giovedì 11 giugno 2020

Ancora su Conscio e Inconscio, Razionale ed Irrazionale, Mente e Pancia…



Per lavoro frequento persone (fra colleghi, fornitori e clienti) di formazione medio alta (ingegneri, matematici, economisti) con i quali un approccio razionale e sistematico alle situazioni dovrebbe rendere più facile la soluzione dei problemi.
Se, infatti, 3+3 fa 6, questo è vero
d’inverno come d’estate
al nord come al sud
di giorno come di notte
e quindi, avendo e condividendo le stesse informazioni di base, si dovrebbe giungere alle stesse conclusioni finali. Facile no?
Invece no. Mi rendo conto, senza riuscire mai ad abituarmi, che esistono dei “trigger” oscuri, degli elementi scatenanti di fronte ai quali l’animale torna a farsi padrone, ricacciando il raziocinio in un angolino. Così, lo zittisce senza dargli nessuna possibilità di replica – e la cosa ancora più incredibile (e questo mi stupisce ogni volta, nonostante siano anni che mi sono accorto di questa cosa) è che la formazione “scientifica“, “razionale“, “illuminista” di queste persone, che all’apparenza, in altre situazioni, è così arrogante, di fronte alle paure del subconscio si fa coniglio e scappa a gambe levate senza neanche provare a ribattere.
Come detto più volte in queste pagine, e come anche approfondito in 2 capitoli interi del corso Dimagrigione, questi meccanismi sono ben noti; o meglio, sulla carta sono ben noti, perchè poi, nello specifico, se uno non riesce a scoprirli, continuerà per tutta la vita a
·       combattere contro il peso in eccesso,
·       contro una situazione relazionale malata,
·       contro qualche altra “malattia avversa
senza rendersi conto di buttare energie contro i mulini a vento, cioè contro i nemici sbagliati.
Se non vi è chiaro il meccanismo, un paio di esempi possono aiutare.
Trupiano in un corso ci aveva fatto l’esempio della saliva. “Cos’è che fate tutto il giorno senza problemi? – Deglutire saliva. – Bene, se vi chiedesssi di riempire 2 dita di questo bicchiere della vostra saliva , e poi di berla, cosa direste? (faccia schifata di tutti). – Ma come, non vi ho mica chiesto di bere quella del vostro vicino di banco! La vostra – quella che fino ad un secondo fa avete deglutito senza problemi!
Ecco un ottimo esempio di contrapposizione razionale-animale: la mente razionale dice che è la stessa cosa (cosa può essere cambiato da dentro a fuori della bocca? Niente!); l’animale biologico identifica tutto ciò che esce dalla bocca come vomito, quindi veleno che il corpo ha espulso per salvarsi (fra parentesi: chi vince? L’animale, ovvio!)
Una donna vive con difficoltà che il suo uomo, una volta alla settimana, per due ore, vada a fare assistenza ad un vicino prossimo alla morte. Dal punto di vista razionale che problema c’è? Due ore non sono un granchè, e poi è per un’opera buona, no? Eppure questo causa litigi, incomprensioni, musi lunghi. Razionalmente, può questa donna chiedere al marito di non andare? No, e infatti non lo fa. Ma ci sta male.
Incomprensibile, se non si risale alla sua infanzia, e si scopre che, quando questa era ancora in età prescolare, la sorellina più piccola era stata in fin di vita, ricoverata in ospedale per oltre un mese e la mamma era scomparsa dalla famiglia per assistere la sorellina malata. A questo punto è chiaro: il marito, che per 2 ore alla settimana va ad assistere il vicino terminale, risveglia nel subcosciente di quella donna la paura dell’abbandono vissuto da piccola. Giustificabile razionalmente? No. Ma se si tiene in conto il contesto completo, tutto assume un significato diverso.
I colleghi razionali perchè mi solleticano queste riflessioni?
Quando, per caso (giuro! Ormai ho abbandonato da tempo la voglia di discutere o provare a convincere gli altri) capita il discorso ad esempio su Luna 1969, e io guardo il collega con la faccia divertita chiedendogli: “Ma tu ci credi veramente?” e la risposta, preoccupatissima, è “No, no, guarda lasciamo perdere per carità cambiamo discorso” neanche gli avessi detto che ho visto sua moglie nei bassifondi del porto di Genova, a che traumi pensare?
Io credo che il sistema di indottrinamento abbia lavorato molto bene nel convincere le persone che, se non sono allineate alla forma-pensiero generale, saranno tagliate fuori dalla collettività. E questa paura, irreale ma fatta percepire come molto concreta, riesce a spegnere anche le migliori e più sofisticate menti, che in altri ambiti sono invece capaci di ragionamenti, deduzioni e filosofeggiare di ben altro spessore.
Come ha detto David Icke: “La prigione più potente è la paura di quello che penseranno gli altri di noi“.
E, saputo questo e rivoltatolo di 180 gradi: “la più grande conquista di libertà è smettere di dare peso a quello che gli altri penseranno di noi!”
https://www.ingannati.it/2018/01/15/ancora-conscio-inconscio-razionale-ed-irrazionale-mente-pancia/

