lunedì 14 novembre 2022

La mente è solo un meccanismo di servizio

 


«Quando sei solo, ricordati che la mente è solo un meccanismo di servizio.

Osservala: è molto antica, mentre il tuo silenzio è molto nuovo. Il tuo silenzio è quasi come una rosa e la tua mente chiacchierona è come una roccia, molto antica, molto vecchia.

 

Può schiacciare il fiore della rosa in qualsiasi momento, a meno che tu non sia consapevole, a meno che tu non impari una lezione: la mente può continuare a chiacchierare, a chiacchierare, ma tu non devi diventare parte di essa.

 

Certamente non sei la mente, così come non sei il corpo. Sei all'interno del corpo, all'interno della mente, ma il tuo centro è separato dal ciclone. Ha una qualità completamente diversa. Il silenzio, l'immobilità gli sono naturali; è la sua fioritura.

 

Ci siamo confusi. Essendo troppo legati alla mente, lavorando ventiquattro ore su ventiquattro con il meccanismo, ci si è dimenticati la distinzione.

È successo proprio questo, che si è dimenticato qualcosa di molto essenziale.

 

 

È necessaria una strategia semplice; io la chiamo meditazione. Tu puoi chiamarla in qualsiasi modo: consapevolezza, attenzione, ricordo, vigilanza; i nomi non hanno importanza.

 

L'importante è riuscire a non farsi prendere dal chiacchiericcio della mente. Sii semplicemente un osservatore. Non partecipare. Stai in disparte e osserva.

Non valutare, resta solo un osservatore indifferente.

 

Stai attento. Ma non esprimere alcun giudizio, né per fermarlo, né per aiutarlo, né per prevenirlo. In nessun altro senso devi muoverti dalla tua indifferenza.

Sarai sorpreso: un miracolo ti sta aspettando.

 

Nel momento in cui sei completamente indifferente, in piedi sul ciglio, il traffico sulla strada rallenta. Arrivano meno pensieri, si creano spazi più ampi tra un pensiero e l'altro. E questi spazi più ampi ti daranno una pace così bella, un tale silenzio.

 

Osservando, alla fine si arriva a un punto in cui un pensiero se ne va e non ne arriva un altro per ore. Si sta semplicemente osservando e la strada è vuota.» Osho

martedì 25 ottobre 2022

LA VISIONE DI OSHO L’Osservazione della Mente

 






La mente si può suicidare?

“La mente non si può suicidare, perché qualsiasi cosa la mente può fare rafforzerà la mente stessa. Qualsiasi fare venga agito dalla mente, la renderà più forte; dunque, il suicidio è impossibile. La mente che fa qualcosa, implica la mente che perpetua se stessa – dunque, il suicidio non è nella natura delle cose.

D’altra parte, un suicidio accade. La mente non lo può commettere – d’accordo? – lascia che lo chiarisca in modo definitivo: la mente non lo può commettere, eppure un suicidio accade.

Accade attraverso l’osservazione della mente, non nel fare qualcosa.

Colui che osserva è separato dalla mente, è più in profondità rispetto alla mente, è superiore alla mente. Colui che osserva è sempre nascosto dietro la mente: passa un pensiero, affiora una sensazione, un sentimento – chi osserva questo pensiero?
Non la mente in quanto tale – perché la mente non è altro che un processo di pensieri e sentimenti. La mente non è altro che il traffico del pensare: chi lo osserva?

Quando dici: “In me è sorto un pensiero rabbioso”, chi sei “tu”? In chi è sorto quel pensiero? Chi è il contenitore? Il pensiero è il contenuto… chi è il contenitore?
La mente è simile a un libro stampato: sulla pagina bianca, pulita, compaiono le parole. Quel foglio vuoto è il contenitore e le parole stampate sono il contenuto. La consapevolezza è simile a un foglio bianco; la mente è come un foglio scritto e stampato.

Qualsiasi cosa esista in quanto oggetto dentro di te, qualsiasi cosa puoi vedere e osservare, quella è la mente; l’osservatore non è la mente, ciò che è osservato è mente.

Dunque, se riesci semplicemente a continuare nell’osservazione, senza condanna, senza creare in alcun modo un conflitto con la mente, senza indulgere in essa, senza seguirla, senza contrastarla; se riesci semplicemente a essere presente, indifferente alla mente… in quell’indifferenza accade un suicidio.

Non è la mente che si suicida: quando affiora l’osservatore, quando è presente il testimone, la mente semplicemente scompare.

