martedì 21 luglio 2020

L'Arte della Fumigazione. Una guida alle resine e...



Da tempi immemorabili la combustione di parti vegetali aromatiche è stata utilizzata per penetrare nei recessi dell'anima e stimolare cambiamenti. Quali sono gli incensi "big"? E quali le loro proprietà? - Estratto da "L'Altra Medicina - n.30"
Ci sono tanti modi per "ricevere" quello che una pianta può darci. Si può ingerire o strofinare sulla pelle, se ne può fare un farmaco - un rimedio - ma si può anche bruciare ed esporsi al suo aroma. L'uso è sicuramente molto antico, testimoniato dalla presenza delle fumigazioni in tutte le grandi culture del passato.

All'inizio forse si trattò solo dell'esposizione ai balsami di una conifera, bruciata per riscaldarsi, ma che si rivelò un sollievo contro una malattia da raffreddamento.

Presto, erbe e legni si associarono a rituali e pratiche religiose, si vide che ogni profumo "parlava" in modo diverso. Aveva un potere, apriva porte nella psiche dei primi sapiens.

Tutto questo, nel tempo, è stato variamente elaborato fino a comporre un corpo di conoscenze di cui resta traccia nelle narrazioni tradizionali. In Arabia si vide che la resina di una pianta del deserto agiva su strati profondi della mente, e forse riduceva il rischio di contagio delle malattie infettive. La pianta era la Boswellia, quella che chiamiamo incenso. Si accorsero che la mirra, un altro arbusto di quei luoghi, aveva altri effetti, più terrestri. Dall'India, dall'Egitto arrivarono subito ingenti richieste.

In America del nord si entusiasmarono per la salvia bianca, a Creta per il ladano, in India per il sandalo, in Giappone per il legno del Jinkoh. Ogni grande cultura del passato aveva il suo "incenso" Le piante usate per le fumigazioni (ancora oggi) sono molte centinaia, e migliaia sono le "ricette" a noi pervenute.

Gli esperti, spesso persone addette alle cerimonie religiose, elaborarono svariate associazioni di più piante da bruciare, esattamente come accadde per le "medicine" da assumere per bocca, fatte di più ingredienti. Una storia complessa, tutta da ricostruire. Ma possiamo ricordare le piante da sempre più utilizzate nelle fumigazioni (solo una parte dell'insieme) e vedere quali proprietà erano loro attribuite.
Incenso - Il profumo del cielo

L’incenso, o franchincenso, è la resina delle piante Boswellia. Crescono ai confini del deserto in una ristretta fascia di terra e sassi, la “cintura dell’incenso”: troppa acqua le ucciderebbero. Una storia antichissima: la più famosa è Boswellia sacra, diffusa nell’Arabia del sud, ma ci sono più di 20 varietà tra cui l’indiana Boswellia serrata, detta Guggul.

La fumigazione dell’incenso, bruciato anche nelle chiese cattoliche, veniva fatta per due scopi principali: per disinfettare gli ambienti e per le proprietà psicoattive.

Da sempre si ritiene che questo aroma avvicini l’anima a Dio; innumerevoli generazioni si sono servite di Boswellia per la preghiera, il raccoglimento, e per entrare in stati meditativi.

In quanto tale si ritiene che purifichi i nostri spazi interiori, alleggerendo la psiche da tutto ciò che la opprime e proteggendo da influssi negativi. Agendo su questi piani profondi, è come essere trasportati al di fuori dal caos quotidiano con effetti rilassanti e antistress.

La varietà Guggul, in India, entra tra i rimedi dell’Ayurveda: tradizionalmente si brucia alla sera, spesso insieme al benzoino, per superare stati di nervosismo, recuperare la pace interiore e avere un sonno ristoratore. Da un'altra pianta affine (Balsamodendron gileadensis) si ottiene il cosiddetto Balsamo della Mecca: famosissimo nell’antichità, oggi è quasi impossibile trovarlo puro in commercio.

Curiosità: Un tempo le persone colpite da reumatismi si esponevano ai “bagni” di fumi dell’incenso. Un’azione antinfiammatoria che recentemente è stata confermata da alcune università occidentali.

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Mirra - La forza sensuale della terra

Un'altra pianta del deserto è Myrrhis odorata. È la Mirra dei Re Magi: da sempre se n'è fatto commercio insieme all'incenso.

Se l'incenso è "maschio", la mirra è "femmina": racchiude in sé l'energia della terra, dona forza, radicamento, tonicità. Ideale per uscire da stati di affaticamento e confusione mentale. Nel mondo medio-orientale, ma anche nell'antico Egitto, si riteneva che questa fragranza accendesse la sensualità: in Egitto era detta "scongiuro dalla pazzia" proprio perché in grado di calmare le persone con gravi disagi psicofisici. Come altre piante, si usava bruciarla nelle stanze dei malati, per somministrare forza e come antisettico.