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Alcuni lo chiamano il “lupo mannaro” perché è indomabile, mette scompiglio, azzittisce la mente, annichilisce ogni reazione e ci trasforma in un animali selvaggi.
E’ l’inconscio che quando “scatta” prende il controllo del nostro corpo e della nostra mente consapevole e agisce per conto proprio riconsegnandoci le redini dopo aver scatenato la sua ira lasciandoci spesso con l’amaro in bocca, pentiti di ciò che abbiamo fatto senza essere riusciti a fermarci per tempo.

Perché succede questo? E’ normale? E’ anche questo un messaggio da cogliere e da accogliere per trasmutarlo in qualcosa di migliore?
E’ essenziale comprendere quando in noi si attiva il subconscio profondo che ci spiazza togliendoci il comando ed indagare sul perché lo fa, perché di solito ha le sue buone ragioni e finché non verrà compreso la sua furia non si placherà.

Comprendere i raptus e gli improvvisi “blocchi” subconsci ci permetterà di condurre la nostra vita verso una meta più serena, più amata, più umana.
Marcello Salas
 
COMPRESSA-MENTE: Ancora su Conscio e Inconscio, Razionale ed Irrazi...

mercoledì 10 giugno 2020

AFFRONTA LE BATTAGLIE


"Se non trasformate coscientemente il vostro andazzo quotidiano in una serie di piccole sfide e non accumulate la vostra Forza personale in queste continue battaglie con voi stessi, sarete inutili al vostro Spirito.

E nemmeno il mondo sarà interessato a voi. Il mondo inizierà ad offrirvi delle sfide molto grandi, che perderete soffrendo. Con queste sofferenze l'Universo cerca di scuotervi.
L'Universo non ne ha colpa. Siete voi ad attirarle, non sapendo o non volendo capire che la guerra è fatta di tante piccole battaglie. 

Per questo il vostro esercitò ha grosse perdite... e alla fine, perderete la guerra, la vostra vita.
La perderete cercando di indovinare, invece di accumulare la forza per essere pronti a qualsiasi azione dell'avversario.


Accogliete gli attacchi del vostro Ego, respingeteli con la Volontà e lasciate che lo Spirito possa vincere tutte le debolezze del corpo. Non perdete il tempo e non ingannatevi: questa vita non è eterna. L'eterno è solo colui che non è soggetto ai limiti del corpo fisico, alla pigrizia della mente e all'apatia del cuore.

Raccogliete le forze, fatevi coraggio, acuite i sensi, e andate avanti!"

(Serghej Rostovskij)

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

martedì 9 giugno 2020

LA "MESSA A TERRA" ENERGETICA.


Tradotto nel linguaggio comune significa una connessione solida con la Terra.
Una persona non connessa con la Terra si sente fuori della realtà, immersa nel mondo delle fantasticherie e delle costruzioni immaginarie. Tale persona perde la chiarezza del pensiero e, la cosa più importante, ha difficoltà di concentrarsi sulle cose importanti. L'energia dei suoi pensieri si accumula attorno alla testa ma non scende già, non si lega al mondo materiale e non si manifesta nella realtà fisica.

Una persona di questo tipo assomiglia ad ... una piramide rovesciata, in bilico sulla cima... ha milioni di progetti e pochissimi risultati.

I 10 metodi per realizzare una messa a terra.

1. Gli esercizi fisici, che includono anche le pulizie domestici, attivano il corpo fisico e permettono all'energia mentale di scendere e di diffondersi nel corpo. Il corpo fisico è il principale conduttore dell'energia della Terra che sale verso di noi.