La mente esiste grazie alla tua cooperazione, oppure al tuo conflitto. Entrambe sono strategie di cooperazione – anche il conflitto!
Quando lotti con la mente, le stai dando energia. Proprio nel tuo lottare, hai accettato la mente; proprio in quel conflitto, hai accettato il potere della mente sul tuo essere.

Dunque, sia che tu collabori sia che lotti, in entrambi i casi la mente si rafforzerà sempre di più.
Limitati a osservare, sii un semplice testimone. E con il tempo vedrai affiorare delle pause, degli intervalli di vuoto. Scorre un pensiero, e un altro non segue immediatamente – c’è un intervallo.

In quell’intervallo c’è pace. In quell’intervallo c’è amore. In quell’intervallo c’è tutto ciò che hai sempre cercato – senza mai trovarlo. In quella pausa, non sei più un ego. In quella pausa non sei definito, confinato, imprigionato. In quella pausa di vuoto sei vasto, immenso, enorme! In quella pausa sei tutt’uno con l’esistenza – la barriera non esiste più. I tuoi confini non sono più presenti; ti fondi con l’esistenza e l’esistenza si fonde in te. Iniziate a sovrapporvi.

Se continui a osservare e non ti aggrappi neppure a queste pause… perché adesso diventa naturale aggrapparsi a questi intervalli di vuoto. Se inizi a bramare queste pause… visto che sono incredibilmente belle, sono infinitamente splendide; è naturale attaccarsi a loro, ed ecco che sorge il desiderio di averne sempre di più – in questo caso, mancherai il punto; in quel caso l’osservatore scomparirà. Allora queste pause scompariranno di nuovo, e di nuovo comparirà il traffico della mente.

Dunque, la prima cosa è diventare un osservatore indifferente. E la seconda cosa è ricordare questo: quando quegli splendidi intervalli di vuoto compaiono, non restarne attaccato, non iniziare a pretenderli, non metterti ad aspettare che debbano accadere sempre più spesso.

Se riesci a ricordare queste due cose – quando quelle splendide pause giungono, osserva anche quelle, e conserva viva la tua indifferenza – ecco che un giorno il traffico scomparirà semplicemente insieme alla strada, entrambe le cose scompariranno. Ed ecco che si ha un incredibile vuoto.

Questo è ciò che il Buddha chiama “nirvana”: la mente è svanita. E questo è ciò che io definisco “suicidio” – ma non è la mente a commetterlo.
La mente però non può suicidarsi. Tu puoi dare un aiuto affinché accada. Lo puoi impedire e puoi aiutare il suo accadere – dipende da te, non dalla tua mente.

Tutto ciò che la mente può fare, sarà sempre un rafforzare la mente stessa. Dunque, in realtà la meditazione non è uno sforzo mentale. La vera meditazione non è affatto uno sforzo; la meditazione reale è un semplice permettere alla mente di avere il suo corso, senza interferire in nessun modo possibile – resta un semplice osservatore, un testimone.

Si zittisce, piano piano, diventa quieta e immobile. E un giorno se n’è andata. Vieni lasciato solo; quella solitudine è la tua realtà. E in quella solitudine nulla è escluso, ricordalo. In quella solitudine viene inclusa ogni cosa.”
The Discipline of Transcendence, volume 3, capitolo 2

LA MEDITAZIONE DI OGGI
Creare una distanza dalla Mente
Pertanto, “la mente che fa qualcosa” significa che la mente continua a perpetuare se stessa. Fare qualcosa di mentale non aiuterà. Ma nelle meditazioni di oggi ti diamo altre due opzioni che sono di aiuto per perdere questa involontaria roccaforte del nostro oberato pensiero. Pensiamo: “lui” ha in pugno “noi”, finché “noi” ci aggrappiamo a “lui” con tanta tenacia. Proviamo a giocare per allentare quella presa…

Il Metodo
La prima tecnica è un “Esercizio di STOP”, è efficace perché lo fai con il corpo, non con la mente. E richiede poco tempo.
Praticalo almeno sei volte al giorno, di più va bene, ma non meno. La cosa più importante è che deve essere fatto all’improvviso.

Mentre cammini per una strada tranquilla, o mentre fai qualcosa a casa tua, nel tuo giardino o nella natura, oppure in una qualsiasi attività possa funzionare per te, all’improvviso ricorda te stesso, e fermati. Fermati completamente, nessun movimento, sii semplicemente presente a qualsiasi cosa accada. Quindi ricomincia a muoverti.

