabdomanzia mi è stata utile per ritrovare un paio di occhiali da sole che avevo perso durante una passeggiata coi cani, in un campo erboso vastissimo vicino al fiume Sesia. L'erba era molto alta, e cercarli a occhio nudo sarebbe stata una vera impresa. Ma ero certa di averli persi lì, in mezzo a tutto quel verde. Mi dovetti munire di molta pazienza, perchè lavorando con le bacchette bisogna dividere mentalmente il campo in vare sezioni, e passarle in rassegna tutte quante.  Ma ritrovai gli occhiali molto prima di quanto mi aspettassi: all'improvviso la bacchetta puntò verso terra, e fui davvero entusiasta quando mi ritrovai davanti i miei begli occhiali da 5 euro!

Gli esperimenti che vi propongo fra poco li ho provati in diverse occasioni durante le passeggiate che faccio coi miei cani, e anche se non sempre mi sono riusciti devo dire che la percentuale di successo è stata considerevole... e poi mi ci sono divertita!



Costruire e reggere una bacchetta a Y:

Gli usi della bacchetta sono forse più limitati di quelli del pendolo, perchè come strumento è meno adatta a cercare risposte di tipo metafisico, o a fare indagini su una cartina topografica. Però è uno strumento divertente, perchè con essa possiamo tranquillamente agire all'aperto, e allenarci a cercare acqua, metalli, oggetti smarriti e sentieri.

Cercate due rami di nocciolo abbastanza sottili, lunghi all'incirca 3 spanne. Usando uno spago legatene insieme due estremità, molto saldamente. Tenete in ciascuna mano le altre due estremità dei rami, e allargateli in modo da formare una Y (come nel disegno di destra). Ora tenete le mani con i palmi verso l'alto, e sorreggete le due estremità, piegando le dita perchè non vi sfuggano di mano, ma in modo tale da lasciar libera la vostra bacchetta di oscillare in seguito a qualsiasi sollecitazione. La Y deve puntare davanti a voi.



La ricerca:

Ora potrete sbizzarrirvi a cercare delle cose intorno a voi. Per esempio, durante una passeggiata potreste mettervi in cerca di un fiore o di un' erba particolare che non balza subito all'occhio, o di una zona dove questa cresce di preferenza. Nel periodo di settembre-ottobre potreste provare a sperimentare la rabdomanzia nel campo della ricerca dei funghi. Potreste cercare anche un sentiero o una strada sterrata che conduce a una certa frazione che si trova nei dintorni. I risultati di questi due tipi di indagini sono facilmente verificabili. Un po' meno la ricerca dei percorsi abituali di certi animali selvatici, anche se sarebbe interessante localizzare le tane e i nidi dellle specie che vivono nella vostra zona.  





Concentratevi mentalmente sulla questione. 



Visualizzate l'erba o il fungo da trovare, l'animale di cui vi interessa seguire le tracce (ovviamente dev'essere una specie che vive nella vostra zona), o il segnale stradale con la scritta del paese o della frazione che volete raggiungere.  

Prima di incominciare la ricerca vera e propria, è importante che stabiliate consciamente una convenzione: per esempio, che appena raggiungerete la direzione giusta per la vostra ricerca la bacchetta incomincerà a oscillare, e che quando arriverete a trovare l'"oggetto" prefissato la  bacchetta punterà decisamente verso il basso. 

Questo non interferirà con la veridicità della ricerca: si tratta semplicemente di stabilire un codice d'intesa con il proprio corpo. E' un po' come dirgli: "Quando troverai la strada giusta, dammi questo segnale, e io capirò".

Ora potete incominciare a camminare verso le varie direzioni, con la punta della vostra bacchetta in avanti. Osservate il suo comportamento.  Questo è il momento di agire con la mente libera dai condizionamenti e dalle aspettative. Fatevi da parte, e lasciate fare al vostro corpo. Ci vorrà un po' di pazienza. 

Osservate semplicemente la bacchetta, seguite le sue oscillazioni man mano che diventano più decise. 

Appena raggiungerete l'erba, la frazione o l'albero su cui si trova il nido dell'uccello (per esempio) che vi eravate prefissati di trovare, la bacchetta potrebbe anche strattonare improvvisamente all'ingiù. Tutto dipende dalla vostra sensibilità, dall'allenamento, e dalla capacità che dimostrete di non farvi condizionare dalla volontà cosciente. 


Risultati immagini per rabdomanziaUn esercizio più semplice potrebbe essere quello di individuare i quattro punti cardinali. Stabilite di individuarne uno solo, per esempio il Sud. Girate su voi stessi con la vostra bacchetta fra le mani. Dovrete girare molto molto lentamente. Se non vi riesce al primo tentativo provate di nuovo. Quando vi troverete rivolti a Sud, la bacchetta dovrebbe abbassarsi. Questo esercizio mi è riuscito abbastanza spesso. Ovviamente vi conviene portare con voi una bussola per verificare la correttezza del risultato.


Una semplice tecnica per liberare la mente prima di cominciare: "La Fontana"

Mi sono ispirata a una tecnica proposta nel libro "Segni e presagi" di Sarvananda Bluestone, proprio nel capitolo che parla di pendoli e rabdomanzia. L'ho semplificato di molto, perchè quando si è in giro per boschi è molto più semplice liberare la mente e mettersi in sintonia con l'ambiente vivo che ci circonda, anche senza esercizi elaborati, e perchè penso che dal punto di vista psichico la pratica con le bacchette sia un po' meno difficoltosa di quella con il pendolo.

1)In piedi ed eretti, con le gambe leggermente divaricate e i piedi ben piantati al suolo, chiudete gli occhi.

2)Fate dieci respiri profondi, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca.

3)Concentratevi sulla sommità della vostra testa. Cercate di far scorrere tutte le vostre energie verso quel punto, e lasciatele uscire verso l'alto come una fontana. Pensieri di qualsiasi tipo, desideri, immagini: buttate fuori tutto dalla vostra testa.

4)Rimanete per un paio di minuti concentrati sull'immagine della fontana. Ora siete pronti per cominciare a sperimentare con la vostra bacchetta.

Questo breve esercizio, per quanto semplice, non è da trascurare, perchè sia con la bacchetta, e ancora di più con il pendolo, vi accorgerete di quanto è facile influenzare i risultati secondo le nostre aspettative. Invece, mai come nella rabdomanzia, il nostro intelletto deve farsi da parte e accontentarsi del ruolo di osservatore. Ancora una volta, è il nostro Sè che deve comunicare con il resto dell'Universo, cogliere i suoi segnali e trasmetterli al corpo, che a sua volta trasmetterà i suoi movimenti impercettibili allo strumento che abbiamo costruito perchè questi possa parlarci in modo chiaro e inequivocabile. 


Fonte: http://ilvecchiofocolare.blogspot.it/2009/11/la-rabdomanzia-i-parte-la-bacchetta-del.html

 http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/04/lantica-arte-divinatoria-della.html

domenica 2 aprile 2017

Osho

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"Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te."
(Osho)

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