2. I massaggi. E' difficile farli a se stessi, ma possiamo dare dei colpetti a determinate parti del corpo, per "accendere il corpo" e diffondere l'energia bloccata. In questo video potete osservare un gruppo dei russi che esegue questa pratica_ https://www.youtube.com/watch?time_continue=48&v=N5SiH3Quwxo

3. I bagni con il sale.
Perdendo la connessione con la Terra, l'eterico tende all'incoordinazione con il fisico, mentre a noi sembra di perdere il contatto con la realtà. I bagni salati impediscono tale scompenso.

4. Mangiare i tuberi.
Tutto ciò che cresce nella TERRA possiede un solido collegamento con essa, e ci aiuta a ripristinare il nostro collegamento. Si tratta di patate, carote, rape, bietole ecc. crude o o cotte.

5. Mangiate frutta e verdura di colore rosso o arancione.
La perdita della messa e terra sbilancia i chakra nn. 1 e 2; per riaprire questi chakra occorre mangiare la frutta e verdura (cruda) dai colori dei chakra Muladhara e Svadhistana.

6. Bevete più acqua pura.
L'acqua aiuta a condurre l'energia nel corpo, purifica l'organismo dalle tossine. Non si tratta di bibite, ma solo di acqua...

7. Lavorate la terra, lavorate con la terra.
Basta fare qualche lavoretto nell'orto o nel giardino, oppure travasare una pianta. Fa bene camminare scalzi. Siate consapevoli durante queste camminate, notando ogni irregolarità del terreno, ogni sassolino, fossetta ecc.

8. Comunicare con la natura. Basta scegliersi una angolino verde accanto alla vostra casa (ufficio) come un posto "sacro" e frequentarlo per l'armonizzazione.

9. Visualizzate la messa a terra. Se tutte queste tecniche per voi non sono fattibili (siete sul lavoro, nei mezzi pubblici), cercate di assumere una posizione verticale e immaginare delle radici potenti di colore rosso/marrone crescere dai vostri piedi e andare nella terra. Fate passare attraverso il corpo un flusso dell'energia cosmica che vi attraversa e scende nella terra.

10. La messa a terra energetica.
Visualizzate un cordone di colore scuro intenso scendere dal vostro primo chakra direttamente nelle viscere della Terra. Più riuscite a visualizzarlo, più potente sarà la vostra connessione con la Terra.
La Terra è un organismo vivente pronto a sostenerci sempre e a regalarci il suo amore; non dimenticate di ringraziarlo e di donarle il vostri amore incondizionato.

Fonte: https://kluchimasterstva.ru/10-sposobov-zazemleniya
Olga Samarina


http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa

lunedì 8 giugno 2020

Samsung Galaxy S10 Plus

Samsung Galaxy S10 Plus

Il nuovo Samsung Galaxy S10 Plus è stato concepito come versione premium per differenziare la gamma di maggior successo dei coreani. È più grande di S10e e con un display Super AMOLED 6,4 pollici Quad HD+ (3040 x 1440 pixel) di qualità superiore; ha un maggior quantitativo di RAM (8 GB contro 6 GB) e una tripla fotocamera posteriore: oltre ai sensori da 12+16 megapixel con doppia apertura focale del modello base, il Plus ha un ulteriore camera da 12 MP con funzione di teleobiettivo.
Proprio per questo, dovendo scegliere il miglior smartphone Samsung, ci sentiamo di consigliare il modello Plus, dove puoi trovare tutto quello che cerchi da un top di gamma: la ricarica wireless, la resistenza all’acqua (con certificazione IP68) e un processore Exynos 9820 – octa-core a 2.7 GHz – con 512 GB di storage (espandibile con microSD fino a 512 GB). Il Samsung Galaxy S10 Plus ha anche più batteria: 4100 mAh contro il modulo da 3100 mAh del Galaxy S10e.
Se hai bisogno di uno schermo più grande e di una fotocamera con lo zoom, ti conviene spendere qualche euro in più, altrimenti il modello base basta e avanza.
https://www.ridble.com/miglior-smartphone-samsung/

sabato 6 giugno 2020

RIFLESSIONE TRA COERENZA E CONTINUITA'


Riflessioni (tra me e me) su coerenza e continuità

Capita sin troppo spesso di assistere all'elogio della coerenza, da una parte o dall'altra di costruzioni artefatte, duali e del tutto umane..

Speculazioni fondate su premesse del tutto arbitrarie e su affermazioni, tutto sommato, gratuite.