“Se tutto a un tratto diventi semplicemente presente, l’intera energia cambia. La continuità che si svolgeva nella mente si ferma e avviene così all’improvviso che la mente non può creare subito un nuovo pensiero. Ci vuole tempo e la mente non può lavorare senza tempo, per cui quando lo fai repentinamente, in quell’arresto improvviso, la mente si ferma e per un istante c’è liberazione. Tutti i pensieri scompaiono; c’è il vuoto e in esso c’è un’apertura.

Puoi aver avuto quest’esperienza quando c’è un improvviso, inaspettato, forte tuono nel cielo. Inizia a osservare questi intervalli, queste schiarite, queste aperture.
E quando ti fermi, non dilungarti, perché dopo mezzo minuto la mente torna e distrugge.
Pertanto, quando fai lo STOP non oltrepassare i trenta secondi. Questo è un modo per creare una distanza, un intervallo, dalla mente.

Secondo Metodo
La seconda tecnica, una di quelle che puoi praticare ogni volta che ti ricordi durante il giorno, è un metodo chiamato “Goditi la Mente”. Questo è un altro metodo per rafforzare “l’osservatore” che è “separato da” ed è oltre la mente, il pensiero e il sentire.

Goditi la Mente. Non tentare di fermare i tuoi pensieri. È una parte così naturale di te, diventerai matto se proverai a fermarli. È come un albero che cerca di fermare le sue foglie, diventerà pazzo.

E il semplice non fermarli non basta, il secondo stadio è goderseli, giocarci!
Giocaci, goditeli, dagli il benvenuto, comincerai a diventare più attento, più consapevole, senza nessuno sforzo, in modo del tutto indiretto. Quando provi a diventare consapevole, la mente ti distrae e tu ti arrabbi e di nuovo il conflitto e l’attrito iniziano a rafforzare la mente.

Perciò questo secondo metodo serve per iniziare a gioire del processo mentale. Semplicemente osserva le sfumature dei pensieri, il giro che fanno, come un pensiero conduce a un altro, come si tengono agganciati a vicenda. È davvero un miracolo da vedere! Un piccolo pensiero può portarti a perderti nell’infinito.

Goditelo, lascia che sia un gioco; giocaci deliberatamente e rimarrai sorpreso: a volte solo godendotelo, sperimenterai bellissime pause. Le troverai all’improvviso, per caso, un cane sta abbaiando e tu ascolti e nessun pensiero affiora. Sorgeranno piccoli vuoti … giungeranno da soli e quando arrivano, sono bellissimi. In questi piccoli vuoti inizierai a osservare l’osservatore, e sarà naturale. Di nuovo i pensieri riprenderanno e ne gioirai. Prosegui con leggerezza, prendila con calma.

E adesso, per un momento: se non sei già in piedi, alzati… e STOP! Fermati completamente, nessun movimento; sii solo presente a qualsiasi cosa accada.
Molto bene, questo ti ha dato un assaggio dell’Esercizio dello STOP! di Osho. E il tuo compito per oggi: ti suggeriamo di farlo almeno altre cinque volte, prima della ripresa del corso di domani. Inoltre: quando ti ricordi, gioisci nell’osservare la mente.


https://osho.it/osservazione-della-mente/#:~:text=La%20consapevolezza%20%C3%A8%20simile%20a,che%20%C3%A8%20osservato%20%C3%A8%20mente.


mercoledì 10 agosto 2022

Osho.Sii, non cercare di diventare

 




 
Dal libro di Osho.Il libro dell"alchimia interiore.
Una vera miniera d"oro di saggezza.

Tutti budda di tutti i tempi,hanno dato questo semplice insegnamento.
Sii e non cercare di diventare.
Tutta la tua vita è racchiusa in queste 2 parole,essere e diventare.
Essere è illuminazione,diventare è ignoranza.
Però ti hanno sempre insegnato,a diventare questo o quello.
La mente è tanto furba,le vie dell"ego cosi sottili,da trasformare in mete
Dio,  il Nirvana, e l"illuminazione.
Ma queste non sono mete da raggiungere,non le puoi raggiungere,
la mente tesa al raggiungimento,è l"UNICA BARRIERA.
Il Nirvana ,l"Illuminazione,la Verita,Dio,sono gia presenti.
Devi solo abbandonare la mente,tesa alla ricerca,
devi solo dimenticare l"idea di viaggiare,da questo punto a quello,
devi semplicemente rilassarti ed esistere,
allora realizzi ogni cosa.