Curiosità: La Mirra non va confusa con la mirra dolce (opoponax) che ha un sorprendente profumo di lavanda. Quest'ultima si pensava che funzionasse come uno scudo protettivo contro agenti patogeni e influenze negative. Potenzia la percezione e i sensi, acuisce le capacità di osservazione.

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Benzoino - Ispirazione nella calma

Originario dell'Estremo Oriente, era esportato fin dall'antichità nel Mediterraneo. È la resina dell'albero Benzoe Siam, diffuso in Indocina.

Dolce e balsamico, ricorda la vaniglia. Si usa nelle miscele, quasi mai bruciato da solo (è irritante). Alla sera, insieme a cannella e sandalo, risulta calmante, rasserenante. Mentre, insieme a incenso e cedro, apre varchi sui mondi dello spirito.

Al benzoino viene inoltre attribuita un'azione di stimolo sulla creatività. Una ricetta fumigatoria tradidizionale, a base di benzoino, si chiama "Shakti" (in commercio): l'impronta femminile di questo aroma richiama i sentimenti amorosi, libera la fantasia e la creatività.

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Cedro - Il profumo dei giardini dell'Eden

Albero imponente, originario della Mesopotamia, quando era fertile. Se ne parla nel ciclo di Gilgamesh e in innumerevoli leggende. Si considerava l'albero delle rivelazioni: esporsi ai suoi fumi apriva alle ispirazioni sovrannaturali, da cui trarre saggi consigli.

Si usava nei rituali, anche a scopo di purificazione. Dona forza interiore e sicurezza nei momenti di crisi, conferendo fiducia e autostima. Nello stesso tempo riduce la pressione psichica e riporta un po' di serenità: non a caso è l’albero dell’Eden, dove non esisteva la fatica del vivere. In più, ha un effetto balsamico e anticatarrale. Oggi, questo legno si trova più spesso ridotto in polvere per fumigazioni. Il suo aroma è caldo e intenso.

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Ladano - Travolti da un'ondata di sensazioni

Il ladano è la resina di un arbusto, il Cistus creticus. Era l'aroma prediletto a Creta mentre oggi si coltiva in varie aree del Mediterraneo. Entra anche nelle fumigazioni giapponesi.

È un aroma molto complesso, affascinante.
Rafforza la percezione del corpo e la sensibilità in genere: si consiglia nei momenti in cui non riusciamo più a percepire noi stessi. Esporsi al suo profumo significa essere colpiti da immagini, ricordi e stati d'animo che normalmente non si provano. Corrobora quindi la forza dell'immaginazione.

Aroma caldo, terrestre, è utile quando non sentiamo più il terreno sotto i piedi, quando abbiamo bisogno di calore e solidità, fuori e dentro.
Storace - La gioia delle feste

Originario della Mesopotamia, è un cespuglio dal quale si ricava un balsamo liquido il cui aroma ricorda l'ambra: la pianta si chiama infatti Liquidambar.

Era considerato il profumo delle feste, forse perché – come sostenevano gli Egizi – dona energia psichica, vigore, autostima e potenzia la sensualità e le capacità seduttive. Venduto come "gomma storace", si usa spesso insieme al calamo e alla cannella.

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Sandalo - Il legno dell'energia psicofisica

Antico aroma della tradizione induista, si usa anche nelle pratiche di incinerazione. Si brucia il legno dell'albero Santalum album, che cresce soprattutto nell'India orientale.

Il sandalo è citato anche nei Veda e nel corso dei secoli gli indiani hanno imparato a utilizzarlo in molti modi, anche in medicina. In India è considerato un aroma che coltiva l'energia vitale, dunque ottimo per trattare stati di esaurimento psicofisico, nevrosi e stress.

Lo si inquadra anche come disinfettante degli ambienti chiusi. Bruciare un pezzetto di legno pregiato di Sandalo può alleviare il mal di testa.

Curiosità: Attenzione agli acquisti, perché in commercio si trovano legni, o polveri, spacciati come sandalo ma che in realtà non lo sono. In particolare, a volte si presenta come sandalo il legno di un albero sudamericano (Amyris balsamifera) che costa di meno. Il vero legno di sandalo è quello color sabbia.

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Lentisco (resina mastice) - L'espulsione della malattia

Questa resina era un "must" dalle isole dell'Egeo. Si ricava da una pianta cespugliosa(Pistacia lentiscus) ed è anche detta "lentisco".