Quest'elogio dipinge come moralmente ed eticamente “migliore” ed “auspicabile” l'essere fermi nelle proprie convinzioni, ma, mi chiedo, se sia realmente utile questo in un universo in eterno divenire; se davvero sia la scelta migliore cristallizzarsi su posizioni precostituite, dall'abitudine piuttosto che dalla programmazione culturale del sistema (siano esse posizioni di conservazione piuttosto che di quello che chiamiamo progresso).


In fondo lo sappiamo, perchè ci capita di incapparci ogni giorno, quanto spesso questa resistenza al cambiamento sia, in realtà, solo fossilizzazione; quante volte poi definiamo coerenza quella che è solo permanenza testarda in una visione personale spesso indotta.

Mi chiedo, allora, se non sia forse più appropriato definire la propria coerenza nella continuità; cioè averne un concetto ampio e legato all'evoluzione delle idee e dell'umanità, nonché delle condizioni oggettive che la determinano, allo scorrere, piuttosto che al permanere.
In questo quadro sono quindi il movimento e la mutazione a definire il senso del termine coerenza. Non più la ferrea resistenza ad ogni mutazione con la permanenza nelle proprie idee, ma la capacità di adattarsi mantenendo le proprie premesse ideali.

Queste premesse che motivano ogni nostra successiva scelta e che debbono, loro sì, permanere integre, perchè sono la causa prima che ha mosso i nostri passi.
Salde, non ferme, perchè non esiste questo concetto nell'universo.
Non assolute, perchè nessun essere umano ha la capacità esprimere concetti definibili in tal modo e comunque sensibili ai nuovi linguaggi, agli adattamenti necessari al mutare dei tempi, al percorso, all'idea del cammino e del continuo mutamento degli scenari. Alla maturazione, si spera, costante del nostro interiore.


Non credo sia possibile non avere alcuna presa di posizione, non in un contesto a breve termine e di fronte ad ingiustizie e differenze palesi… e forse non sarebbe nemmeno giusto il non averne.
Ma questo “essere di parte” non è legato ad una eterna appartenenza ad una fazione e ad un gruppo, non è il retaggio di un clan di tifosi eternamente legati ad un giogo di assoluta ed immotivata fedeltà, piuttosto la manifestazione concreta e momentanea di un'idea di fondo, di una visione di Mondo.
Nulla di assoluto e totalizzante, ma un passaggio di umani fra gli umani.


Lo spirito, l'Uno ed il destino dell'Universo sono altro. Ben separati e distinti dal contesto e dal momento in cui la scelta o la presa di posizione avvengono e noi ne dobbiamo restare coscienti, evitando le rigidità non necessarie e le parole inutili.


Quanto odio in meno nelle nostre esternazioni, se non fossimo obbligati in un concetto distorto di coerenza che ci chiede un'assoluta fedeltà alla manifestazione di un'idea eternamente cristallizzata: in una frase fatta, in un concetto di fondo… in una citazione libresca, in una affermazione pseudo-scientifica, tanto per fare alcuni esempi.
Quanta retorica e prosopopea potremmo evitare nelle nostre affermazioni se esse tenessero in appropriata considerazione il divenire. Quanto inutile spirito di giudizio eviteremmo, quanti roghi in meno costruiremmo, se non fossimo stretti dalla falsa coerenza nella convinzione assoluta di essere nel giusto.


Accettiamo l'idea del cambiamento che cambia, anche laddove a noi aggrada meno. Del movimento e dello scorrere. E del nostro esserne parte e componente.
Certo, nulla potrà cambiare se non passerà dal nostro interiore, lo si sente ripetere in continuazione, ma se questo è vero non potrebbe avvenire se per coerenza noi ci opponessimo al suo divenire. Di quanta inutile coerenza è composto il fallimento costante dell'alternativa al sistema... proviamo a pensarci!
Di quanta caparbietà la continua divisione, la frammentazione, il litigio costante in difesa di antichi fossili d'idea… cristallizzati negli anni e nel tempo.

Porre la nostra attenzione al passo ed al cammino e quindi al movimento, piuttosto che a noi stessi, all'importanza del viaggio e della mutazione, sarebbe la via di una nuova visione filosofica…! Forse sì!


Rosa Bruno

venerdì 5 giugno 2020

Graham Hancock: la civiltà perduta non era materialistica, conosceva l’essenza immortale


“Credo che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra, che non si occupava primariamente di cose materiali”.

