La sostituzione delle attività lavorative ritenute altamente debilitanti o rischiose è dunque un aspetto senz’altro positivo dal lato umano. Ma si parla sempre di mettere macchine al posto di persone. E questo surrogare l’attività umana che ripercussioni potrà avere a lungo termine? Sulla società, sulla privacy, la sicurezza? Per non venire colti alla sprovvista da quello che sempre di più diverrà il nostro futuro, l’europarlamentare Mady Delvaux lo scorso Maggio ha presentato una bozza di legge che prevede il riconoscimento della personalità giuridica dei robot e il 12 Gennaio la sua proposta è stata approvata dalla commissione giuridica del Parlamento Europeo.
Sono stati sollevati diversi aspetti, quello più immediato guardando il quadro generale è la ricerca di una tutela per tutti quei lavoratori che si troveranno senza occupazione. Viene quindi abbozzata una tassa sul possesso e utilizzo dei robot (creando non poca collera in chi gestisce il ramo dell’industria), che verrà utilizzata per rinforzare il sistema previdenziale. Altro aspetto è la privacy: sempre di più allacciamo interazioni ricche e profonde con le macchine, esse lavorano in rete, raccogliendo milioni di dati. Pensiamo ai droni o ai robot per la cura dei malati: chi e con che finalità potrà mettere mano a questi dati sensibili?
Importante è anche l’etica. Rimaniamo nel campo della sanità: utilizzo di protesi robotiche. C’è un aumento delle capacità umane e di conseguenza il problema dell’uguaglianza. Non troppo lontano dal presente se pensiamo ad esempio ad Oscar Pistorius, che già 10 anni fa chiese di poter concorrere nelle gare dei normodotati.
Una vera e propria rivoluzione digitale quella che prospetta Delvaux che porterà (o forse lo sta già facendo, sotto i nostri occhi) possibili sconvolgimenti sociali. Stimolare questo ramo dell’economia è importante, i benefici sono molti e di grande portata, ma è corretto avere una visione lungimirante e volta alla protezione delle persone e dei valori umani.
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