In Grecia e nei paesi arabi si usa tradizionalmente in rituali curativi che prevedono la fumigazione. Ci si espone al fumo della pianta, chiudendo gli occhi e visualizzando "l'uscita" della malattia dal corpo. Le madri visualizzavano i figli immersi in una nuvola di questo fumo, come protezione dalle malattie. Utile in caso di stanchezza, apporta una sensazione di leggerezza: in più il lentisco favorisce la meditazione donando una sensazione di luce.

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Alloro - Il potere della chiaroveggenza

Pianta strettamente legata ad Apollo, entrava probabilmente nelle miscele fumigatorie dell'oracolo di Delfi.

L'aroma ha una personalità maschile e solare. Si usava come agente purificatore, soprattutto in caso di epidemie. Ma, storicamente, la sua caratteristica principale è legata alla capacità di favorire la chiaroveggenza e i sogni profetici.

Si può miscelare ad incenso, mirra, dictamo e ladano. Questi ingredienti costituiscono una miscela detta "Pythia".

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Ginepro - Energia e concentrazione

Una delle più antiche piante fumigatorie. Negli antichi testi erboristici medievali si riteneva una pianta che protegge dall'attacco dei demoni.

Aroma energizzante, favorisce le capacità di concentrazione. Interessante il suo impiego in convalescenza per ridare tono dopo la malattia. Si usa anche in Tibet nelle fumigazioni "dhupi": si praticano durante i rituali per aumentare la concentrazione spirituale. Si bruciano gli aghi o le bacche, spesso miscelate con altre resine, come quella dell'abete rosso o della sandaracca.

Una classica ricetta fumigatoria tibetana, che unisce il ginepro al rododendro, si chiama "Lawudo": conferisce stabilità psichica nei periodi convulsi.

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Rosa damascena - Il fiore dell'unione mistica

Il profumo preferito della spiritualità araba e sufi: per loro era la "madre di tutti i profumi". Importata in Europa dai Crociati.

Agisce sulla sfera affettiva, per lenirne le ferite. Apre il cuore e lo dispone all'ascesi.

Per i sufi la rosa di Damasco è il simbolo dell'unione spirituale con Dio.

I petali si aggiungono a varie miscele: famosa è la "Rosa mystica", ancora oggi in commercio, una carezza per il cuore sofferente.

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Jinkoh - Il legno della via dei profumi

È il legno di una pianta (Aquilaria agallocha), dotato di un profumo meraviglioso. In Giappone è ben conosciuto perché si usa nelle cerimonie Ko-doh (letteralmente "la via del profumo"). I rami sono adatti alle fumigazioni solo se infettati da un fungo che stimola la produzione della resina aromatica.

La raffinata cultura giapponese parla di "ascolto" dei profumi: percepirli in modo consapevole significa completare il proprio cammino di perfezionamento interiore. E il Jinkoh è uno dei protagonisti.

Jinkoh significa "legno che affonda", perché è più pesante dell'acqua. Lo si trova in scagliette minute, ma i giapponesi lo classificano in più varietà, alcune delle quali costosissime.

Esporsi al suo profumo alla sera favorisce il rilassamento: alcuni studi suggeriscono che in effetti migliori il sonno e abbia un potere calmante.

Il Jinkoh è conosciuto da sempre anche in Arabia (è citato nelle "Mille e una notte") come aroma erotizzante. È contenuto nella ricetta "Kyphi".
Copale - L'aroma di cui si cibano gli Dei

Esistono due alberi del copale (Protium copal e Bureseru microphylla), sacri alle popolazioni amerindie precolombiane. Maya e Aztechi offrivano la resina al dio del Sole nei riti, durante le cerimonie di iniziazione o divinazione.

Esistono tre tipi di resina copale.
Quella bianco-gialla ricorda l'incenso e sprigiona un aroma delicato, adatto all'introspezione. Il Copale nero è più forte e tenebroso, un tuffo nelle profondità dell'anima. Quello color oro stimola l'ispirazione, l'immaginazione e la fantasia.

Secondo la tradizione mesoamericana queste resine sono doni del Giaguaro, simbolo del Sole. Si considerava il cibo degli Dei: far salire i fumi verso il cielo significava ingraziarsi le massime divinità del pantheon.
Come si usano gli incensi?
A parte i bastoncini dei vari incensi presenti in commercio, possiamo procedere alle fumigazioni in un modo più tradizionale.

Si tratta di procurarsi un incensiere e gli appositi carboncini su cui bruciare resine, legni o altre parti vegetali. In commercio si trovano carboncini a combustione rapida (durano 20 minuti) oppure lenta (fino a un'ora).

Si procede così:
Mettete uno strato di sabbia nell'incensiere.
Usando la fiamma di una candela, accendete il carboncino tenendolo con una pinzetta.
Riponete il carboncino sulla sabbia.
Quando il carboncino smette di crepitare, potete porre le sostanze che volete bruciare sopra il carboncino. Bastano alcuni pizzichi.
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