Graham Hancock, qui intervistato da Nick Polizzi, è stato in passato un giornalista per gli affari esteri del ‘The Economist’, ma da ormai 25 anni si dedica totalmente all’indagine dei misteri del nostro passato umano.
D: Pensi che le civiltà del passato fossero tecnicamente avanzate come noi oggi o forse di più? E nel caso, dove sono sepolti i loro computer? Dove è il computer di 18.000 anni fa? Quando pensiamo alla tecnologia, la raffiguriamo sempre in questo modo!
GH: La mia risposta è che se vogliamo veramente comprendere la storia, dobbiamo smettere di guardarla come in uno specchio. Invece, dobbiamo cominciare a guardarla come fosse una finestra dalla quale possiamo vedere ciò che è veramente accaduto, piuttosto che proiettare noi stessi nel passato. Non c’è nessuna ragione al mondo, perché una precedente civiltà dovrebbe aver seguito la stessa rotta tecnologica nostra. Anche se avesse avuto la capacità di fare questo, avrebbe potuto scegliere, per ragioni morali o altro, di confrontarsi con la sacralità della terra, per esempio, piuttosto che sfruttare la petrolchimica.
Noi abbiamo scelto di andare per questa strada, ma non c’è alcuna certezza che una civiltà precedente avrebbe fatto lo stesso. E nel percorso che abbiamo scelto di intraprendere, abbiamo posto grande enfasi sul vantaggio meccanico, cosa in cui siamo veramente bravi. Con questo facciamo cose incredibili. Ma forse in questo nostro processo, abbiamo ottenuto che scemassero altre facoltà della mente umana. Siamo diventati dipendenti dalla tecnologia meccanica e non conosciamo più le altre facoltà della mente umana, di cui si parla ripetutamente nelle tradizioni di tutto il mondo, come per esempio la telecinesi, che muove oggetti con il potere della mente, o la telepatia eccetera.
Può darsi che come esseri umani in generale, in passato, avessimo quelle capacità, ma le abbiamo perse, ci siamo addormentati. La nostra società ci ha cullati in uno stato di sonno. Siamo così orgogliosi della nostra tecnologia, così colpiti da ciò che ha saputo raggiungere, che abbiamo dimenticato cosa avremmo potuto fare se avessimo preso un’altra strada.
Penso che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra e che non riguardasse primariamente le cose materiali. Piuttosto riguardava il far crescere e nutrire lo spirito umano, e questo viene riflesso anche nei miti. Quando la civiltà perduta di Atlantide, o come altro vogliamo chiamarla, si è allontanata da quella via, è piombata nel materialismo; quando si perde di vista l’obiettivo spirituale, ecco in quel momento, avviene il pericolo.
D: C’è la possibilità, secondo te, che membri di quella civiltà possano essere sopravvissuti ed essere tra noi?
GH: No, erano esseri umani proprio come noi. Sono nascosti tra noi in termini di idee, concetti… questo è ciò che è importante chiarire. Le idee sono ciò che vive o può vivere in eterno. È l’idea della civiltà perduta, dei maghi, degli dei, dei civilizzatori, che se ne andarono per il mondo cercando di tenere viva la fiamma della civiltà: quest’idea è molto forte nelle memorie dell’umanità e nessuna razionalizzazione o scetticismo scientifico potranno disfarsi di questo. Nei nostri cuori sappiamo tutti che è vero.
D: Tu affermi spesso che gli Egizi hanno impiegato le loro migliori menti, per 3000 anni, sul mistero della morte.
GH: Questo riguarda esattamente ciò di cui stiamo parlando ora, perché gli antichi Egizi furono gli eredi di una tradizione precedente. Credo si trattasse della tradizione di una civiltà perduta, la quale aveva come punto di attenzione principale le verità eterne e la possibilità di una vita edopo la morte e non le cose materiali e la vita fisica.
Ora, nella nostra società, quando parliamo di vita eterna o immortale, le persone cominciano a pensare in termini di transumanesimo: al fatto di installare degli oggetti nei nostri cervelli (un pensiero agghiacciante, orribile e repellente) o persino al fatto di fare un download della propria coscienza in una macchina. Che pensiero narcisistico è mai questo?
Abbiamo già un incredibile meccanismo di immortalità: la reincarnazione. Perché mai una persona dovrebbe diventare un transumanista e tenere lo stesso corpo per sempre o fare un download della sua coscienza in una macchina, quando il meccanismo della reincarnazione ci permette di vivere molte vite diverse, beneficiando dell’apprendimento di quelle differenti esperienze?
Ora ovviamente non posso provare che esista la reincarnazione, ma è molto probabile che essa sia una realtà. Penso fosse Voltaire che disse: “non è cosi improbabile che nasciamo due volte, anziché una sola”. E poi perché no? Ci sono molte prove per questo. E se la reincarnazione è possibile, allora noi non siamo i nostri corpi. Qualsiasi cosa siamo, comunque non siamo i nostri corpi… perché questi sicuramente muoiono.
C’è invece una parte immortale in noi, chiamiamola anima, essenza, spirito: questo è ciò che si reincarna. E io credo che la civiltà perduta fosse molto concentrata sull’essenza immortale dell’essere umano e che lo fu per un tempo molto lungo. Poi accadde, gradualmente, che ci si allontanò da questo e nel contempo si sviluppò il materialismo. Ma originariamente non era una società materialistica. Non dovremmo comunque aspettarci di ritrovare per forza tracce materiali riconoscibili, simile alla tecnologia che abbiamo creato noi nel 20º e 21º secolo.
D: Credi che le piante sciamaniche che fanno avere visioni, possano aver avuto un ruolo importante nello studio della morte nella cultura egizia?
GH: Sono certo che lo ebbero. Infatti gli antichi Egizi misero al lavoro per 3000 anni le loro migliori menti, sul mistero di ciò che ci accade quando moriamo e in quel progetto si servirono di un gran numero di “alleati vegetali”. Sappiamo che la Nymphaea Caerulea, il Loto Egiziano, è una pianta che dona visioni.