Diventa passivo ,attento
all"improvviso troverai Dio nascosto in te.
TU SEI SOLTANTO UN NASCONDIGLIO 
Un lungo sogno: Osho.Sii, non cercare di diventare

venerdì 5 agosto 2022

CENTRATI NELL'HARA

 


 Hara
 Quando non hai niente da fare, siediti in silenzio e vai dentro di te, lasciati cadere nella pancia – proprio due pollici sotto l’ombelico – e rimani lì. Questo produrrà una perfetta centratura delle tue energie vitali. Devi solo guardarci dentro e si metterà in funzione, comincerai a sentire che la tua intera vita si muove attorno a quel centro. La vita ha inizio dall’hara e finisce nell’hara. Tutti i centri del nostro corpo sono distanti, l’hara è esattamente nel centro. Lì siamo stabili, in equilibrio... una volta diventato consapevole dell’hara, inizieranno ad accadere molte cose. Per esempio, più ti ricordi dell’hara e meno penserai. Il processo del pensiero diminuirà automaticamente, perché l’energia non andrà alla testa, andrà verso l’hara. Più attenzione dai all’hara e più scoprirai che in te sta formandosi una certa disciplina. Si produce in modo naturale, non deve essere imposta. Più sei consapevole del centro dell’hara, meno paura avrai della vita e della morte, perché esso è il centro della vita e della morte. Una volta entrato in sintonia con l’hara, potrai vivere coraggiosamente. Il coraggio nasce da lì – meno pensieri, maggiore silenzio, meno momenti incontrollati, disciplina naturale, coraggio, stabilità ed equilibrio.


fonte Osho Times febbraio 91


Centrarsi nell'hara

Sei in attesa che ti estraggano un dente del giudizio, oppure di quel colloquio di lavoro che potrebbe cambiare completamente il corso della tua vita. Hai la bocca secca e ti sudano le mani; non sei sicuro, nel caso la nausea che senti salire dallo stomaco aumentasse ancora, se le tue gambe ce la faranno a portarti in tempo alla toilette. Situazioni dei genere ti sono anche troppo familiari? Spesso ti sembra di cadere a pezzi? Questa tecnica può trasformare la tua vita. Sia che i venti del cambiamento ti facciano perdere del tutto la rotta, o ti portino solo un po' fuori centro, questo 'centrarsi nell'hara' ha sicuramente il suo posto preciso fra i tuoi strumenti. L'hara è il punto energetico che si trova circa due dita sotto l'ombelico...

il centro dal quale entriamo nella vita e dal quale, morendo, usciremo dalla vita. Questo è così il centro di contatto tra il corpo e l'anima. La sera, quando vai a letto, sdraiati e metti entrambe le mani due dita sotto l'ombelico e premi leggermente. Poi comincia a respirare, profondamente, e sentirai quella parte salire e scendere al ritmo del respiro. Senti tutta la tua energia in quel punto, come se ti stessi restringendo sempre di più, sempre di più, fino a diventare tu un piccolo centro - un'energia molto concentrata.

Basta che tu faccia questo esercizio per dieci, quindici minuti, e poi addormentati. Può succedere anche che scivoli nel sonno mentre lo stai facendo. Va molto bene, perché così la centratura resterà per tutta la notte. L'inconscio continuerà ad andare a centrarsi là.

Così per tutta la notte, senza saperlo, entrerai in molti modi in profondo contatto con quel centro.

Al mattino, appena ti accorgi che sei sveglio, non aprire subito gli occhi. Metti di nuovo le mani su quel punto, premi un po', comincia a respirare profondamente, senti nuovamente l'hara.
Fallo per dieci, quindici minuti e poi alzati.
Ripetilo tutte le sere e tutte le mattine.
Entro tre mesi comincerai a sentirti centrato.
E' veramente essenziale avere una centratura, altrimenti ci si sente frammentati, non interi. Proprio come in un puzzle - tanti pezzetti e non un insieme, non un tutto. E' una brutta situazione: senza un centro si può anche tirare avanti, ma non si può amare.
Senza centro puoi continuare a ripetere le solite cose della tua vita, ma non sarai mai creativo. Vivrai al minimo. Il massimo non sarà alla tua portata. Solo centrandosi si può vivere al massimo, allo zenith, alla sommità, al culmine, e non c'è nessun altro modo per vivere una vita reale.OSHO

TRATTO DA: "A Rose is a Rose is a Rose"

Re Interiore: CENTRATI NELL'HARA

giovedì 4 agosto 2022

Il coraggioso.

 




Un codardo è una persona addormentata, mentre un coraggioso è colui che è capace di portare la propria consapevolezza nei momenti di paura. In questo modo, quest’ultima scompare.

 Osho.

mercoledì 3 agosto 2022

Osho, qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo che ti sei illuminato?

 


 

Ho riso. Mi sono fatto una bella risata nel vedere la totale assurdità dei tentativi di illuminarsi. È davvero ridicolo, perché noi siamo nati illuminati ed è assolutamente assurdo sforzarsi tanto verso qualcosa che già siamo. Se già hai una cosa non la puoi raggiungere; solo le cose che non si hanno, quelle che non sono parti intrinseche del nostro essere, possono essere conseguite. Ma essere illuminati è parte della nostra natura.
Per vite intere ho lottato, quello è stato il mio scopo per molte, molte vite. Ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile per realizzare l’illuminazione, ma ho sempre fallito. Era inevitabile, perché l’illuminazione non può essere una conquista. È la nostra natura, come può essere conquistata? Non può essere motivo di ambizione.
La mente è ambiziosa, ambisce il denaro, il potere, il prestigio. Poi un giorno, quando si stanca di tutte queste attività estroverse, comincia ad ambire l’illuminazione, la liberazione, il nirvana e dio. Ma si tratta della stessa ambizione che ritorna, solo l’oggetto è cambiato. Prima l’oggetto era all’esterno, ora è all’interno. Ma l’atteggiamento, l’approccio, non è cambiato: tu sei la stessa persona, sullo stesso percorso, con le stesse abitudini.
‘Il giorno in cui mi sono illuminato’ significa semplicemente il giorno in cui ho scoperto che non c’è nulla da raggiungere, non c’è nessun posto dove andare e non c’è nulla da fare. Noi siamo divini, siamo già perfetti, così come siamo. Non è necessario alcun miglioramento, assolutamente nessuno. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto e se anche incontrate un uomo imperfetto, vedrete che la sua imperfezione è perfetta. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto.
Quando dico “Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione”, uso un linguaggio improprio, ma non esiste altra possibilità di espressione, perché il linguaggio è stato creato da noi. È composto da parole come ‘conseguimento’, ‘traguardo’, ‘miglioramento’, ‘progresso’ ed ‘evoluzione’. Il nostro linguaggio non è stato creato da persone illuminate; non avrebbero potuto farlo anche se lo avessero voluto, perché l’illuminazione accade in silenzio. Come si può tradurre quel silenzio in parole? Qualunque cosa si faccia, le parole distruggono qualcosa di quel silenzio.
Lao Tzu dice: “Nel momento in cui la verità viene espressa, diventa falsa.” Non è possibile comunicare la verità. Si è costretti d usare il linguaggio, non c’è altro modo per comunicare. Quindi si userà il linguaggio, sapendo che non è adeguato all’esperienza.
Per cui dico ‘Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione’ ma in realtà non c’è alcun conseguimento, né c’è nulla di mio.
[A questo punto mentre Osho parla viene a mancare la corrente: tutto è buio e silenzio]
Ecco accade così! Dal nulla, all’improvviso il buio, all’improvviso
la luce e non ci puoi fare nulla. Puoi solo osservare.
Quel giorno ho riso per tutti i miei sforzi stupidi e ridicoli per conseguire l’illuminazione. Ho riso di me e ho riso dell’intera umanità, perché tutti cercano di raggiungere, di arrivare, di migliorare.
A me accadde in uno stato di rilassamento totale e accade sempre in questo stato.
Avevo provato di tutto e poi, vedendo l’inutilità dei miei sforzi, ho abbandonato ogni ricerca... ho lasciato perdere il mio progetto e me ne sono dimenticato.
Tu mi chiedi, “Qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo che ti sei illuminato?”
Ho riso e da allora ho continuato a ridere. Non vi posso ridere in faccia, mentre vi racconto le barzellette, altrimenti le rovinerei, ma rido tramite voi.
Un lungo sogno: Osho, qual è stata la prima cosa che hai fatto dop...

domenica 31 luglio 2022

La risata......Osho

 


 

Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene.

La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se riesci a ridere di te stesso.
Nei monasteri Zen, tutti i monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamento buffo – come un pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è modo migliore per cominciare la giornata.
Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi, stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu. Ne sarai felice.
Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla nausea.
Così è meglio se l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata, una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.


Non c’è situazione più sfortunata di questa, non si riesce a immaginare qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata… quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.
Lascia che la risata nasca proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto, assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara.

Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a piangere; ride così totalmente che la risata si trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo contro la serietà.
[Osho]
eliotropo: La risata......Osho