D: Hai sperimentato su di te l’ayahuasca? E’ vero che aumenta le visioni interiori rispetto a ciò che accade quando moriamo e alla possibilità di reincarnarci?
GH: Di nuovo non posso provare che ciò sia corretto, ma posso solo dire che effetto questa pianta abbia avuto su di me. Le mie esperienze con l’ayahuasca, mi hanno fatto capire che tutto ciò che facciamo in questa vita, ha importanza. Tutto conta, tutto sarà pesato e considerato.
Ci viene data la preziosa opportunità di essere nati in un corpo umano. È un’opportunità molto rara nell’universo come tale… essere un essere umano, avere il potere di discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è luce e ciò che è oscurità, la capacità di amare e purtroppo quella di odiare.
Tutte queste cose sono parte del miracolo di essere nati in un corpo umano. Dipende poi da noi vivere la portata di questo miracolo. Vogliamo spendere le nostre vite perseguendo obiettivi solo materiali? Se lo faremo non nutriremo quella parte non fisica di noi, sulla quale al contrario gli antichi Egizi erano molto concentrati. In realtà, è questa la ragione per cui non si trovano resti di case e di possedimenti personali. Non credo se ne preoccupassero molto. Verso al fine della civiltà egizia, Erodoto, visitò quel paese e li descrisse come gli individui più felici sulla terra. Erano stati felici per migliaia di anni e la loro felicità giungeva primariamente dall’essere concentrati sulla vita spirituale.
C’è, infatti, una verità fondamentale che emerge dalla civiltà egizia e da tutte le civiltà del passato, ed è che tanto più ci allontaniamo dall’amore, tanto più affoghiamo nel materialismo, e quindi tanto meno abbiamo la possibilità di compire la missione per cui siamo qui sulla Terra, cioè amarci reciprocamente.

http://compressamente.blogspot.it/2017/02/graham-hancock-la-civilta-perduta-non.html 

giovedì 4 giugno 2020

Poesia: QUANDO HO COMINCIATO AD AMARMI di Charlie Chaplin


Risultati immagini per QUANDO HO COMINCIATO AD AMARMI di Charlie Chaplin

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva
servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori. Oggi so che questa si chiama autenticità.


Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho smesso di desiderare una vita diversa e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi.
Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato.
Da allora ho imparato ad essere sereno.
Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
non ho più rinunciato al mio tempo libero
e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità,
ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi.
Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso.
All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo si chiama chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi facendo ho commesso meno errori.
Oggi so che questa si chiama umiltà.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato
o di preoccuparmi del futuro.
Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta.
Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il mio Pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore,
l’intelletto è diventato il mio migliore alleato.
Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e
i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che questa si chiama vita.

Charlie Chaplin

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